Luci e ombre per l’industria 4.0 in Toscana. Secondo i dati del rapporto “Le tecnologie 4.0 in Toscana” realizzato da Raffaele Brancati, della società di ricerche MET, e presentato ieri a Firenze, il divario con altre regioni è molto forte.

Nonostante le risorse messe a disposizione, le imprese rimangono ancora titubanti sulla digitalizzazione.

I numeri della ricerca

Lo studio di Brancati evidenzia che, nonostante la ripresa dell’economia, l’attenzione alle innovazioni tecnologiche è ancora bassa.


La tendenza si registra anche in settori strategici come la moda, la pelletteria e la componentistica meccanica. Infatti le imprese tradizionali che tra il 2017 e il 2018 hanno programmato investimenti in nuove tecnologie sono solo il 3,6%, contro il 7,8% del Veneto e il 6.4% del Piemonte.

Anche tra le aziende che hanno adottato soluzioni 4.0, sono in molte a non aver programmato nuovi interventi per i prossimi anni.


Le tecnologie più usate riguardano la conservazione dei dati e la produzione (robot, intelligenza artificiale, realtà aumentata). Fra le 2395 imprese intervistate, quelle più attente alle innovazioni operano nel campo delle apparecchiature elettriche e della chimica; quelle meno attente lavorano nei settori dell’alimentare e dell’abbigliamento. Il dato più allarmante riguarda il comparto dei subfornitori: in Toscana solo il 2,3% si avvale di nuovi strumenti tecnologici, mentre in Emilia Romagna quasi il 16%.

I motivi del rallentamento

Dai numeri si evince che il problema della scarsa diffusione delle tecnologie 4.0 riguarda la scarsa comprensione dei loro vantaggi da parte degli imprenditori. In Toscana le ditte a conduzione familiare ( il 71%) negli ultimi anni hanno effettuato nuove assunzioni e aggredito nuovi mercati esteri, ma non hanno capito del tutto i benefici del digitale.

“La maggior parte pensa che la digitalizzazione sia una tematica che riguarda solo le grandi aziende”, dice Riccardo Breda, Presidente di Unioncamere Toscana. Secondo la statistica infatti sono le imprese con più di 50 dipendenti che spendono di più in nuove tecnologie.

“Troppo spesso – continua – la gestione familiare è accentrata e poco propensa a collaborazioni esterne”.

Andrea Di Benedetto, Presidente di CNA Toscana, ha ricordato che nonostante gli aiuti del Piano Industria 4.0, negli imprenditori rimane la paura dell’ignoto. Infatti sia in Toscana che in Italia circa il 70% delle aziende tradizionali che ha usufruito di aiuti pubblici ha beneficiato di un solo strumento.

La scarsa attitudine per l’innovazione si percepisce anche da parte delle figure dirigenziali, da cui invece dovrebbe partire la spinta al cambiamento. Come ha detto Andrea Bonaccorsi, economista dell’Università di Pisa, l’innovazione 4.0 è una transizione di processo prima che di prodotto. Dalla ricerca emerge che i molti manager non sono laureati e senza le giuste competenze per affrontare le trasformazioni delle nostra epoca.

Le soluzioni per stare al passo coi tempi

In un mondo che viaggia sempre più veloce e le tecnologie sono sempre più avanzate, è impossibile competere da soli. Fare sistema è soluzione ideale per colmare le lacune, a partire dal rilancio dei distretti produttivi. Poi investire di più nella formazione, non solo universitaria ma anche per chi già lavora.

“La rivoluzione 4.0 – osserva Andrea di Benedetto – parte dalle conoscenze e solo dopo avviene con i macchinari”. Nonostante siano arrivate molte richieste ai Digital Innovation Hub, occorre rivedere i sistemi di incentivi fiscali e degli investimenti.

“La Toscana – ha detto in conclusione l’Assessore alle attività produttive, Stefano Ciuoffo – porta con sé le ferite della crisi iniziata nel 2007. Negli ultimi anni però il nostro sistema produttivo è cresciuto in termini di fatturato, di produzione e di occupazione. Alla luce dei dati presentati avremmo dovuto essere più bravi nella diffusione delle risorse. Come assessore prometto vicinanza alle imprese”.

Matteo Melani

Giornalista toscano, scrive di tecnologia, storie e società per quotidiani, settimanali e mensili. Dal 2015 ha affiancato alla sua attività di giornalista quella di ufficio-stampa e content-writer.

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