Nessuna barricata. Semmai, un’apertura al dialogo accompagnata da una prudente attesa. Le imprese guardano con interesse e un po’ di preoccupazione alla riforma del piano nazionale Impresa 4.0 messa in piedi dal Ministero dello Sviluppo Economico: un riassetto importante che prevede l’addio a strumenti consolidati come super e iperammortamento in favore di un nuovo pacchetto di incentivi basati sul meccanismo del credito d’imposta. Alle novità in arrivo e all’opinione delle imprese Class CNBC ha dedicato una puntata della trasmissione Italia 4.0, in onda questa sera alle 21 sul canale 507 di Sky e in streaming su http://video.milanofinanza.it.

Con Andrea Cabrini, conduttore della trasmissione, a commentare le nuove misure Alfredo Mariotti, il direttore generale di Ucimu – Sistemi Per Produrre, Andrea Orlando, direttore generale di Anima – Confindustria, la federazione dell’industria meccanica, e Glauco Posa, consulente dello studio BCAnd, con il compito di illustrare il meccanismo degli incentivi. In questo articolo vi forniamo alcune anticipazioni della puntata.

Come cambierà il sistema di incentivi

Il percorso, per adesso, è ancora in divenire (il disegno di legge di bilancio è in Commissione Bilancio al Senato), ma la direzione presa dal Ministero, e spiegata da Ministro Patuanelli ieri nell’audizione al Senato, sembra abbastanza chiara.


“Le novità punteranno a garantire un ampliamento della base di imprese, soprattutto di piccole dimensioni – ha spiegato – coinvolte nel processo di innovazione e trasformazione digitale. Nello specifico, si punterà a una razionalizzazione delle misure fiscali, per renderle più facilmente fruibili e stabili nel tempo. La transizione da un Piano annuale a una strategia di innovazione pluriennale avverrà attraverso l’introduzione di un’unica misura agevolativa nella forma di un credito di imposta articolato su più finalità: ricerca, sviluppo e innovazione; acquisto macchinari; innovazione nei processi produttivi; formazione”.

A fronte di una “perdurante stagnazione degli investimenti in beni strumentali”, mentre le prime edizioni del Piano erano orientate soprattutto al rinnovamento di macchinari obsoleti e poco performanti, sia in un’ottica di mera sostituzione (superammortamento), sia di innovazione attraverso il sostegno all’acquisto di beni tecnologicamente avanzati e interconnessi (iperammortamento), “la nuova edizione intende confermare tali obiettivi, ma punterà a introdurne ulteriori due più ambiziosi assicurando un extra vantaggio fiscale a investimenti che concorrono a: favorire i processi di trasformazione tecnologica necessari alla transizione ecologica e in linea con i principi dell’economia circolare e decarbonizzazione stabiliti dall’Unione Europea; massimizzare i benefici dell’industria 4.0 attraverso la realizzazione di architetture informative e piattaforme che consentano un’integrazione dei beni materiali e immateriali, vero nodo centrale nello sviluppo di soluzioni di sistema in grado di sostenere una trasformazione tecnologica e digitale dell’impresa”.

Il sistema previsto (qui trovate tutti i dettagli) prevede un credito d’imposta al 6% al posto del superammortamento e un credito d’imposta al 40% (fino a 2,5 milioni) o al 20% (tra 2,5 e 10 milioni) al posto dell’iperammortamento, con recupero del credito in cinque anni. A questi va a sommarsi un ulteriore credito d’imposta del 10% per le progettualità in grado di incidere in maniera efficace e positiva sulle emissioni inquinanti.

