C’è startup e startup. Synapses, fondata nel 2013 da Domenico Mariotti insieme ad altri due soci, è una delle più innovative esperienze italiane nel campo della localizzazione. La tecnologia BlueGPS firmata da Synapes non è passata inosservata neppure a livello internazionale.

BlueGPS determina la posizione degli oggetti utilizzando l’angolo d’arrivo del segnale. Lo speciale vettore d’antenne consente di raggiungere precisioni molto alte con tolleranze di pochi centimetri. Il Bluetooth garantisce un’integrazione immediata con Smartphone e tutto ciò che utilizza questo protocollo. Un insieme di antenne chiamate Locator riceve il segnale dai tag. L’engine del sistema calcola la posizione. L’interfaccia grafica 3D massimizza la user experience.

Strategica l’attenzione per la sicurezza. BlueGPS fornisce il conteggio delle persone in maniera immediata e permette di migliorare la reattività in caso di emergenza. BlueGPS permette di definire zone a rischio o ad accesso limitato. Viene garantito il monitoraggio in tempo reale di oggetti e mezzi che accedono alle zone sensibili. Differentemente dai sistemi RFID o Beacon, BlueGPS funziona sia in ambiente aperto che in ambiente chiuso.


Il fondatore e Ceo Mariotti ci spiega come un’idea innovativa si è trasformata in una realtà imprenditoriale unica nel suo genere.

Come è nata l’idea di BlueGps?

BlueGps è una tecnologia sviluppata da Synapses e nata dalla voglia mia, di Francesco Di Stefano e di Andrea Di Mauro. Inizialmente ci siamo mossi con Indiegogo per la campagna di crowdfunding del progetto di protezione dell’alimentazione per PC e Mac “Ivy Spring”. Da lì abbiamo capito quale sarebbe stata la nostra vera direzione. Ora siamo una startup completamente autofinanziata. Per rientrare nel paradigma americano ci manca solo il garage. Io lavoravo nelle telecomunicazioni, Andrea ingegnere hardware, Francesco programmatore di alto livello, ci eravamo un po’ stancati di fare diventare ricchi gli altri. Dopo una decina d’anni d’esperienza ci siamo detti: perché non facciamo una cosa nostra? All’inizio siamo partiti come uno studio associato. Poi ci siamo resi conto della necessità dei clienti di ottenere la posizione di oggetti per migliorare i processi aziendali. Da qui è nata l’idea di BlueGPS. Se non hai una chiara idea di dove sono gli oggetti non puoi costruire tutte le logiche che adesso stanno alla base dell’Industria 4.0.

Lo Staff di Synapses

Quali sono le differenze rispetto agli altri sistemi di localizzazione?

Per prima cosa i tag hanno una durata certificata di 2 anni. Siamo forse l’unica azienda che fornisce una certificazione di precisione durante l’installazione. Chi acquista il nostro sistema non ne valuta la qualità “ad occhio”, noi facciamo un calcolo matematico molto accurato basato sull’errore quadratico medio. Assicuriamo 30 cm di precisione.

Si sono accorti di voi anche i big player delle comunicazioni?

Sì ma in tutti i contratti che abbiamo firmato c’è scritto che non ne possiamo parlare. Collaboriamo con grandi player internazionali. Possiamo però parlare di un’applicazione molto interessante con la Federazione Italiana di Pallacanestro, in collaborazione con un’altra startup selezionata da Google che eroga di statistiche di gioco combinando i dati di geolocalizzazione della performance atletica forniti da noi (posizione, accelerazione, velocità) con l’impatto emotivo che misura lo stress, la fatica, i punti fatti all’ultimo minuto di gioco.

Vi muovete nei settori più disparati…

Il nostro core business è la localizzazione. Fondamentalmente realizziamo sistemi GPS con i quali possiamo tracciare sistemi, oggetti e persone, i malati di Alzheimer nelle cliniche, alcune tipologie di operatori all’interno delle aziende e dei cantieri per motivi di sicurezza, gli atleti durante gli allenamenti o le competizioni ufficiali…

Qual è la killer idea alla base del vostro modello di business?

