Impresa 4.0, gli incentivi piacciono alle imprese: crescita “cinese” per gli investimenti

“Nel 2017 gli investimenti sui beni agevolati dal piano Industria 4.0 sono cresciuti dell’11%, una percentuale cinese, molto superiore a quella tedesca”. Così il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha iniziato stamattina a Torino la presentazione dei risultati delle azioni del governo a supporto di innovazione e competitività delle imprese. “Nell’ultima finanziaria abbiamo messo altri 9,8 miliardi di euro, dopo i 20 miliardi dell’anno scorso”, ha sottolineato il Ministro. “La trasformazione del piano Industria 4.0 in piano Impresa 4.0 riflette una maggiore focalizzazione su competenze e formazione: un punto fondamentale, una chiave di volta per far sì che il piano non disorienti i lavoratori e possa rendere questa transizione a saldo positivo“.

L’Istat certifica il successo del piano

Giorgio Alleva, Presidente dell’Istat, lascia ai numeri il commento delle ricadute economiche del Piano Impresa 4.0: “Dai dati che anticipiamo oggi, e che riguardano una valutazione qualitativa delle imprese, emergono investimenti che hanno caratterizzato circa due terzi delle imprese. In generale abbiamo notato una capacità di reazione rispetto alle sollecitazioni arrivate dal Piano Impresa 4.0 e, quindi, la ricerca di un rafforzamento delle basi tecnologiche”.

Secondo l’indagine Istat le aziende hanno dimostrato di apprezzare agli incentivi previsti dal Piano, dal superammortamento, adottato in larga parte da aziende di tutte le dimensioni, all’iperammortamento, passando per il credito d’imposta per la ricerca e sviluppo e la Nuova Sabatini.

Le imprese hanno investito in larga parte, il 42%, in software, ma anche in tecnologie IoT (33%), Cloud (30%),cyber security (20%) e robotica (15%). E hanno dichiarato che continueranno a farlo nel 2018.

Il mezzogiorno non è una “riserva indiana”, al via reindustrializzazione

Anche i dati riguardanti il Sud, spiega il Ministro, sono confortanti, anche perché nel mezzogiorno c’è una base industriale più ridotta, e quindi gli investimenti sono minori. “Quello che è interessante è che in prospettiva il valore del Sud si avvicina molto a quello del Nord. Anche perché è evidente che anche al Sud, e ovunque, non ci potranno essere imprese che restano sul mercato senza adottare strumenti 4.0. Perché non è una riserva indiana dove si può fare impresa in modo novecentesco mentre nel resto del paese è diverso”.

Il problema, però, è quello di una crisi che, in alcune zone del mezzogiorno ha letteralmente azzerato le imprese e allora, sottolinea Calenda, “bisogna, innanzitutto, avviare un processo di reindustrializzazione per portare le imprese al Sud, e a questo servono i contratti di sviluppo. Una misura che abbiamo riformato, finanziato e che rifinanzieremo ancora per circa un miliardo di euro. Daremo una corsia preferenziale ai grandi investimenti, che spesso sono di qualità, è così cominciamo a ricostruire la base industriale per far ricrescere il sud a un ritmo che si comincia a vedere”.

Dal credito d’imposta per la formazione allo sviluppo degli ITS

Nel passaggio da Industria a Impresa 4.0 un ruolo fondamentale lo avrà il credito di imposta per la formazione. Ma la politica formativa che deve puntare anche su un altro importante cardine, quello degli ITS: “Abbiamo una fortissima richiesta di studenti ITS che trovano lavoro molto rapidamente, l’80% a un anno dal diploma. Questa quasi-laurea è la soluzione piu’ costruttivaveloce, strutturale e meno costosa che possiamo trovare per recuperare occupazione giovanile, e per creare, potenzialmente, un nuovo vivaio di imprenditori”, ha detto Calenda.

