Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna chiedono sostegno per la piccola industria: “Rischio chiusura per il 60% delle PMI”

I Presidenti Piccola Industria di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna chiedono ulteriori misure urgenti di sostegno per le PMI, lanciando una serie di proposte aggiuntive a quelle già avanzate da Confindustria nel documento “Affrontiamo l’emergenza economica per la tutela del lavoro”.

I rappresentanti di Confindustria delle tre regioni chiedono misure urgenti alla luce dell’ulteriore restrizione imposta alle attività produttive con il DPCM 22 marzo: si va dalla riduzione delle imposte fino al 2021 alla sospensione delle procedure fallimentari per le PMI, dall’estensione al 100% della garanzia pubblica sui finanziamenti alla semplificazione dell’iperammortamento per gli investimenti materiali e immateriali (che il piano Transizione 4.0 ha sostituito con i crediti d’imposta).

“L’economia è a grave rischio e con essa i posti di lavoro di milioni di persone”, si legge nel documento congiunto di Confindustria Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. “Da una prima stima, a seguito dell’ulteriore chiusura imposta correttamente alle attività produttive per tutelare il bene primario della salute, in mancanza di misure straordinarie sembra probabile il fallimento o la chiusura del 60% delle PMI“. I Presidenti di Piccola Industria stimano una perdita di posti di lavoro che “raggiungere e superare 2,5 milioni di persone”.


La lista delle proposte

La prima delle proposte di sostegno alle PMI riguarda la “riduzione progressiva, fino all’annullamento, del versamento di tutte le imposte dovute nel 2020 e 2021 (sia acconti che saldi) per tutte le imprese e persone che subiranno un impatto significativo nel bilancio aziendale o reddito personale al di sopra del 20%”. Questa misura permetterebbe di concedere a imprese e famiglie la liquidità necessaria per superare la crisi, rilanciando consumi e investimenti.

Un altro punto su cui si concentrano gli industriali delle tre regioni maggiormente colpite dall’emergenza Coronavirus sono i pagamenti della Pubblica Amministrazione. Si chiede infatti la liquidazione immediata dei crediti tributari (Iva, imposte e accise) e di tutti i crediti che le imprese vantano con la PA, “per un ammontare di oltre 45 miliardi di euro”.

Una delle proposte è dedicata invece alle procedure fallimentari e concorsuali, per le quali si chiede la sospensione, oltre alla possibilità per le PMI di presentare nuove istanze di fallimento. È una misura che permetterebbe alle aziende di sfruttare periodi superiori agli attuali 12 mesi per ristabilire le attività, colpite da una crisi intensa. Secondo Confindustria, poi, alle PMI andrebbe estesa per 12-24 mesi la non fallibilità relativa ai primi 5 anni di esercizio, beneficio al momento previsto per le sole start up innovative del registro speciale.

Nel documento si chiede inoltre di aumentare al 100% la garanzia dello Stato su affidamenti e finanziamenti alle PMI attraverso i Fondi di Garanzia e i confidi, o tramite una garanzia regionale. Il potenziamento del Fondo di Garanzia attuato dal Decreto Cura Italia permette al momento di usufruire di una garanzia su un massimo dell’80% del finanziamento per garanzia diretta e fino al 90% per controgaranzia dei confidi. La copertura totale da parte dello Stato, si legge nel documento, “permetterebbe di proteggere gli istituti di credito e non fermare l’erogazione verso le PMI di nuovo credito per sostenere la liquidità”.

Tra le altre proposte per le PMI avanzate dai Comitati Regionali di Piccola Impresa ci sono:

  • Semplificazione dell’iperammortamento per gli investimenti materiali e immateriali (con eventuali procedure di verifica semplificata) che, come sappiamo, dall’1 gennaio 2020 è stato sostituito da crediti d’imposta previsti dal Piano Transizione 4.0.
  • Estensione del bonus cuneo fiscale da 100 euro a tutti i lavoratori per almeno un anno.
  • Sospensione per le PMI dalla segnalazione in Centrale Rischi, che “spesso rappresenta per l’azienda l’inizio di una spirale viziosa del credito: un’eventuale crisi finanziaria transitoria con un istituto si estende anche agli altri”.
  • Sospensione per 6-12 mesi degli aggiornamenti dei Durc (il Documento Unico di Regolarità Contributiva che attesta la posizione regolare di un’impresa in termini di contributi previdenziali e assistenziali). Una misura che permetterebbe alle aziende con scarsa liquidità e con problemi coi versamenti di non perdere commesse e subire il blocco dei pagamenti a causa della irregolarità dei Durc.

Francesco Bruno

Giornalista professionista, laureato in Lettere all'Università Cattolica di Milano, dove ha completato gli studi con un master in giornalismo. Appassionato di sport e tecnologia, compie i primi passi presso AdnKronos e Mediaset. Oggi collabora con Dazn e Innovation Post.

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