Progettiamo e forniamo sistemi chiavi in mano. All’inizio avevamo il problema di valorizzare la nostra precisione. Se io ti dò un sistema preciso e accurato ma senza un’interfaccia grafica che ti permette di percepirlo, se ne perde il valore. Abbiamo quindi realizzato un framework basato su un nostro back-end in grado di elaborare modelli tridimensionali. Un po’ come se stessimo  guardando fuori dalla finestra una ricostruzione digitale, all’interno della quale vediamo i tag che si muovono e che riprendono la forma che hanno nel mondo reale. Questo significa aver creato un indice grafico che facilita la commutazione uomo-macchina. Quello che facciamo noi ricade nella verticalizzazione dell’HMI evoluto, un concetto totalmente in linea con l’Industria 4.0.

I benefici?

Sono molteplici. Intano distruggi quel muro digitale che richiedeva un’elevata formazione per interagire con sistemi complessi. Io ti mostro un’interfaccia grafica che replica la realtà senza necessità del know how che servirebbe per tradurre quel numero in un’informazione e poi calarla dentro un contesto. Questo viene fatto in modo automatico dal sistema. L’utente deve semplicemente valutare se l’immagine che vede è coerente con il processo aziendale. In questa attività l’operatore viene aiutato da effetti grafici evoluti. Molte di queste interfacce 3D sono disponibili nel nostro sito (www.bluegps.it) e sono tutte compatibili con la tecnologia WebGL (standard HTML che fornisce API di grafiche 3D per i browser web). Senza l’uso di PC avanzati o conoscenze particolari, con grande semplicità garantiamo l’esperienza dell’utente.

Modello 3D tag personalizzabili BlueGPS

Ci sono altre tecnologie come la vostra in giro per il mondo?

Ce ne sono soprattutto in ambito Ultra Wide Band. La nostra peculiarità è come decliniamo la tecnologia di base. Noi oltre alla localizzazione forniamo l’intero processo: analizziamo lo use case, lo implementiamo, customizziamo il tag, certifichiamo l’accuratezza della misura, forniamo infine l’interfaccia grafica. Tutto questo è il nostro valore aggiunto. Di solito quando il cliente ha bisogno di un sistema integrato necessita di molti soggetti: chi si occupa della localizzazione, chi la integra nella server farm, chi realizza l’interfaccia grafica, chi fa l’impianto e chi sviluppa l’app. Lavori elettrici esclusi, con noi il cliente ha un unico interlocutore, dimezzando tempi, processi di integrazione e utilizzando la rete aziendale esistente.

I clienti apprezzeranno…

In questi ultimi mesi stiamo lavorando molto. All’inizio scontavamo un po’ di diffidenza da parte delle aziende. Ora assistiamo a un’inversione di tendenza. Faccio notare che a proposito di startup innovative in rete si parla il più delle volte di teoria. Noi possiamo vantare un certo numero di installazioni importanti, perfettamente funzionanti e con clienti soddisfatti. Abbiamo ora in corso un progetto di localizzazione da 70 mila metri quadri, sono dimensioni rilevanti. Sul nostro sito ci sono ambienti di test consultabili, ci poniamo insomma con grande trasparenza sul mercato.

Come vi vedete in uno scenario a medio-lungo termine?

Il nostro progetto evolverà in linea con le esigenze dei nostri clienti. Il nostro focus è una base di prodotto sempre più facile da integrare all’interno dell’azienda. Se riusciamo a fare questo, a sintonizzarci sulle necessità dei nostri clienti, sicuramente cresceremo e cresceremo tanto.

Armando Martin

Ingegnere elettronico e giornalista pubblicista, si occupa da anni di tecnologie industriali e sistemi di gestione come consulente industriale e direzionale. La sua attività professionale si è distinta per un approccio globale e flessibile ai temi dell’automazione, coniugando aspetti tecnici, scientifici, commerciali e di prodotto. Nel 2016 ha fondato, insieme a Franco Canna, il portale Innovation Post. E’ autore dei libri “Dizionario di Automazione e Informatica Industriale” (2006), “Comunicazione Industriale” (2010), “Misure per l’Automazione” (2012), “Strumentazione e Tecnologie di Misura” (2015), “Il Dizionario dell’Automazione – Le parole dell’innovazione (2016)”, “Industria 4.0, sfide e opportunità per il Made In Italy” (2018).

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