Lombardia, la produzione industriale rallenta. Bonometti: “Cambiato il clima di fiducia”

In Lombardia, a differenza del resto del Paese, la produzione industriale è cresciuta anche nel quarto quadrimestre del 2018, seppure in misura minore rispetto a quanto ci si aspettasse.

Nonostante un +1,0% sul trimestre precedente, che mantiene la crescita media annua al 3,0%, il dato tendenziale conferma un processo di decelerazione dell’economia con una riduzione dei tassi di crescita di tutte variabili. I dati derivano dall’indagine svolta da Confindustria Lombardia, Unioncamere e Regione Lombardia relativa al quarto trimestre 2018 che ha riguardato un campione di più di 2.600 aziende manifatturiere, suddivise in imprese industriali (più di 1.500 imprese) e artigiane (più di 1.100 imprese).

I numeri dell’industria lombarda

Nel quarto trimestre 2018 si registra una ripresa congiunturale della produzione industriale (+1,0% destagionalizzato), che arriva dopo i dati negativi dei due trimestri centrali dell’anno. Dati che permettono di mantenere la crescita tendenziale al +1,9%, anche se in decelerazione rispetto ai trimestri di inizio anno. Anche per le aziende artigiane manifatturiere il dato congiunturale è positivo (+0,3% destagionalizzato), e si registra una identica decelerazione del dato tendenziale rispetto ai trimestri di inizio anno. Di simile intensità anche la decelerazione della media annua che passa dal +2,6% del 2017 al +1,9%.

L’indice della produzione industriale, sale a quota 111,8 (dato destagionalizzato, base anno 2010=100) avvicinandosi al massimo pre-crisi (113,3 registrato nel 2007) mentre per le aziende artigiane l’indice della produzione è a quota 98,6 (dato destagionalizzato, base anno 2010=100), ancora sotto quota 100.

Da un punto di vista settoriale, il 2018 si chiude con un risultato complessivamente positivo della produzione che mostra una contrazione solo per l’abbigliamento (-2,4% la media annua) e il pelli-calzature (-1,1%).


Crescono invece più della media regionale i settori della meccanica (+4,8%) e dei minerali non metalliferi (+3,9%), Per l’artigianato, l’analisi settoriale evidenzia il momento difficile vissuto dal comparto moda, in particolare dal pelli-calzature che riduce del 4,2% i livelli produttivi in corso d’anno. Più contenuta la contrazione dell’abbigliamento (-0,4%) e del tessile (-0,1%).

Cresce il fatturato ma decelerano gli ordinativi

Il fatturato a prezzi correnti per l’industria cresce ancora su base annua ma con un leggero rallentamento (+4,7% nel 2018 contro il +5,6% del 2017). Più intensa, rispetto alla produzione, la crescita del fatturato nel quarto trimestre (+3,3%). Lo sfasamento del fatturato rispetto alla produzione può essere dovuto sia all’aumento dei prezzi sia alla vendita di prodotti finiti presenti in magazzino. Per l’artigianato il rallentamento è più marcato con la variazione media annua al +1,7% contro il +3,0% dello scorso anno, e una crescita tendenziale nel quarto trimestre dell’1%.

L’andamento degli ordinativi ricalca quello della produzione, con tassi di crescita in progressiva decelerazione. Più dinamici ordinativi provenienti dal mercato interno che, nell’ultimo quarto dell’anno, crescono complessivamente del 2,7% su base annua (contro il +5,2 del 2017). Gli ordini dall’estero in corso d’anno hanno, invece, dimezzato i tassi di crescita tendenziali (dal +6,5% del primo trimestre al +2,3% del quarto), limitando a un +0,4% la crescita congiunturale di fine anno. Le imprese artigiane ripropongono lo stesso schema, riducendo i tassi di crescita tendenziali fino a solo il +0,5% nel quarto trimestre, sia per gli ordini interni che per gli ordini esteri.


