Agricoltura 4.0, crescono le startup ma l’impiego è ancora scarso

Agricoltura, pale eoliche

Sensori che salgono a bordo delle macchine agricole ma anche droni, capaci di monitorare in tempo reale i campi da coltivare o, ancora, etichette “Smart” per migliorare la tracciabilita dei prodotti. Sono queste tecnologie, capaci di generare e mettere in rete un grande numero di dati, quelle che stanno segnando una nuova frontiera, dopo quella avviata negli anni ‘90 con l’agricoltura di precisione. Una sfida, quella dell’Agricoltura 4.0, che vede l’Italia in buona posizione dal punto di vista del know how con 60 aziende  che operano in questo comparto (il 12% delle 481 nuove imprese internazionali attive, dal 2011, nell’AgriFood) e con oltre 300 soluzioni smart a disposizione. Numeri che non bastano, però, a fornire un’adeguato sviluppo visto che solo l’1% della superficie coltivata utilizza questi nuovi strumenti.

A rendere noti questi risultati una ricerca dell’Osservatorio Smart AgriFood della School of Management del Politecnico di Milano e del Laboratorio RISE dell’Università degli Studi di Brescia, che sono emersi dal convegno “Coltiva dati. Raccogli valore. La trasformazione digitale dell’agroalimentare”.

Tutti i numeri dell’Agricoltura 4.0

Le tecnologie dell’agricoltura di precisione, che sfrutta Internet of Things e Big Data Analytics, quelle dell’Internet of Farming, costituiscono l’Agricoltura 4.0. Attraverso l’analisi incrociata di fattori ambientali, climatici e colturali, questa tecnologia consente di stabilire il fabbisogno irriguo e nutritivo delle coltivazioni, prevenire patologie, identificare infestanti prima che proliferino, compiere interventi mirati, risparmiare di tempo e risorse, incidere sulla qualità dei prodotti, oltre a migliorare la resa delle coltivazioni e le condizioni di lavoro.


L’Osservatorio Smart AgriFood ha censito 220 soluzioni offerte in Italia da più di 70 aziende, di cui soltanto l’11% abilita l’Internet of Farming, mentre l’89% supporta verticalmente l’agricoltura di precisione. Circa l’80% delle soluzioni offerte è applicabile in fase di coltivazione e solo il 12% in quella di pianificazione. La grande maggioranza delle soluzioni, il 73%, sfrutta dati e analytics, il 41% l’Internet of Things e il 57% sistemi software di elaborazione e interfaccia utente.

La maggior parte delle soluzioni (50%) è utilizzabile a prescindere dal settore agricolo, mentre il 27% è specificamente rivolto all’ortofrutticolo, il 25% al cerealicolo, il 16% al vitivinicolo. In termini di attività, il 48% delle soluzioni abilita mappatura e monitoraggio di terreni e coltivazioni, il 42% monitoraggio e controllo del movimento e delle attività di macchine e attrezzature in campo e il 35% irrigazione e fertilizzazione mirata.

L’innovazione digitale per un maggiore qualità

L’innovazione digitale consente oggi alle aziende agroalimentari italiane di migliorare la qualità, in particolare nella valorizzazione dell’origine dei prodotti, sul processo produttivo garantito e nella sicurezza alimentare. L’analisi condotta dall’Osservatorio su 57 case study evidenzia infatti che le tecnologie oggi consentono alle aziende agroalimentari di migliorare e innovare la qualità in diversi modi.

Il 51% delle aziende ha utilizzato le tecnologie digitali per valorizzare la qualità di origine, in particolare nel caso dei prodotti ad alto valore aggiunto (ad es. vino, cacao, caffè); il 46% si è servito del digitale per migliorare la sicurezza alimentare; il 25% si è concentrata sui metodi di produzione, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti legati all’impatto ambientale, al benessere degli animali e alle tradizioni agroalimentari dei diversi territori; nel 12% dei casi, infine, le aziende hanno impiegato la tecnologia per migliorare la qualità del servizio, adottando soluzioni innovative per comunicare ai consumatori informazioni di prodotto (consigli nutrizionali) e di processo (origine, tracciabilità e impatto ambientale).

Barcode e RFid per migliorare la tracciabilità

Il digitale interviene in maniera sostanziale nella tracciabilità alimentare, riducendo i costi, aumentando i ricavi e rendendo più efficienti i processi: il 36% delle aziende agroalimentari analizzate dall’Osservatorio grazie a soluzioni digitali ha riscontrato una riduzione dei tempi e dei costi legati ai processi di raccolta, gestione e trasmissione dei dati. Benefici a cui si aggiungono i vantaggi della disponibilità di dati e informazioni e la possibilità di trasferire valore lungo la filiera.

Gli strumenti più utilizzati per migliorare la tracciabilità sono i barcode (39%), gli RFId (Radio-Frequency Identification, 32%) sistemi gestionali (32%), i Big Data (30%), la tecnologia mobile (21%), mentre tecnologie innovative come l’IoT e la blockchain sono ancora poco esplorate. I settori più interessati dall’innovazione tecnologica per la tracciabilità sono quello ortofrutticolo (30%), la filiera delle carni (23%), i prodotti lattiero-caseari (14%) e caffè – cacao (12%), ma sta interessando in maniera trasversale tutte le filiere.

Dai sensori sui trattori dati per un milione di gigabyte

“I soli trattori in Italia generano oltre 1 milione di Gigabyte in un anno, a cui si aggiungono i dati ambientali, di magazzino, degli allevamenti e quelli più generali di carattere aziendale, ma oggi queste informazioni sono scarsamente valorizzate – afferma Filippo Renga, Condirettore dell’Osservatorio Smart AgriFood – sono fondamentali la raccolta dei dati, la loro integrazione e valorizzazione all’interno delle aziende agricole e delle filiere. È necessario cioè che le aziende adottino una logica di piattaforma integrata, per far confluire al proprio interno i dati, elaborarli e armonizzarli per supportare decisioni e azioni tempestive”.

In Italia ancora barriere culturali e difficoltà a investire

L’adozione dell’agricoltura 4.0 in Italia incontra diversi ostacoli. Innanzitutto una barriera culturale nei confronti dell’innovazione e una limitata consapevolezza dei benefici, ma anche una certa immaturità da parte degli attori dell’offerta, che solo oggi si stanno strutturando per offrire soluzioni effettivamente in linea con i fabbisogni delle aziende, abituate a intrattenere relazioni con pochissime e consolidate aziende (es. concessionario di fiducia, agronomo amico di famiglia).

C’è poi la ridotta dimensione media delle aziende agricole, con la difficoltà a investire e apprezzare i benefici delle tecnologie di precisione. “Per questa ragione emerge con forza la necessità di lavorare sulla formazione ma prima ancora sulla sensibilizzazione delle aziende agricole – dice Andrea Bacchetti, Condirettore dell’Osservatorio Smart AgriFood – che devono poter apprezzare appieno i benefici potenziali della rivoluzione 4.0, toccando con mano i benefici concreti ottenuti da chi ce l’ha già fatta”.

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