Grazie al traino del 2017 l’industria metalmeccanica chiude il 2018 con una crescita dei volumi di produzione del 2,8%. Ma i dati dell’ultimo trimestre fanno registrare una secca frenata che, tra l’altro, arriva dopo tre trimestri caratterizzati da una forte stagnazione.

Nel periodo ottobre-dicembre, infatti, l’attività metalmeccanica ha registrato una caduta dell’1,0% rispetto al trimestre estivo e una variazione tendenziale ridottasi al +0,8% dopo un primo semestre dell’anno che evidenziava ancora tassi di crescita oscillanti intorno ai 4,5 punti percentuali.

I dati arrivano dalla presentazione dei risultati dell’Indagine congiunturale di Federmeccanica sull’Industria Metalmeccanica, giunta alla sua 149ª edizione.

Export, decisa frenata nella crescita

Nel corso dell’anno, spiega il documento, le esportazioni metalmeccaniche sono state pari a 222 miliardi di euro mentre le importazioni hanno raggiunto i 170 miliardi con un saldo attivo pari a 52 miliardi confermandosi sugli stessi livelli del 2017. L’export ha registrato un significativo rallentamento con i tassi tendenziali di crescita che si sono ridotti dal +6,5% del quarto trimestre del 2017 al +0,8% dell’ultimo trimestre del 2018.

Mediamente nell’anno le esportazioni metalmeccaniche sono cresciute del 2,5% rispetto all’anno precedente evidenziando una flessione dell’1,0% verso i paesi terzi e un incremento del 5,4% verso l’area comunitaria che sta però mostrando una dinamica dell’attività produttiva in contrazione che è stata particolarmente rilevante per la Germania verso cui esportiamo circa il 14% dei flussi di produzione indirizzati ai mercati esteri.


L’analisi, Astori: “Cala la domanda interna”

“Il significativo peggioramento dell’Industria Metalmeccanica italiana – ha sottolineato Fabio Astori, Vice Presidente di Federmeccanica – risulta in parte imputabile a un rallentamento della dinamica esportativa ma ancor più alla contrazione della domanda interna e in particolare di quella relativa agli investimenti in macchine e attrezzature di cui le imprese metalmeccaniche sono produttori quasi esclusivi. Gli attuali volumi di produzione sono, inoltre, inferiori del 23,5% rispetto al periodo pre-recessivo. Le imprese prevedono, inoltre, per la prima parte del 2019, una stagnazione dei volumi di produzione sia nel loro complesso sia per le quote da indirizzare ai mercati esteri”.

Per quanto attiene le prospettive a breve, infatti, l’indagine Federmeccanica condotta presso un campione d’imprese associate, indica una sostanziale debolezza della congiuntura settoriale. Prevale una diffusa valutazione di eccedenza delle p di materie prime e di prodotti finiti rispetto ai volumi di produzione attesi. Diminuiscono, inoltre, le consistenze del portafoglio ordini e peggiorano nel contempo i giudizi che le imprese esprimono sugli ordini acquisti.

Appello al governo: più alternanza scuola-lavoro per creare nuove professionalità

Resta ancora critico il tema delle competenze visto che, secondo i dati raccolti da Federmeccanica, il 48% delle aziende metalmeccaniche ha difficoltà a reperire personale specializzato e un’azienda su 5 si dichiara non soddisfatta delle competenze del personale assunto. Tutto questo, spiegano, evidenzia ancora una volta un marcato scollamento tra le conoscenze acquisite nel percorso di istruzione e le competenze che servono alle imprese.


“L’ultima legge di bilancio ha ridotto le ore di alternanza scuola lavoro portandole a 150 ore – ha sottolineato Astori – Il 61% delle nostre imprese ritiene lo strumento non più efficace per consentire agli studenti di acquisire una formazione adeguata alle esigenze del mondo del lavoro. Per questo chiediamo la reintroduzione per gli istituti tecnici e professionali delle 400 ore di alternanza scuola lavoro e delle risorse per le Scuole. A novembre abbiamo lanciato la Petizione Più Alternanza Più Formazione che ha superato le 22 mila firme. Non si può “tagliare e togliere”. Per comprendere le nuove tecnologie non bastano poche visite aziendali, è necessaria una vicinanza continua tra studenti e aziende”.

Formazione, nel 2017 l’hanno fatta tre aziende su quattro

Positivo, invece, il quadro della formazione interna che nel 2017, come risulta dall’indagine annuale della Federazione, è stata fatta dal 73,7% delle imprese metalmeccaniche con il coinvolgimento del 53,6 % dei dipendenti del Settore. “Un risultato positivo – sottolinea Stefano Franchi, Direttore Generale – considerando che è stato raggiunto nel primo anno di applicazione del contratto e il coinvolgimento di tutti doveva realizzarsi nei tre anni. Dobbiamo certamente impegnarci sempre di più ma è stato un buon inizio tenuto conto dei grandi sforzi anche organizzativi che l’attuazione della formazione richiede alle aziende”.

Secondo gli studi il 26% delle aziende ha erogato formazionetecnica di base tradizionale” mentre il 20,2% quella tecnologica avanzata/digitale “E’ evidente – conclude Astori – come la formazione sia diventata uno strumento di gestione molto collegato alle esigenze attuali delle imprese ma anche alla grande trasformazione in atto. Anche l’attenzione ai temi della sicurezza, con interventi formativi ulteriori rispetto a quelli previsti dalla legge (realizzati dal 17,5% delle Imprese), è sintomo di una grande sensibilità nel nostro settore per un tema centrale che ha che fare con la salute delle persone e che deve essere ulteriormente promosso e diffuso”.

Fabrizio Cerignale

Giornalista professionista, con in tasca un vecchio diploma da perito elettronico. Free lance e mobile journalist per vocazione, collabora da oltre trent’anni con agenzie di stampa e quotidiani, televisioni e siti web, realizzando, articoli, video, reportage fotografici. Giornalista generalista ma con una grande passione per la tecnologia a 360 gradi, da quella quotidiana, che aiuta a vivere meglio, alla robotica all’automazione.

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