Il World Economic Forum di Davos celebra lo sviluppo tecnologico esaltando le magnifiche sorti progressive del 5G. “Il 2019 sarà un grande anno per il mondo tecnologico” afferma Ken Hu, vice president di Huawei, secondo il quale molte tecnologie stanno raggiungendo il punto di svolta. Cita blockchain ma ovviamente fa riferimento sopratttutto al 5G che diventerà il “più grande mercato della tecnologia”.

Intervenuto in una delle sessione del meeting di Davos “Strategic outlook on the digital economy” Hu ha descritto il 5G come una tecnologia che possiede il potenziale per rivoluzionare business, il tempo libero e fornire risposte ad alcuni dei grandi problemi della società.

“Il 5G è pronto, è in arrivo, 5G porterà a ciascuno di noi grandi benefici e sono sicuro che all’edizione del prossimo anno del Wef molti di voi si presenteranno con uno smartphone 5G”, ha affermato.

Ken Hu

Oltre ai soliti esempi di utilizzo, lo sport, i film che si scaricano in pochi secondo e altro, il vice president di Huawei ha spiegato che il “5G porterà nuove feature che saranno un forte abilitatore per iniziative disruptive nel mondo del business”. Huawei si è già affermata come protagonista della rivoluzione 5G, avendo distribuito reti di nuova generazione in più di 10 paesi. E intende svolgere un ruolo nella rivoluzione di altri 20 mercati.

Tecnologia ed etica

Hu ha sorvolato sui problemi della società cinese – uno dei maggiori produttori di apparecchiature per le telecomunicazioni – che in molti sospettano essere una sorta di braccio tecnologico dell’Esercito in grado di spiare la concorrenza. Stati Uniti, l’Australia e Nuova Zelanda hanno già impedito alle aziende di lavorare con Huawei per sviluppare reti mobili 5G, mentre anche Regno Unito e il Canada hanno espresso preoccupazioni e la Germania sta anche valutando le azioni per impedire all’azienda di lavorare su progetti 5G nel paese. Huawei, ha aggiunto il vice presidente vuole “rendere la vita migliore”, un ruolo che secondo anche gli altri interventi spetta in generale alla tecnologia che deve essere human centric, anche pensando all’intelligenza artificiale, inclusiva e sostenibile.

Entro il 2022, sono le previsioni, il 60% del Pil mondiale sarà digitalizzato con un considerevole sforzo da parte delle aziende che nel 2018 hanno speso circa 1,2 trilioni di dollari per la trasformazione digitale. Il problema è che fino a oggi solo l’1% di questi soldi ha soddisfatto le esigenze delle aziende. C’è molto lavoro da fare e qualcuno lo ha compreso visto che il 34,7% delle aziende Ftse 100 hanno un manager esperto in tecnologia come parte del team dirigenziale rispetto al 24,5% del 2016. Ma quelli tecnici non sono gli unici problemi. Se la teoria dice che tecnologia renderà il mondo migliore e avrà un positivo impatto sociale la cronaca racconta di casi come Cambbridge Analytics che hanno contribuito a fare scendere la fiducia nelle soluzioni high tech. In più i dipendenti di diverse aziende tecnologiche hanno fatto appello alla loro leadership per sostenere, anche con sacrifici di business, valori che sono in contrasto con l’utilizzo della tecnologia da parte dei clienti. E’ corretto sostenere che la tecnologia migliorerà il mondo e vendere soluzioni per il riconoscimento facciale a governi che non danno grandi garanzie di affidabilità dal punto di vista democratico?

Luigi Ferro

Giornalista, 54 anni. Da tempo segue le vicende dell’Ict e dell’innovazione nel mondo delle imprese. Ha collaborato con le principali riviste del settore tecnologico con quotidiani e periodici

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