Nonostante la Legge di bilancio indichi l’1% e Bankitalia parli dello 0,6%, Giuseppe Conte si presenta al World economic forum di Davos dicendo in un’intervista che la crescita dell’Italia potrebbe arrivare fino all’1,5% nel 2019. Poi ribadisce il no alla manovra correttiva e che il rallentamento della crescita è parte di una tendenza a livello mondiale.

Liquidata l’attualità in uno speech rivendica con orgoglio sovranista l’azione del suo governo.

Oggi, ha spiegato, in molti in Europa mettono in dubbio la validità del progetto europeo. “Esiste una richiesta di cambiamento che in Italia è stata affrontata e al centro della quale c’è una parola chiave sulla quale è costruita la nostra azione politica. Le persone”.

Per anni pazienti e disciplinati gli italiani si sono fidati dei loro politici e di quelli europei accettando frugalità fiscale, libera circolazione delle persone e la finanza globale. Hanno creduto che l’euro potesse risolvere problemi cronici e adottato in maniera entusiasta la nuova moneta. Ma la realtà è stata diversa e il prezzo è stato un debito crescente con la riduzione delle spese sempre al di sotto dell’introito delle tasse.

La frugalità fiscale rallenta la crescita del Pil che nel terzo trimestre 2018 è sempre cinque punti percentuali dal picco del primo trimestre 2008. Mercati aperti e rivoluzione tecnologica non hanno generato i benefici attesi e quando ci sono stati lo erano per pochi e non per tanti. E’ emersa una visione più debole e negativa e anche la classe media oggi affronta la vera povertà. “Tutti percepiscono il domani peggiore dell’oggi e quelli che possono incoraggiano i loro figli a lasciare l’Italia. La storia ci insegna che tutto può succedere quando le persone si sentono prese in giro, trattate in maniera non equa”.

Serve un nuovo umanesimo

Ma nonostante queste paure gli italiani si sono dimostrati maturi e attaccati alle istituzioni democratiche non sono scesi in strada a protestare e hanno usato le elezioni per cambiare, supportare chi si dimostrava alternativo e prometteva la prosperità.

“Il mio governo è la risposta istituzionale alle persone che cercano un modo nuovo di andare avanti. Per troppi anni i politici italiani ed europei hanno gestito in sequenza sbagliata i temi e hanno abusato della fiducia dei cittadini. Hanno chiesto sacrifici in nome di un futuro brillante, smantellato regolamentazioni del lavoro in nome di nuovi posti di lavoro, rinunciato alla Stato per produrre in cambio di migliori servizi a prezzi più bassi e migliore soddisfazione del cliente finale. Avendo paura del fallimento hanno chiesto di tollerare ancora altri fallimenti. Ma i benefici non sono arrivati“.

I cittadini si sono resi conto che i cambiamenti hanno portato a una società peggiore in termini di opportunità, distribuzione di reddito, giustizia e welfare anche per i loro figli. “Dobbiamo dare una riposta a tutte queste domande, non sarà facile e non succederà domani”, ma oggi, ha aggiunto, sono disponibili le due principali misure prese dal governo. Il reddito per i cittadini che da supporto a 1,7 milioni di famiglie, 5 milioni di persone hanno un reddito in cambio della disponibilità a lavorare o acquisire skill e le aziende hanno l’incentivo di offrire posti di lavoro a persone iscritte a programma in cambio di taglio di contributi previdenziali. “Il provvedimento sulle pensioni è una soluzione per molte persone a cui è stato detto che potevano andare in pensione molto dopo rispetto a quello che si aspettavano E un’azione seria di contratto sociale”. Conte ha poi voluto rassicurare sulla tenuta del sistema pensionistico. “Il sistema pensionistico ha una sostenibilità di lungo periodo perché chi va in pensione prima avrà una cifra inferiore. Chi va in pensione lascia posti liberi per i più giovani e nel pubblico permetterà l’aumento della produttività e il ringiovanimento staff. Sono provvedimenti importanti per curare le nostre ferite sociali”. Ma ci vuole anche altro. “Sono necessari altri interventi, dobbiamo darci regole che mettano al centro gli esseri umani, dobbiamo smettere di confondere mezzi con l’obiettivo. Serve un nuovo umanesimo”. Infine, “Siamo radicali perché vogliamo ridare questo potere dove doveva essere sin dall’inizio: alle persone”.


 

Luigi Ferro

Giornalista, 54 anni. Da tempo segue le vicende dell’Ict e dell’innovazione nel mondo delle imprese. Ha collaborato con le principali riviste del settore tecnologico con quotidiani e periodici

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