Bitcoin e blockchain, dentro il sistema della moneta virtuale

A inizio anno la fiammata, valori sopra i 1.100 dollari, poi il 9 febbraio una discesa del 10% in poche ore, infine la risalita fino a toccare di nuovo, al momento in cui scriviamo, quota 1.000 dollari. Benvenuti nel mercato delle quotazioni del bitcoin, la criptovaluta inventata nel 2009 dall’anonimo Satoshi Nakamoto. Un valore elevato e una volatitiltà che dipendono dalla Cina e dalla stretta delle autorità di Pechino sul trasferimento dei capitali all’estero. Motivo che spinge sempre più cinesi a rivolgersi a un canale anonimo: il bitcoin, appunto.

Definito moneta virtuale, il bitcoin è piuttosto un bene digitale. Quindi, invece di immaginarlo come una moneta con impressa la B con due stanghette, un simbolo che ammicca al dollaro, sarebbe più opportuno figurarselo come una pepita d’oro digitale, che viene scambiata con un altro bene per il suo valore. Il bitcoin è crittografato e consente di operare scambi di denaro e pagamenti in forma anonima, senza bisogno che ci sia un terzo a fare da mediatore.

Una transazione in bitcoin avviene tal quale quella in qualsiasi altra valuta. Un clic dal proprio portafoglio elettronico trasferisce l’equivalente in bitcoin nelle casse di chi vende un prodotto o un servizio. Ciò che caratterizza il bitcoin è l’idea alla base, un sistema che sfruttando alcuni elementi della teoria dei giochi e l’umana spinta al guadagno, ha creato una moneta di scambio senza bisogno di una banca centrale. L’architettura è peer to peer open source e la crittografia permette di proteggere i bitcoin e di far sì che uno stesso bitcoin non sia speso due volte dalla stessa persona. Se A paga B in bitcoin, quei bitcoin passeranno di mano da A a B come qualsiasi altra valuta e A non potrà più usufruirne.


Il libro mastro

Il bitcoin si abbina alla blockchain, ossia l’insieme dei blocchi di transazioni in criptovaluta, concatenati tra loro. Gli addetti al settore la definiscono il libro mastro del bitcoin. Immaginiamola come un registro dove viene trascritta ogni operazione effettuata con la moneta virtuale. Ogni blocco contiene informazioni sulla singola transazione e una serie di elementi che permettono di collegarlo al blocco precedente, ricostruendo la storia del bitcoin. Immaginiamo l’elenco delle telefonate recenti che abbiamo sul telefonino: un blocco corrisponde a una chiamata effettuata (Marco Rossi, per esempio) e contiene un riferimento (l’orario, 13.23) che lo lega al precedente blocco (telefonata a Pina Bianchi, ore 13.22).

Chi si occupa di compilare questo grande libro virtuale? I miner, o minatori. I lavoratori del bitcoin. Ossia centinaia di computer che elaborano le informazioni relative alle transazioni in bitcoin negli ultimi dieci minuti. Usando l’esempio telefonico, il miner registra le chiamate verso Marco Rossi e Pina Bianchi e le segna nell’elenco complessivo. Quando ha terminato di elaborare un blocco, il miner lo firma con un hash, un segno di riconoscimento univoco, come se fosse l’impronta digitale. Serve a ricompensare il suo lavoro.

I miner ricevono un incentivo. Esibiscono la firma digitale sul loro blocco di lavoro e in cambio ottengono una ricompensa. Ça va sans dire, i bitcoin. Il mining genera il bitcoin. Oggi un blocco viene pagato 12,5 bitcoin e ogni quattro anni questa fee si dimezza. Questo perché i bitcoin sono un bene in esaurimento. Proprio come l’oro, se ne può estrarre una quantità determinata: 21 milioni, per la precisione. Al momento ne circolano già 16 milioni.

Questione di sicurezza

Il libro mastro è sicuro? Se fosse alterato, infatti, si potrebbero manipolare transazioni in bitcoin. Il sistema, in effetti, è stato pensato per proteggersi da sé. In rete circola uno schema che spiega come dovrebbe operare un pirata informatico per modificare la blockchain e perché non riuscirebbe nel suo intento. Immaginiamo i blocchi come moduli di un grattacielo in costruzione. Ogni dieci minuti gli operai montano un nuovo blocco. Questi operai lavorano con la forza di un sistema di calcolo diffuso e globale qual è la rete dei miner.

Immaginiamo di essere arrivati alla costruzione del blocco 91 e che il pirata voglia modificare le informazioni del blocco 89. Dato che i blocchi sono concatenati, per riscrivere il blocco 89 il pirata dovrà prima modificare il 91 e il 90. Il tutto superando la forza di calcolo del resto della rete e in dieci minuti, ossia prima che sia aggiunto un nuovo blocco, ossia il 92. Altrimenti dovrà partire da quest’ultimo per potere accedere ai precedenti.

Quali rischi?

Al momento le autorità non individuano un rischio nell’attacco alla blockchain in sé, quanto un uso distorto delle transazioni anonime. Per come è fatto, il bitcoin si presta come moneta per trasferire denari della criminalità organizzata. È la moneta dei ricatti di Cryptolocker, per esempio. Ma anche delle mafie. Nella sua ultima relazione al Parlamento, la Direzione distrettuale antimafia, come riporta il Sole 24 ore, rileva che canali come il deep web o il bitcoin potrebbe offrire spazio alle manovre della ‘ndrangheta e delle altre organizzazioni criminali.

Il bitcoin in Italia

In Italia il bitcoin sta stimolando la nascita di startup ed è stato adottato da alcuni esercizi commerciali, specie in Trentino Alto Adige. Lo scorso ottobre Milano ha ospitato Scaling bitcoin, il più importante vertice mondiale tra esperti della criptovaluta.


Luca Zorloni

Cronaca ed economia mi sono sembrate per anni mondi distanti dal mio futuro. E poi mi sono ritrovato cronista economico. Prima i fatti, poi le opinioni. Collaboro con Il Giorno e Wired e, da qualche mese, con Innovation Post.

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