Innovazione e futuro, che cosa ha detto Sergey Brin (Google) a Davos

“Prima di tutto, vorrei dirvi che fareste bene a dubitare delle mie risposte”. Ha esordito così Sergey Brin, co-fondatore di Google, rispondendo alla prima domanda rivoltagli da Klaus Schwab giovedì 19 gennaio al World Economic Forum di Davos su che cosa accadrà nei prossimi 40 anni in cui si dispiegheranno gli effetti della quarta rivoluzione industriale.

L’intelligenza artificiale

Parlando dell’intelligenza artificiale Brin ha fatto “mea culpa” dicendo di essere stato – fino a poco tempo fa – scettico sull’argomento. “Mi sono formato negli anni Novanta e tutti noi sapevamo, all’epoca, che l’Intelligenza Artificiale non funzionava”. Google ha infatti creduto poco nel progetto Google Brain e Brin ricorda di aver addirittura licenziato uno dei capi di quel progetto, Jeff Dean, quando gli disse: “Guarda, il computer ha fatto il quadro di un gatto”. Correva l’anno 2011. Oggi Google Brain è centrale in quasi tutti i principali prodotti di Google, dal motore di ricerca alle immagini alle app.

Per Brin, la rivoluzione nelle tecnologie deep neural network (deep learning) rende incredibilmente difficile prevedere il futuro: “è un periodo incredibile, è davvero difficile fare previsioni”.

La rivoluzione nell’Intelligenza Artificiale è stata profonda e mi ha colto completamente di sorpresa, anche se l’avevo lì davanti agli occhi

Il machine learning

La discussione si è poi spostata sul tema della rivoluzione della biologia, che sta incontrando il mondo digitale. Brin è personalmente impegnato nella ricerca sul morbo di Parkinson. Pur riconoscendo che ci sono strumenti a basso costo come la tecnologia CRISPR per le modifiche sui geni, Brin è più interessato a investire nella tecnologia di base come il machine learning, che producono effetti su diversi settori.

La governance

A Brin è stato chiesto se non sia opportuno mettere a punto un nuovo modello di governance per un’epoca nella quale il progresso tecnologico sta correndo molto rapidamente. Brin ha detto che è stato sconvolto dalla qualità e dall’“illuminazione” che ha sentito nelle parole di politici e imprenditori e ha detto che questo modo di dialogare non può che favorire lo sviluppo di una nuova governance.

La cultura del rischio

Si è poi parlato del successo di Google. Brin ha detto che è stato possibile solo grazie alla cultura che c’è della Silicon Valley – una cultura che non stigmatizza il fallimento e incoraggia l’assunzione di rischi. “Guarda, innanzitutto io sono molto fortunato,” ha detto Brin. “Ma la fortuna arriva anche dall’aver fatto molti tentativi e essermi imbattuto in tanti fallimenti. Siamo fortunati ad avere un ambiente che tollera una buona dose di rischio e tollera gli inevitabili fallimenti”.

Un consiglio per i giovani aspiranti imprenditori? Brin suggerisce questo: “Vorrei incoraggiare i giovani ragazzi a prendersi i rischi e a perseguire i loro sogni e a non dar retta a chi dice ‘Ci sono già 1.000 start-up che fanno biciclette che camminano da sole’”.

Qui di seguito il video integrale dell’intervista (34 minuti).

Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media.
Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende.
E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo della sezione milanese di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

franco has 649 posts and counting.See all posts by franco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Pin It on Pinterest