Il futuro del lavoro? Serviranno anche gli studi umanistici

Il futuro del lavoro? Sorpresa: serviranno gli studi umanistici. Secondo il 24% di un campione composto da manager ed esperti di comunicazione, le materie letterarie ed umanistiche sono tra quelle che saranno più richieste tra 10 anni. Sono i dati emersi dalla ricerca intitolata “Il lavoro in Italia nel 2027”, svolta dall’Osservatorio ExpoTraning, la più importante manifestazione in Italia sul mondo del lavoro e della formazione, che ha messo a confronto le opinioni di 500 tra manager di grandi, medie e piccole imprese, esperti IT e di comunicazione, invitandoli a tracciare le linee di tendenza del mondo del lavoro da qui a 10 anni.

La rivincita degli umanisti

Che la tecnologia ed il web stiano trasformando il mondo del lavoro è cosa risaputa. Che gli esperti del settore abbiano ottime prospettive nel mondo del lavoro del futuro, anche. Ma che tra 10 anni tra le competenze che saranno già ricercate ci possano essere quelle umanistiche, è decisamente inaspettato.

Il 24% degli intervistati (Metodo Cawi su panel di 500 partecipanti nel mese di luglio 2017) ha infatti indicato facoltà come lettere, filosofia, storia e le expertise di scrittori e giornalisti tra le competenze che saranno più preziose da qui ai prossimi anni. Il 35% ha indicato invece le competenze tecniche IT (raggruppando competenze nel web, nella programmazione e più in generale nelle tecnologie), il 10% ha indicato quelle più prettamente scientifiche, il 31% quelle economiche.

Il trionfo delle soft skills

La tecnologia ed il web hanno reso la comunicazione alla portata di tutti, ciò di cui già oggi si sente la mancanza sono i contenuti, la capacità di scrivere, di raccontare, di rappresentare l’azienda. E quella di mettere in collegamento tra loro fatti, suggestioni, idee. Insomma, gli economisti, i tecnici e gli scienziati serviranno eccome, ed è cosa abbastanza facilmente prevedibile. Ma serviranno anche letterati, giornalisti, filosofi, psicologi, sociologi. – ha dichiarato Carlo Barberis, Presidente di ExpoTraining – Negli ultimi anni si è notato un forte calo delle iscrizioni nelle facoltà umanistiche in favore di quelle scientifiche o economiche, un trend che esiste anche all’estero. Di conseguenza il nostro panel ritiene che che tra 10 anni vi possa essere una carenza di veri talenti in questi ambiti.”

“Occorre anche dire che ovviamente la formazione umanistica deve trasformarsi ed essere in grado di interagire con le nuove tecnologie e quindi con le nuove necessitò del mercato del lavoro.”

“Anche nel campo della formazione continua in azienda, l’80% circa dei corsi che vengono erogati riguardano o la formazione “obbligatoria” (sicurezza del lavoro prima tra tutte), o quella dedicata ad apprendere mestieri, o quella rivolta all’IT. A tutt’oggi la formazione del talenti interdisciplinari, la comunicazione, la gestione di progetti complessi, raramente viene presa in considerazione. E’ la stessa differenza che troviamo nella formazione continua legata a progetti di internazionalizzazione: in gran parte di organizzano corsi di lingue business (ovviamente indispensabili), ma solo il 5% introduce aspetti “umanistici” come gli aspetti culturali dei paesi target.” – ha concluso Barberis.


Innovation Post

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