Protesi, stampa 3D e robot: la manifattura additiva per la sanità

La manifattura additiva guadagna spazio nell’industria biomedicale. Protesi modellate su misura, progettazione computerizzata a distanza, stampa 3D. L’industria 4.0 cambia i connotati dei dispositivi medici che entrano in sala operatoria e nell’assistenza quotidiana dei pazienti. È una rivoluzione che scompagina le carte della produzione, dell’impianto e della gestione delle protesi. E che, studi alla mano, garantisce un risparmio di tempo e denaro per una sanità pubblica sempre più costosa.

Il risparmio

“Uno studio dell’università Alma Mater di Bologna ha messo a confronto 40 operazioni di chirurgia maxillo-facciale in tre anni – spiega Vito Chinellato, direttore generale di Eos srl -. Venti sono state realizzate con tecnologia convenzionale, con strisce che si adattano a teatro operatorio, e venti con chirurgia digitale, ossia con l’impianto preparato in anticipo sulla base dei dati della Tac”.

Vito Chinellato, direttore generale di Eos srl

I risultati della ricerca evidenziano che la chirurgia digitale, ossia la ricostruzione in 3D della protesti, ha permesso di risparmiare 33 minuti nella ricostruzione, due ore di teatro operatorio, ha diminuito di oltre tre giorni la permanenza in ospedale, non ha dato complicazioni (contro il 10% delle tecniche convenzionali) e nel complesso ha generato un risparmio di circa 2.765 euro per operazione.

Vantaggi per il paziente

Eos collabora con Eurocoating, che ingegnerizza e stampa in 3D protesi con polveri di lega di titanio. “Hanno le stesse caratteristiche meccaniche dei prodotti realizzati con una normale tornitura”, osserva il direttore tecnico Gianluca Zappini. I software di Eurocoating permettono di progettare sostituti di ossa o di articolazioni modellando i pori della protesi e decidendo a tavolino dimensione e struttura. Sono strumenti reticolari che hanno una funzione: l’osteo-integrazione, che garantisce la crescita dell’osso all’interno delle strutture porose e una maggiore resistenza dell’impianto.

Il direttore tecnico di Eurocoating Gianluca Zappini

La Renishaw Italia lavora con la fusione laser a letto di polvere di metallo, una tecnica che solidifica la polvere e permette di realizzare pezzi tridimensionali con forme dettagliate, che l’azienda commercializza in odontoiatria, ortopedia e chirurgia maxillo-facciale. “Abbiamo fatto uno studio su l’impianto di una placca cranica dopo l’intervento su un paziente affetto da meningioma”, spiega Enrico Orsi, direttore della divisione manifattura additiva. “La progettazione è avvenuta in remoto, sulla base dei dati della Tac, e il chirurgo ha potuto confrontarsi con il produttore via Skype sull’impianto – prosegue -. Abbiamo calcolato un risparmio di 2-3 ore nell’esecuzione dell’intervento, quindi da ottomila a ventimila euro”.

“Oggi si sta lavorando sui grandi amputati e c’è la possibilità di avere protesi artificiali avanzate, con sensori che riconoscono i movimento dei muscoli, li memorizzano e determinano alcuni movimenti – spiega Andrea Sandi, socio fondatore di Efesto Lab -. Con la protesi robotizzata la sensibilità aumenta di cento volte”.

La protesi di Efesto lab

Il caso odontotecnici

Il caso degli studi odontotecnici è esemplare. Sono 14mila gli odontotecnici italiani e sono gli artigiani che modellano i calchi su cui operano i dentisti. Il loro mestiere, però, è insidiato dall’avanzamento di un macchinario che svolge il loro medesimo compito: la stampante 3D. La Noa ha portato sul mercato italiano una stampante 3D “acquisisce impronta o da uno scan intra-orale o dalla scansione dell’impronta in gesso – spiega Antonio Guffanti della divisione stampa 3D di Noa srl -. Poi lavora il modello in 3D sul software e lo stampa con stereolitografia”.

Placca cranica di Renishaw

I benefici fiscali

“Anche le tecnologie additive applicate al biomedicale possono beneficiare dell’iperammortamento del piano industria 4.0 del governo, chi vuole fare acquisti di macchine e software è bene li programmi entro dicembre”, suggerisce Enrico Annacondia, segretario dell’Associazione italiana tecnologie additive (Aita), che alla clinica Devoto di Milano ha organizzato un evento dal titolo: Biomedicale e tecnologie additive verso la convergenza. “La nostra testa è molto meccanica – commenta Annacondia – ma il biomedicale è un settore interessante, dove osserviamo la contaminazione tra meccanici, tecnologi e biologi”.


Luca Zorloni

Cronaca ed economia mi sono sembrate per anni mondi distanti dal mio futuro. E poi mi sono ritrovato cronista economico. Prima i fatti, poi le opinioni. Collaboro con Il Giorno e Wired e, da qualche mese, con Innovation Post.

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