Paura del Cloud pubblico? Oracle lo porta “at customer”

L’Oracle Cloud Day, tenutosi il 14 novembre a Milano, è stata un’occasione unica per chi aveva voglia di scoprire le potenzialità presenti e future offerte dal Cloud (anche) per l’industria.

In apertura della giornata Fabio Spoletini, country Manager Oracle Italia, ha sottolineato come l’Italia sia indietro negli investimenti in tecnologie Cloud, che con il valore complessivo di 1,77 miliardi rappresentano appena il 3% del totale degli investimenti IT, mentre in Europa, secondo i dati IDC, la media è dell’11% ed entro il 2020 arriverà al 50%. C’è quindi tanta strada da fare, soprattutto nella diffusione di conoscenze su questo tema che è visto con fascino, ma anche preoccupazione. I segnali comunque sono positivi: in Italia – ha detto Spoletini – il 60% dei manager è consapevole dell’opportunità del Cloud e il 35% prevede investimenti nel 2017 (fonte: Ricerca Oracle “Cloud: Opening up the Road to Industry 4.0”). Poco o tanto?  A voi la risposta.

I dati carburante del futuro

Andrew Sutherland, Senior VP Technology & Systems Business EMEAP Oracle, ha poi tenuto la “keynote”  intitolata significativamente “How to make Digital Business a reality now”.

Nel corso dell’intervento Sutherland ha spiegato che i dati sono il “carburante” del futuro, ma un carburante speciale: i dati infatti non si esauriscono con l’uso, ma generano altri dati; possono essere consumati da più persone, posti e cose nello stesso momento; aumentano il loro valore quando sono combinati con altri dati.

“Oggi – ha detto Sutherland – bisogna spostarsi da una logica basata sull’having data a una che si focalizzi sul beiing data-driven“: l’importante, quindi, non è possedere i dati, ma lasciarsi guidare da loro nei processi decisionali.

Ma qual è la scelta giusta per aprirsi alle opportunità offerte dal Cloud? Non ce n’è solo una. Oracle infatti supporta implementazioni di diverso tipo, che possono partire indifferentemente da un approccio che può essere di tipo SaaS, PaaS o IaaS, cioè scegliendo di fruire di Software, Piattaforma o Infrastruttura come servizio.

Il Cloud at customer

“L’offerta Oracle – ha sottolineato Sutherland – è completa, aperta e sicura” e lascia ai clienti anche la scelta sul tipo di cloud, che può essere pubblico, “on premises”, ma anche “at customer”. Il Cloud “at customer” è una sorta di cloud pubblico in-house, un modo innovativo di proporre il Cloud che Oracle ha lanciato quest’anno e prevede l’installazione del server cloud all’interno dei confini aziendali, dentro quindi il perimetro recintato dal firewall, delegandone comunque la gestione a Oracle. Una soluzione pensata per le aziende che, per diversi motivi, vogliono o devono limitare le interazioni della rete aziendale (o di una sua parte) con Internet, ma non vogliono perdere l’occasione di condividere tra i membri autorizzati app, dati, informazioni e servizi cloud-based.

Oracle Cloud at Customer permette alle aziende di sfruttare tutti i vantaggi del cloud – agilità, semplicità e un modello di pagamento a sottoscrizione – all’interno dei propri data center. Si tratta di un’offerta per il cloud “gestita” da Oracle, che permette ai clienti di avere la stessa esperienza, le stesse innovazioni e vantaggi disponibili in Oracle Cloud pur utilizzando la soluzione all’interno del proprio data center.

 


Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo della sezione milanese di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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