I 4 fattori fondamentali per fare innovazione: investimenti, ricerca, formazione e cambiamento culturale delle persone

Un'immagine dal film '2001, Odissea nello Spazio' di Stanley Kubrick

Per un’industria, e un mondo, più smart, più efficienti e moderni, con meno inquinamento e meno sprechi di risorse, servono innanzitutto 4 fattori essenziali: investimenti e risorse finanziarie; attività di ricerca e sviluppo; una formazione al passo con i tempi e con le nuove tecnologie. E, quarto elemento ma non ultimo per importanza, anzi, alla base di tutto il sistema, una svolta e un’apertura ‘culturale’ delle persone, proprio nei confronti del cambiamento e del nuovo che avanza. Per cambiare, sembra evidente ma non lo è, bisogna essere innanzitutto disposti a farlo.

Del resto, come rimarca una celebre frase (attribuita, forse erroneamente, all’antropologo inglese Charles Darwin), “Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento”.

L’ennesima conferma di questa teoria è arrivata non da biologi o naturalisti, ma dai manager, docenti, politici e innovatori che nei giorni scorsi si sono ritrovati e confrontati al World Manufacturing Forum 2019 di Cernobbio, questa volta incentrato sull’aspetto ‘umano’ della trasformazione digitale (mentre il prossimo appuntamento con il WMF, in programma l’11 e 12 giugno 2020, sarà focalizzato sull’intelligenza artificiale).


“I primi due passi da compiere verso un’industria e un mondo più evoluti ed efficienti sono innanzitutto investimenti e ricerca Hi-tech”, ha spiegato a Innovation Post Jeroen Heijs, direttore del Dipartimento di Politica industriale presso il Ministero dell’Economia olandese.

Che spiega: “In un Paese come l’Olanda, l’Industria è l’origine di circa il 30% delle emissioni inquinanti totali. Per questo, abbiamo programmi molto ambiziosi nel settore del cambiamento climatico collegato all’Industria: nel Paese ci sono, in particolare, 12 grandi gruppi industriali ad alto impatto ambientale, ad esempio nel settore chimico e petrolifero, e abbiamo avviato un programma speciale per affrontare la questione ambientale con questi Big del nostro sistema industriale”.


Heijs fa notare che green economy, economia circolare e rivoluzione dell’Industria 4.0 “hanno un legame strettissimo tra loro, perché la Digital transformation fornisce gli strumenti per ridurre gli sprechi e l’impatto inquinante della produzione”.

Per fare tutto ciò “servono ovviamente investimenti, ma anche politiche adeguate di Ricerca e sviluppo, per realizzare nuovi strumenti e soluzioni che permettano di raggiungere concretamente gli obiettivi”. E poi il tassello fondamentale delle risorse umane: “il cambiamento in corso va accompagnato e seguito da grandi programmi per la formazione e lo sviluppo di nuove skill”.

 

Vincere la tecnofobia con la conoscenza

Secondo Esther Lynch, vice segretario generale della Federazione dei sindacati europei, i lavoratori temono la crescente automazione delle aziende innanzitutto in 2 casi: “se non sono, e non sono stati, preparati al cambiamento; e quindi lo conoscono poco, hanno paure preconcette e lo vedono come una minaccia. Per questo è importante un lavoro, anche nelle aziende, di conoscenza e consapevolezza nei confronti dell’innovazione, e delle sue reali prospettive”.

E il secondo caso principale di ‘tecno-fobia’ da parte dei lavoratori si ha “se non hanno più il controllo dei robot e delle macchine”, perché “l’uomo vuole, deve e dovrà invece sempre mantenere il controllo finale sulle macchine. La possibilità di controllarle, gestirle, anche disattivarle e spegnerle”.

La sindacalista inglese indica poi 3 azioni concrete che l’Unione europea dovrebbe realizzare in questo ambito, e velocemente. La prima: favorire, con misure e strumenti ad hoc, la crescita e l’aggiornamento professionale dei lavoratori. La seconda: “riconoscere come valore aziendale non solo gli asset tecnologici e finanziari, ma anche quelli che riguardano le risorse umane formate in maniera adeguata, e che rappresentano un valore e un vantaggio competitivo per l’azienda”. Terzo: sviluppare una maggiore collaborazione tra istituzioni, mondo della formazione e quello delle imprese, per favorire e portare avanti i processi necessari.

 

La ‘contaminazione’ necessaria

Una ‘contaminazione’, tra ambiti diversi, ma complementari, indispensabile per una crescita proficua e non ‘disruptive’. “L’innovazione si crea con l’intersezione di diverse risorse e forze in grado di portare nuove idee, soluzioni concrete e cambiamento”, come rileva James Heppelmann, presidente e amministratore delegato di PTC.

Che osserva: “un caso concreto, ad esempio, è l’innovazione portata e resa possibile dal fatto di unire, collegare tra loro, le macchine della produzione con il Cloud, i suoi dati e la sua capacità di elaborazione”. Mentre “anche la Realtà aumentata è l’intersezione tra ‘fattore umano’ e Cloud”, e “digitalizza le competenze, ciò che alcune persone sanno, per metterle a disposizione di altri. L’Augmented reality porta le potenzialità del Digitale direttamente e concretamente al servizio dell’uomo, delle persone”.

E lo fa anche con il contributo fondamentale dell’intelligenza artificiale, altro grande fattore di innovazione, e di tecno-fobia, che sarà al centro proprio del prossimo World Manufacturing Forum a giugno 2020.

 

Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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