Finanza pubblica sotto controllo, Padoan: “Stiamo uscendo dalla crisi”

“L’Italia sta uscendo dalla crisi”, ha sottolineato il Ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan. “La crescita è tornata ad essere sostenuta, anche se siamo convinti si possa fare meglio. La finanza pubblica è sotto controllo, il debito continua a scendere e il quadro internazionale è migliore di qualche anno fa. Ora si raccolgono i frutti di un’azione di governo condotta coerentemente. C’è la crescita, accompagnata però dalle misure per alimentarla: molto è stato fatto per indirizzare le risorse per il Paese con industria 4.0, pensate per sostenere l’innovazione in un paese che invecchia”.

Impresa 4.0 e lavoro, scintille tra Confindustria e Cgil

Il dibattito si è anche acceso quando a parlare di innovazione e lavoro sono stati messi al tavolo il Presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, Patrizia De Luise, presidente di Rete Imprese Italia, e i segretari dei Sindacati, Susanna Camusso, della Cgil, Carmelo Barbagallo della Uil e Angelo Colombini, della Cisl. Il leader degli industriali parte dai complimenti perché “È la prima volta che un governo – spiega – interviene sui fattori di competitività. Abbiamo un + 30% di investimenti e un aumento del 7% nell’export, che testimoniano il successo di Impresa 4.0. Una misura che deve non deve essere depotenziata”.

Fino a qui tutti d’accordo, ma i nervi scoperti non mancano. Il casus belli è la riforma del contratto di lavoro recentemente approvata in Germania, che prevede un aumento dei salari del 4,3% e consente, in alcuni casi, di ridurre la settimana lavorativa fino a 28 ore, ma le divergenze emergono anche perché – dicono i sindacati – la spinta verso l’innovazione non può non fare i conti con i lavoratori. “Impresa 4.0 non è il nemico da combattere – sottolinea Camusso – ma l’innovazione richiede un livello più alto di partecipazione dei lavoratori e maggiori investimenti in formazione”.

“C’è un rischio di polarizzazione tra chi è dentro e fuori il sistema del lavoro. Per questo – aggiunge Camusso – è centrale la formazione che abbiamo inserito nel contratto dei metalmeccanici. Ma ci sono anche altri temi come l’adeguamento dei salari”. Critico su questo tema il Presidente Boccia che si dice pronto a stringere un “patto sul lavoro” con le forze sociali ma “l’aumento dei salari è un punto di arrivo, e non si può partire dalla fine”.

Gentiloni: “Momento di transizione epocale”

A chiudere i lavori il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che ha ricordato come il paese sia in un momento di transizione epocale, il più importante degli ultimi secoli. “L’uomo rischia di essere agito dalla macchina”, ha sottolineato. “Bisogna capire che ogni euro deve essere investito in tecnologie, competenze e cultura; sapere che le transizioni non si governano con le scorciatoie e che occorre lavorare tutti insieme”.

Il premier ha quindi ricordato come il paese stia vivendo una congiuntura economica che non si vedeva da anni, non solo in Italia. “L’Ocse oggi ha pubblicato il superindice che mostra una crescita sostenuta e diffusa in quasi tutte le aree fondamentali del mondo”. Questa realtà incoraggiante si incrocia con “due elementi di sfida: una imprevedibilità geopolitica senza precedenti e il fatto che siamo di fronte, nonostante la crescita, a una situazione di disagio sociale e in molti Paesi a un fenomeno che tiene insieme sviluppo economico e aumento delle diseguaglianze”.

“Dobbiamo continuare a lavorare per ridurre queste diseguaglianze, investire sul lavoro e ridurre il nostro debito pubblico, che è il freno a sviluppo e prospettive. L’Italia del lavoro e dell’impresa – conclude Gentiloni – non ha intenzione di rinunciare, e oggi abbiamo le migliori condizioni possibili per farlo insieme”.

Fabrizio Cerignale

Giornalista professionista, con in tasca un vecchio diploma da perito elettronico. Free lance e mobile journalist per vocazione, collabora da oltre trent’anni con agenzie di stampa e quotidiani, televisioni e siti web, realizzando, articoli, video, reportage fotografici. Giornalista generalista ma con una grande passione per la tecnologia a 360 gradi, da quella quotidiana, che aiuta a vivere meglio, alla robotica all’automazione.

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