Parlano le imprese: bene le nuove misure ma più certezze e piano sia triennale

Mariotti intanto risponde al ministro Patuanelli, che ha usato i dati sugli ordini Ucimu per sostenere che gli attuali incentivi hanno avuto un effetto doping solo per i primi due anni. “I numeri di Ucimu utilizzati dal Ministero – spiega Mariotti – devono essere letti con maggiore attenzione. È vero che, rispetto all 2015, gli ordini sono diminuiti. Ma quell’anno avevamo visto una crescita record, che è proseguita poi a ritmi inferiori negli ultimi due anni, pur attestandosi su valori considerevoli. Sono numeri, insomma, che calano rispetto a cifre record, e per noi restano comunque una performance più che soddisfacente. Se poi vogliamo dirla tutta, il terzo anno gli ordini hanno rallentato anche perché ogni volta si arrivava ad approvarne il rinnovo del piano negli ultimi giorni di dicembre, lasciando le aziende nell’incertezza. A questo si aggiunga che, nell’ultima proroga, non è stato approvato il super ammortamento (poi tornato ad aprile 2019 con il decreto crescita, ndr), che è l’incentivo più attraente per le aziende medio piccole. E questo, in particolare nei primi sei mesi del 2019, ha fatto abbassare l’interesse delle imprese agli incentivi”.

Il giudizio sul nuovo sistema, comunque, è positivo “a patto che abbia una durata almeno triennale. Se il rinnovo deve essere annuale perché le risaorse non permettono di fare di più – dice Mariotti – sarebbe meglio non cambiare niente, almeno per quest’anno, e discuterne subito all’inizio del prossimo anno perché già il far comprendere alle aziende cos’erano l’iper ammortamento e il super ammortamento non è stato una cosa semplicissima”.

D’accordo su questo tema anche Andrea Orlando, che ha ricordato come l’elemento della triennalità sia sicuramente importante: “perché altrimenti si crea quel clima di incertezza che, di fatto, non consente alle aziende di investire”. Secondo il direttore di Anima, però, la nota positiva di questo nuovo provvedimento è sicuramente l’allargamento dell’incentivo che, grazie al credito di imposta “allarga la platea di beneficiari”. Il Ministero, infatti sostiene che il credito d’imposta potrebbe aumentare il numero di potenziali beneficiari fino al 40%, essensdo fruibile in detrazione da tasse dovute anche qualora l’azienda non avesse un utile.

Competenze e formazione, bene gli Innovation manager per accompagnare alla trasformazione

Tra i temi strategici c’è, ovviamente, quello legato alla formazione delle competenze nelle imprese per affrontare il percorso verso la trasformazione digitale. Tra le misure varate lo scorso anno c’è la creazione di un elenco di Innovation manager ai quali le piccole e medie imprese possono rivolgersi per ottenere un aiuto nei progetti di digitalizzazione con un contributo a fondo perduto fino a 40.000 euro. “Avere una figura di questo livello nelle imprese, anche se in forma temporanea – spiega Orlando -, è fondamentale per aiutare le Pmi in questo processo di trasformazione”.

Ucimu invece è critica con la misura del credito d’imposta per la formazione 4.0 (in via di conferma) che, secondo Mariotti, dovrebbe prevedere un rimborso anche per spese relative ai docenti. “Se la situazione resta questa – spiega Mariotti – le grandi imprese potranno permettersi di rivolgersi a docenti di alto livello, come i professori universitari, mentre le più piccole dovranno fare ricorso a figure più a buon mercato e meno preparate, magari qualche ex dipendente pensionato…”.

Aria nuova al Ministero

Il quadro che si sta andando a delineare in merito al piano nazionale di Industria 4.0 mostra anche un diverso approccio da parte del Ministero al rapporto con le imprese e al tema dell’innovazione 4.0. Un clima ben diverso rispetto a quello di un anno fa, quando l’allora titolare del dicastero Luigi Di Maio chiamava gli imprenditori “prenditori” ed era stato eliminato il super ammortamento. “Il clima nel Ministero è sicuramente più positivo – spiega Orlando – e il risultato è un dialogo con le imprese che è fondamentale per avere misure coerenti con le esigenze del mondo industriale”.

Fabrizio Cerignale

Giornalista professionista, con in tasca un vecchio diploma da perito elettronico. Free lance e mobile journalist per vocazione, collabora da oltre trent’anni con agenzie di stampa e quotidiani, televisioni e siti web, realizzando, articoli, video, reportage fotografici. Giornalista generalista ma con una grande passione per la tecnologia a 360 gradi, da quella quotidiana, che aiuta a vivere meglio, alla robotica all’automazione.

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