UE, presto un’etichetta sulla cybersecurity dei dispositivi IoT (elettrodomestici in testa)

Un’etichetta di sicurezza degli elettrodomestici smart proprio come accade adesso per l’efficienza energetica. La Commissione europea sta studiando un sistema di classificazione del livello di difesa degli apparecchi elettronici connessi, per orientare il consumatore all’acquisto. Dal frigorifero al forno, fino all’automobile connessa. I recenti attacchi informatici, che si sono propagati anche attraverso apparecchiature collegate alla rete, hanno sollecitato ai piani alti di Bruxelles l’idea di promuovere la cybersicurezza tramite i consigli per gli acquisti. Secondo quanto ha potuto constatare Innovation Post, il gabinetto di Andrus Ansip, vicepresidente della Commissione europea con delegata al mercato unico digitale, sta studiando la griglia di valutazione da applicare agli elettrodomestici e alle apparecchiature elettroniche connesse.

Il vicepresidente della Commissione europea, Andrus Ansip

Il pericolo in casa

Il piano fa parte dell’aggiornamento di metà mandato del programma relativo al Digital single market e rientra nel capitolo della sicurezza informatica. Episodi come il ciclone Wannacry, che ha messo in ginocchio gli stabilimenti della Renault o gli uffici di Telefonica, hanno fatto drizzare le antenne ai piani alti del Berlaymont. E dato che gli analisti osservano come sempre più spesso l’infezione si propaghi attraverso oggetti di uso quotidiano, dotati di “intelligenza” ma non di adeguate barriere immunitarie, Bruxelles intende stimolare gli acquisti verso prodotti più avanzati anche sotto il profilo della sicurezza.

Il modello energetico

Il modello è quello dell’etichetta sull’efficienza energetica. Una scala da A a G, che identifica il grado di risparmio sulla bolletta che un elettrodomestico può garantire. Sulla falsariga di questo strumento, di recente semplificato per non confondere il consumatore, la Commissione proporrà un sistema di classificazione della sicurezza informatica degli apparecchi connessi, che comprenderà le barriere già installate sul device, la possibilità di aggiornare l’antivirus e le garanzie fornite dall’azienda.


A Bruxelles si sono resi conto che la legislazione sulla sicurezza degli apparecchi connessi tra gli Stati dell’UE a 27 sono differenti, se non assenti. L’obiettivo del documento è di armonizzare le regole e stabilire standard univoci. Non solo per gli elettrodomestici di casa, ma anche per le automobili connesse, che sono considerate uno degli aspetti strategici del Digital Single Market di Bruxelles.

Il mercato in Italia

In Italia il mercato degli oggetti connessi nel 2016 ha raggiunto un giro d’affari di 2,8 miliardi di euro, secondo i calcoli dell’Osservatorio del Politecnico di Milano. A guidare la crescita è il mercato dei contatori intelligenti, che vale 950 milioni di euro, per effetto degli obblighi di legge che impongono alle società dei servizi di avviare entro la fine del prossimo anno almeno 11 milioni di apparecchi smart. Altri 510 milioni di euro ha fatturato lo smart building, ossia i sistemi di sicurezza connessa negli edifici, mentre la casa intelligente vale 185 milioni di euro, per lo più sbilanciato nel settore di allarmi e telecamere di videosorveglianza.


Luca Zorloni

Cronaca ed economia mi sono sembrate per anni mondi distanti dal mio futuro. E poi mi sono ritrovato cronista economico. Prima i fatti, poi le opinioni. Collaboro con Il Giorno e Wired e, da qualche mese, con Innovation Post.

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2 pensieri riguardo “UE, presto un’etichetta sulla cybersecurity dei dispositivi IoT (elettrodomestici in testa)

  • 19 maggio 2017 in 10:21
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    quanto sopra mi sembra interessante. Mi permetto di fare qualche commento in proposito:
    – sono molti anni che in Europa diversi gruppi di lavoro ed esperti cercano, senza riuscirci, di trovare accordi su standard di cyber security europei per dispositivi industriali ed in particolare per certi mercati che possano interessare I.C. (Infrastrutture Critiche) quali Power ed Energia in generale, Transportation, ecc.
    – vendor combattono ancora sul fronte dei protocolli IoT, IIoT ed anche qui gli accordi sono lontani, mentre la tecnologia e mercato continuano a sfornare nuovi device e possibili utilizzi
    – il dispositivo potrà avere il “bollino” di device certificato “sicuro”, ma lo è (forse) secondo le vulnerabilità e minacce di oggi. Chi lo potrà poi aggiornare e mantenere sicuro domani?
    – il criterio della “certificazione” può indurre ad una (falsa) sensazione di sicurezza: ora ho la porta blindata e sono sicuro (peccato che mi scordo di abitare al pian terreno e le finestre sul retro sono sguarnite)
    – posso avere tutti i “componenti certificati”, ma li uso in modo scriteriato e quindi sono ancora più vulnerabile che in passato

    … forse il post diventa troppo lungo e noioso…

    Risposta
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