Incentivi all’assunzione degli under 30, ma rischio ridimensionamento per la formazione 4.0

Sgravi fiscali per i giovani neoassunti, sostegno all’apprendistato con sconti sui contributi previdenziali. La bozza della legge di bilancio del 2018 contiene una serie di agevolazioni per spingere all’assunzione stabile dei giovani. Innovation Post ha avuto modo di consultare la bozza del provvedimento e di visionare le novità nel settore del lavoro. Nel testo uscito dal Consiglio dei ministri, datato 16 ottobre, è assente però un capitolo ritenuto strategico: quello degli aiuti alla formazione 4.0.

Aiuto per il lavoro ai giovani

La bozza uscita dal Consiglio dei ministri prevede da gennaio del 2018 un dimezzamento dei contributi previdenziali, esclusi premi e fondi per l’Inail, per tre anni se si assume un under 30 con contratto a tutele crescenti. Solo per il 2018 l’agevolazione fiscale è estesa ai lavoratori entro i 35 anni assunti con le stesse condizioni contrattuali. Nella bozza manca ancora l’importo massimo che può essere sgravato ogni anno. Inoltre il documento prevede che se il lavoratore a tempo indeterminato, assunto grazie all’incentivo, cambia posto di lavoro, anche il nuovo datore può fruire dell’esonero per il tempo che rimane al compimento dei 36 mesi e anche se il dipendente ha superato i 30 anni di età. Anche i contratti di apprendistato convertiti in assunzioni a tempo indeterminato possono accedere al dimezzamento degli oneri previdenziali.

Non può beneficiare dell’incentivo il datore di lavoro che nei sei mesi precedenti alle nuove assunzioni, abbia effettuato “licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo ovvero a licenziamenti collettivi”. Se un datore di lavoro dovesse lasciare a casa un dipendente per assumerne uno nuovo, più giovane, da collocare nella stessa mansione per beneficiare degli incentivi, perderebbe l’esonero.

Assumi uno studente? Incentivo al 100%

I datori di lavoro hanno uno sconto del 100% dei contributi previdenziali se assumono entro sei mesi dal diploma o dalla laurea gli studenti che hanno svolto in quella stessa azienda il 30% delle ore di alternanza scuola-lavoro o università-lavoro. Lo stesso incentivo si applica all’assunzione entro sei mesi degli studenti che in quell’azienda hanno svolto periodi di apprendistato “per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore, il certificato di specializzazione tecnica superiore o periodi di apprendistato in alta formazione”. L’esonero invece non si applica ai rapporti di apprendistato.

E la formazione?

Nella bozza non sono contenute le misure per il Sud, che prevederebbero uno sgravio del 100% per assumere i giovani. Non sono citate nemmeno le attese misure ad hoc per i Neet né compare il plafond di 85 milioni per sostenere l’apprendistato duale. Mancano infine le risorse previste per gli ITS, gli Istituti Tecnici Superiori.

Tuttavia l’assenza più clamorosa riguarda il credito di imposta per la formazione 4.0. L’incentivo era previsto nell’ordine del 50%, ma come riferisce il Sole 24 ore, sarebbe stato troppo costoso e perciò ridotto al 40%. Inoltre dal tetto massimo di dieci milioni di spesa il contributo sarebbe passato a una copertura per un massimo di un milione di euro all’anno. L’intero incentivo, però, è sparito dalla bozza uscita dal Consiglio dei ministri, probabilmente a causa della ristrettezza delle risorse. Cosa che lascia pensare comunque a un ulteriore ridimensionamento delle misure.

Eppure la formazione è ritenuta lo snodo strategico per far sprigionare in tutta la loro potenza gli effetti del nuovo piano Impresa 4.0. Lo stesso ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha riconosciuto che la fase due del piano nazionale su industria 4.0 si sarebbe dovuta concentrare sul lavoro e sulle competenze del personale.

“Non scherziamo, recuperare subito credito d’imposta su formazione, competence center e intervento su Its. La prima politica per l’industria che funziona la azzoppiamo già”, taglia corto su Twitter il segretario della Fim Cisl, Marco Bentivogli.

“Il credito di imposta per la formazione 4.0 rischia un grande ridimensionamento. Sarebbe un enorme passo indietro”, incalza Francesco Seghezzi, direttore della Fondazione Adapt.

La mediazione tra Calenda e il collega del Tesoro, Pier Carlo Padoan, è in corso. Novità arriveranno dal testo finale che il prossimo 27 ottobre approderà alla Commissione bilancio del Senato.

Aggiornamento 20/10

Una nuova bozza emersa nella giornata del 19/10 prevede nuovamente il credito di imposta per la formazione. Leggi i dettagli.


Luca Zorloni

Cronaca ed economia mi sono sembrate per anni mondi distanti dal mio futuro. E poi mi sono ritrovato cronista economico. Prima i fatti, poi le opinioni. Collaboro con Il Giorno e Wired e, da qualche mese, con Innovation Post.

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