Cosa c’entra una fiera che trabocca di nerd, programmatori, ragazzini dai 5 ai 50 anni, sperimentatori, appassionati di elettronica, hobbysti della robotica, inventori in erba, autocostruttori e tante scuole, con la serissima industry 4.0? C’entra molto, molto più di quanto crediate.

C’entra perché alla Maker Faire le tecnologie sono l’oggetto della passione dei visitatori, ma sono questi ultimi che contano davvero. Perché fra loro si trovano le persone che, fra qualche anno, entreranno nelle aziende e metteranno a disposizione di queste ultime gli skill e la passione per le tecnologie che saranno essenziali per realizzare le promesse dell’Industry 4.0: un vero e proprio tesoro nascosto.

Ma non solo: i maker sono una forza che sta crescendo, da ristretta élite stanno diventando un movimento di massa, e uno dei tanti loro obiettivi è di “democratizzare” le tecnologie più sofisticate, abbassando le barriere d’ingresso, sia dal punto di vista dei costi che della facilità d’uso. E questo potrebbe diventare un vantaggio cruciale per un Paese come il nostro, dove le aziende sono prevalentemente medio-piccole e hanno difficoltà a reperire finanziamenti per modernizzarsi, o personale formato sulle nuove tecnologie.


Sul rapporto fra i maker e le aziende Franco Canna ha intervistato Massimo Banzi, che molti conosceranno per essere stato uno dei cofondatori della piattaforma hardware open source Arduino, una delle più usate dagli sperimentatori per la sua semplicità, versatilità e il costo contenuto. Banzi è anche curatore della Maker Faire di Roma, che si sta svolgendo in questi giorni e si concluderà domenica 14 ottobre.

Non perdetevi l’intervista!

 

 

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