Da Davos Bonomi annuncia: “World Economic Forum e Assolombarda insieme per portare le imprese nella manifattura del futuro”

Un momento della 50esima edizione del World Economic Forum in corso a Davos

Al World Economic Forum 2020 in corso a Davos in questi giorni, Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda, ha annunciato che World Economic Forum e Assolombarda hanno firmato un accordo triennale di collaborazione “per inserire le imprese dei nostri territori nelle sedi internazionali in cui si sta disegnando il futuro della manifattura globale. Vogliamo ridare al nostro sistema produttivo il ruolo che gli spetta”.

Il numero uno dell’associazione confindustriale lombarda, ora in corsa per prendere il posto di Vincenzo Boccia alla guida dell’organizzazione nazionale, rimarca che “siamo qui a Davos perché dobbiamo essere presenti ai tavoli dell’economia mondiale per rappresentare l’eccellenza delle nostre industrie. La manifattura hi-tech ha molte sfide davanti a sé e questo è il motivo per cui abbiamo firmato un accordo di 3 anni con il World Economic Forum per sviluppare tecnologia, competenze del futuro, scienze della vita, e anche l’ambito sociale, collegati alle evoluzioni in corso a livello internazionale”.

L’innovazione e la tecnologia possono svolgere un ruolo decisivo nella trasformazione dell’industria manifatturiera mondiale, e per vincere la sfida della sostenibilità ambientale, economica e sociale del futuro. E a Davos in questi giorni, tra i tanti temi affrontati nel corso di decine di incontri, convegni, confronti tra politici, esperti, manager, la sostenibilità è uno dei punti centrali, uno dei pilastri su cui costruire le basi per il futuro.


Già oggi 44 trilioni del Pil mondiale derivano da risorse naturali, ma, fa notare il presidente di Assolombarda, la sostenibilità “non è solo ambientale, ma deve essere anche economica e sociale. Può essere un motore di rilancio dell’economia e delle aziende su scala internazionale, perché la sostenibilità non può che passare dalle imprese”.

Ma per farlo “le aziende italiane devono essere sostenute in maniera adeguata e oggi non lo sono. Per affrontare le sfide che abbiamo di fronte serve avere un governo alle spalle”, e gli industriali italiani denunciano invece vuoti e mancanze preoccupanti.

“Non basta annunciare un Green New Deal”

Carlo Bonomi

Tanto che sul Green New Deal annunciato dal governo, proprio per dare impulso a una crescita sostenibile del Paese e dell’economia, Bonomi è sferzante: “non basta annunciare un Green New Deal come è stato fatto, poi bisogna realizzarlo”. È un Bonomi agguerrito e incalzante, e che parla già da leader nazionale, quello che è intervenuto a Davos in rappresentanza degli industriali di casa nostra. Non risparmia critiche nei confronti del governo in carica, e più in generale nei confronti del tradizionale scenario politico con cui gli imprenditori si devono confrontare.

Rimarca, ancora una volta: “Non mi sembra che questo Paese abbia un’agenda sul futuro, è un Paese legato al presente e al ‘presentismo’, legato a dinamiche elettorali. Non si può bloccare un Paese in attesa di un verdetto elettorale amministrativo”. E poi, “in Italia nessuno parla più di produttività. Fatto 100 la produttività nel 2000, oggi in Italia è a 101. In Germania sono molto più avanti: vuol dire che abbiamo perso competitività in modo importante”.

Web tax e soluzioni condivise

Secondo Bonomi, pubblico e privato devono lavorare insieme, presentando progetti di sviluppo credibili a livello europeo, in modo anche da sfruttare le risorse finanziarie che sono disponibili, e che spesso non vengono utilizzate in maniera adeguata.

C’è poi il tema Web tax, già sul tavolo da parecchio tempo, e dibattuto anche sui palchi del Wef2020. Qualcuno ora propone che la questione torni a essere affrontata in ambito Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), ma “l’Ocse ha già provato e non ha trovato delle soluzioni”, fa notare Bonomi.

Che sottolinea “per la Web tax dobbiamo trovare una soluzione condivisa, ma non è tollerabile che per trovare una soluzione si venga minacciati di subire nuovi dazi sui nostri prodotti”, denuncia riferendosi alla politica ‘muscolare’ del governo americano guidato da Donald Trump.

Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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