Produttività, l’Italia ha il “morbo di Baumol”

L’Italia soffre di un problema di bassa produttività da almeno 20 anni: nel periodo 1995-2015 la crescita media annua della produttività del lavoro in Italia è stata significativamente inferiore a quella dell’Unione europea (+0,3% contro +1,6%). Ma quella italiana non è la sola economia a soffrire di questo “male”: a partire dalla fine degli anni ’90 quasi tutti i paesi del G7 hanno segnalato un rallentamento del trend di crescita, sia nell’area Euro che fuori. Questo è un problema perché “la debole dinamica della produttività nuoce alla competitività e frena la crescita del PIL”.

Sono alcuni dei dati di partenza dello studio condotto dalla Fondazione Ergo e pubblicato nel suo ultimo Quaderno di approfondimento che l’associazione ha dedicato proprio all’”Analisi della produttività” (cliccate qui per scaricarlo gratuitamente).

Il morbo di Baumol

Per la bassa crescita della produttività si parla di “morbo di Baumol” dal nome del primo economista che la studiò negli anni Sessanta e mise in evidenza come nelle economie moderne i settori che crescono di più sono quelli in cui la produttività aumenta di meno.

Prendendo in esame un sistema produttivo suddiviso in due settori, quello dei servizi e il manifatturiero, si registra nel primo un basso utilizzo di capitale e un elevato impiego di risorse umane. Per tali motivi i servizi sono meno inclini a recepire i progressi tecnologici da cui potrebbero derivare aumenti di produttività. Ma i salari percepiti dai lavoratori crescono nella stessa misura di quelli dei lavoratori del settore manifatturiero. Ne consegue un aumento del costo per unità di prodotto, ma la domanda dei servizi non diminuisce rispetto all’altro settore. Ne deriva che una quota crescente di risorse è impiegata in un settore a bassa produttività, contribuendo ad abbassare il tasso di crescita dell’intero sistema produttivo.

Le cause

La lista delle concause del “morbo di Baumol” rilevate dallo studio sulla base delle analisi delle principali istituzioni come Ocse, Fondo Monetario internazionale e Banca d’Italia è lunga e può essere suddivisa in cause “orizzontali”, come l’inefficienza della Pubblica Amministrazione, la lentezza dei procedimenti giudiziari, la difficoltà di accedere al credito, la mancata convergenza economica del Mezzogiorno, la mancanza di know-how manageriale, i livelli inadeguati di istruzione, e cause “verticali”, come l’invecchiamento della forza lavoro, la concorrenza della Cina, la produttività nei distretti e la demografia d’impresa.

Il paradosso della produttività

Una delle cause verticali è il cosiddetto “paradosso della produttività”: il calo della produttività si è avuto proprio quando le tecnologie digitali hanno iniziato a offrire il loro contributo. In pratica: siamo più tecnologici ma meno produttivi. Perché? Secondo gli economisti Zingales e Pellegrino l’Europa, ma soprattutto l’Italia, non ha saputo sfruttare la rivoluzione digitale. Ma ci sono altre possibili cause: per esempio il crescente maggiore orientamento dal settore manifatturiero al settore dei servizi ha contribuito ad abbassare la produttività. Basti pensare ad esempio ai servizi alla persona, caratterizzati da una bassa produttività per l’invecchiamento demografico. Altra possibile causa è che le innovazioni tecnologiche nei campi dell’intelligenza artificiale, robotica, internet delle cose, Big Data, stampanti in 3-D, nanotecnologie, biotecnologie devono essere supportate da nuove organizzazioni e nuovi modelli di business per offrire un reale contributo alla produttività. Nello studio sono elencate comunque diversi altri fattori.

Cosa fare?

Qual è dunque il ricettario di politica economica? Secondo il recente Rapporto Economico dell’Ocse sull’Italia di febbraio 2017, occorre migliorare le condizioni per fare impresa e migliorare le competenze e adeguarle alle esigenze del mondo del lavoro.

Lo studio della Fondazione Ergo analizza le singole cause, le aggrega in macro-cause creando una sorta di mappa delle cause della produttività, individuando quindi i punti chiave su cui lavorare in termini di ricettario di politica economica, al fine di rimuovere o mitigare le cause che impediscono la crescita.

Buona lettura!


Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media.
Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende.
E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo della sezione milanese di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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