Europa, crescita in vista: economia in marcia fino al 2019

Schiarite in vista all’orizzonte dell’economia europea da quest’anno. Le previsioni primaverili di Bruxelles prospettano una crescita del prodotto interno lordo del continente a un tasso dell’1,9% dal 2017 al 2019. Anche l’Italia mostra segni positivi. Il Pil dovrebbe crescere nell’ordine dello 0,9% per quest’anno e il prossimo, e dell’1,1% nel 2019, benché questi andamenti siano i più lenti dell’intera Eurozona. La Commissione europea calcola che la Germania chiuderà il 2017 con un Pil in aumento dell’1,9%, l’Irlanda del 5,2%, la Spagna del 3,2%, la Francia dell’1,2%, l’Olanda del 2,2%.

Vento di ottimismo

Nel complesso, l’Europa beneficia di una crescita generalizzata dell’economia mondiale, trainata dall’incremento dei prezzi del petrolio, e della stabilità dell’inflazione. In inverno la Direzione economia e finanze della Commissione non aveva risparmiato di mettere all’erta gli Stati membri da una navigazione in acque turbolente, accentuata anche dall’incognita delle elezioni in Francia. L’elezione di Emmanuel Macron ha fatto tirato un sospiro di sollievo alle Borse del vecchio continente, che temevano giorni sull’ottovolante come quelli successivi all’elezione di Donald Trump o alla Brexit.

“L’Europa sta entrando nel quinto anno consecutivo di crescita, sostenuta da politiche monetarie accomodanti, da una solida fiducia delle imprese e dei consumatori e da un miglioramento del commercio mondiale – osserva Pierre Moscovici, commissario agli Affari economici e finanziari -. Tra le buone notizie, anche il fatto che l’incertezza che ha caratterizzato gli ultimi dodici mesi potrebbe iniziare a cedere, anche se la ripresa della zona euro in termini di posti di lavoro e di investimenti rimane disomogenea. La sfida principale da raccogliere nei mesi e negli anni a venire sarà porre rimedio alle cause di queste disparità”.

Investimenti nell’industria

La questione industria 4.0 si pone al centro di queste riflessioni. Rappresenta un’opportunità di incentivo agli investimenti, come stanno facendo Germania, Francia e Italia, e di recupero di competitività rispetto agli Stati Uniti e al Giappone. Allo stesso tempo, l’esplosione del mercato digitale lascia questioni aperte sulla remunerazione e sulla nuova organizzazione del lavoro. L’Europa ha disposto un piano di finanziamento sulle economie degli Stati membri, tanto che Bruxelles prevede che gli investimenti delle imprese resteranno stabili. “Una serie di fattori depone a favore di una graduale ripresa: l’aumento dei tassi di utilizzo della capacità, la redditività delle imprese e condizioni di finanziamento allettanti, anche grazie al piano di investimenti per l’Europa”, comunicano dalla Commissione europea.

Resta il nodo della disoccupazione. In Europa dovrebbe scendere quest’anno all’8,5% ed entro il 2019 arrivare al 7,7%. In Italia dovrebbe attestarsi all’11,7% entro dicembre e all’11,3% tra tre anni. La Grecia passerà dal 23,6% al 21,6%, la Spagna dal 19,6% al 15,9%, la Germania dal 4,1% al 3,9%, la Francia dal 10,1% al 9,6%.

Gli scogli all’orizzonte

La Commissione resta prudente nelle sue previsioni. Una serie di scogli in vista preoccupa i timonieri, a cominciare dalle politiche economiche e commerciali degli Stati Uniti e dalle scelte dell’amministrazione Trump in diplomazia estera. Anche un ripiegamento netto della Cina sul mercato interno potrebbe provocare tensioni in Europa, così come gli esiti dei negoziati con il Regno Unito e le evoluzioni sullo stato di salute delle banche del continente.


Luca Zorloni

Cronaca ed economia mi sono sembrate per anni mondi distanti dal mio futuro. E poi mi sono ritrovato cronista economico. Prima i fatti, poi le opinioni. Collaboro con Il Giorno e Wired e, da qualche mese, con Innovation Post.

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