Occupazione in lieve calo

L’occupazione per l’industria presenta un saldo negativo (-0,3%), a causa di un rallentamento del tasso d’ingresso sceso all’1,7%, un punto in meno rispetto al 2017, mentre il tasso d’uscita si mantiene stabile al 2,0%. Considerando la variazione congiunturale al netto degli effetti stagionali, il risultato diviene leggermente positivo (+0,1%), ma molto vicino alla variazione nulla. In ripresa il ricorso alla CIG, con una quota di aziende che dichiara di aver utilizzato ore di cassa integrazione al 6,5% e la quota sul monte ore poco oltre l’1%.

Anche nell’artigianato il saldo è negativo (-0,4%), a causa di una accelerazione del tasso d’uscita al 2,6% e un tasso d’ingresso pressoché stabile (2,2%). Considerando la variazione congiunturale al netto degli effetti stagionali, il risultato rimarca la stabilità dei livelli con una variazione nulla. In leggera ripresa il ricorso alla CIG, con una quota di aziende che dichiara di aver utilizzato ore di cassa integrazione al 2,0% e la quota sul monte ore dello 0,4%.

Il pessimismo degli imprenditori

Le aspettative degli imprenditori industriali sulla produzione sono in peggioramento mentre mantengono il livello quelle relative all’occupazione. Peggiorano anche le aspettative sulla domanda, sia per il mercato interno che per l’estero, con quelle per il mercato interno che si inoltrano in territorio negativo. Nel caso dell’artigianato, le aspettative danno indicazioni negative per l’inizio del 2019, con un saldo tra previsioni di crescita e diminuzione in peggioramento per tutte le variabili.

Bonometti al governo: “Recuperare il senso della realtà”

Marco Bonometti

“Le scelte del governo non vanno nella giusta direzione. L’indagine disaggregata dei singoli trimestri infatti mostra come, a partire dal terzo trimestre sia mutato il quadro politico, e si tratta di un mutamento epocale. Tutti gli indicatori infatti si sono dimezzati”. Il Presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti è duro nei confronti del governo. “Il dato tendenziale sulla produzione industriale lombarda nel quarto trimestre 2018 conferma il processo di rallentamento in atto – spiega – con una riduzione dei tassi di crescita rispetto ai trimestri precedenti”.

“A preoccupare, per il 2019, è un fattore determinante per chi fa impresa, la fiducia – spiega – che si ripercuote nell’immediato su due aspetti, occupazione e investimenti. Urge una decisa inversione di tendenza nell’azione della politica. Quanto più tarderà, tanto più pesanti dovranno essere gli sforzi per tentare il recupero. A nome degli industriali della Lombardia, invoco un pronto recupero del senso della realtà. Ci sono ancora le condizioni e c’è ancora una concreta possibilità di operare in questa direzione, ma bisogna fare presto partendo da azioni come l’eliminazione dell’ecotassa, che va cancellata da subito e rilanciando gli investimenti. 

Per Confindustria Lombardia, quindi, occorre al più presto sbloccare le 400 opere pubbliche già finanziate per circa 26 miliardi di euro. “Con la loro realizzazione si avrebbe un aumento del PIL di circa un punto percentuale rispetto a uno scenario base in tre anni – spiega Bonometti – e questo contribuirebbe a creare lavoro e rimettere in carreggiata l’Italia a livello infrastrutturale. Interventi assistenziali come il reddito di cittadinanza non sono la soluzione. Se da un lato è condivisibile la volontà del governo di voler combattere la povertà dall’altro diventa improrogabile anche un’azione sul cuneo fiscale che consentirebbe di mettere più soldi in busta paga ai lavoratori, in modo da determinare l’aumento del potere d’acquisto della retribuzione e far ripartire la domanda interna, il nostro vero tallone d’Achille”.

Fabrizio Cerignale

Giornalista professionista, con in tasca un vecchio diploma da perito elettronico. Free lance e mobile journalist per vocazione, collabora da oltre trent’anni con agenzie di stampa e quotidiani, televisioni e siti web, realizzando, articoli, video, reportage fotografici. Giornalista generalista ma con una grande passione per la tecnologia a 360 gradi, da quella quotidiana, che aiuta a vivere meglio, alla robotica all’automazione.

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