Automazione e lavoro, che cosa (non) dice il rapporto McKinsey

Vi abbiamo dato conto su questo sito del fatto che la società di consulenza McKinsey ha pubblicato un nuovo report intitolato A future that works: Automation, employment, and productivity che analizza l’impatto dell’automazione e della robotica sul mondo del lavoro nel lungo periodo (50 anni) considerando scenari evolutivi a diverse velocità.

Il rapporto getta nuova benzina sul fuoco delle polemiche sul ruolo dell’automazione e della robotica perché – correttamente – sostiene che il contributo dell’automazione non consisterà soltanto nel sostituire l’uomo nei lavori manuali e ripetitivi, ma anche in una parte dei middle-skill jobs che richiedono un apporto cognitivo.

Un dato interessante che emerge dall’analisi è che solo il 5% dei lavori potrà essere completamente automatizzato, ma l’automazione avrà un impatto – in una misura pari al 30% – su circa il 60% delle mansioni lavorative. In altre parole, in 6 tipologie di lavori su 10 una buona parte dei compiti sarà eseguito da macchine.

Tra ovvietà e indeterminatezza

L’impressione di chi scrive è che – con tutto il rispetto per il lavoro di McKinsey – un’analisi di lungo termine di questo genere vada tenuta in conto per quello che è: un esercizio di futurismo (articolato e abbastanza ben motivato).

I margini di errore di un’analisi a così lungo termine rischia infatti di cadere in un doppio errore: l’ovvietà e l’indeterminatezza.

L’ovvietà sta nell’affermare che la tecnologia continuerà a evolvere con una velocità che dipenderà da 5 fattori determinanti:

  • La fattibilità tecnica
  • Il costo
  • Il mercato del lavoro
  • Il vantaggio economico legato alla maggiore qualità e al risparmio sul costo del lavoro.
  • L’accettazione di queste trasformazioni a livello normativo e sociale.

L’indeterminatezza sta nello strutturare due scenari estremi (con “n” altri nel mezzo): un primo in cui le tecnologie vengono efficacemente adottate in maniera più rapida (early scenario) e un secondo in cui le cose procedono con maggiore lentezza (late scenario). Le previsioni in questi due scenari dicono che la produttività mondiale crescerà nel prossimo cinquantennio di un valore compreso, a seconda dei casi, tra lo 0,8% e l’1,4%. Come se fosse poco!

Inoltre McKinsey stima che circa la metà delle attività lavorative retribuite potrebbe essere automatizzato utilizzando tecnologie che già oggi hanno dimostrato la loro efficacia. Ma leggiamo che cosa dice: “For example, we estimate that adapting currently demonstrated technology has the technical potential to automate roughly 50 percent of the world’s current work activities. While the date at which this could happen could be around 2055, assuming all the factors are in place for successful adoption by then, we modeled possible scenarios where that level of adoption occurs up to almost 20 years earlier or later”.

Il terzo errore

L’ultimo errore, che si somma a quelli precedenti, è quello della presunzione delle cifre esatte. Se si ammette di non poter predire quanto il fenomeno si compirà (perché un margine di incertezza di 40 anni è davvero equivalente a dire che non si sa quando succederà), come si può avere la presunzione di dire in che misura accadrà? La cosa che mi ha maggiormente impressionato è che McKinsey non si limita soltanto a dare una media mondiale delle attività lavorative che saranno toccate dal fenomeno, ma analizza le diverse zone fornendo dati molto più precisi. Per esempio secondo il report in Italia l’automazione avrà impatto su attività lavorative che pesano tra il 49% e il 51% del totale (si noti come l’Italia è seconda in Europa solo alla Repubblica Ceca).

Dov’è Industry 4.0?

Questo rapporto ha anche una caratteristica molto interessante. Si intitola A future that works: Automation, employment, and productivity. Parla di futuro, di tecnologie di automazione, ma non parla di Industry 4.0. Non troverete questa parola nemmeno una volta in tutte le 140 pagine dello studio. Volendo, questo è un pregio: non strizza l’occhio a una tendenza (quanto meno lessicale) di moda. Industria 4.0 non è soltanto automazione. Ma la sostanza qual è? Ha senso disegnare uno scenario a 50 anni senza tenere nel dovuto conto la profonda trasformazione che avrà – anche nel modo di fare automazione – la trasformazione digitale? Lascio a voi la risposta.


Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo della sezione milanese di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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