A marzo 2020 cala di oltre il 25% il fatturato dell’industria, Pil rivisto al ribasso (-9,6%)

Scende di oltre il 25% il fatturato dell’industria nel mese di marzo 2020. Un dato che porta a -6,6% la variazione dell’indice complessivo nel primo trimestre di quest’anno rispetto a quello precedente. Lo rende noto l’Istat, che individua nel calo della domanda e nelle misure restrittive introdotte per far fronte all’emergenza Covid-19 le cause principali. Si tratta di valori “simili a quelli registrati nel momento più acuto della crisi del 2008-2009”. Nello stesso ordine di grandezza è anche la diminuzione degli ordinativi di marzo, che scendono del 26,5% (-9,5% nel primo trimestre del 2020).

Il tutto mentre il Centro Studi di Confindustria rivede al ribasso l’evoluzione del Pil italiano attesa nel 2020: si stima un calo del 9,6% (contro il -6% previsto il 31 marzo scorso) a fronte di alcuni fattori che si sono fatti sentire in modo più forte: il calo della domanda e il prolungamento dal 13 aprile al 4 maggio del lockdown. Il crollo del Pil sarebbe quindi maggiore di quello previsto per l’Area euro, che è dell’8%. Il calo del Pil stimato per il secondo trimestre del 2020 è del 9%, a cui seguirà un parziale recupero se, come ormai sembra certo, riapriranno tutte le attività economiche. Nel 2021 al momento si prevede che il Pil possa salire del 5,6%, percentuale in questo caso superiore a quella attesa per l’Area euro (+4%).

Il calo di fatturato e ordinativi a marzo

Nel mese di marzo l’industria cede il 25,8% di fatturato. In particolare, ad essere maggiormente colpito è il raggruppamento dei beni strumentali (-36,2%), seguito dall’energia (-32%). Più contenuto (ma sempre superiore al 20%), il calo di fatturato nei settori dei beni intermedi (-20,1%) e dei beni di consumo (-20,8%).

Se si confronta il fatturato di marzo 2020 con quello di marzo 2019, il calo è del 25,2%, mentre per quanto riguarda gli ordinativi, la diminuzione è del 26,6% (-29,3% sul mercato interno e -23,1% su quello estero).

Come è noto, l’Italia è stato il primo Paese europeo ad essere colpito dall’epidemia da Covid-19. Questo spiega il fatto che la quota di fatturato per il mercato interno scende del 27,9%, un calo maggiore del 6% rispetto a quello per il mercato estero (-21,9%). La stessa dinamica avviene per gli ordinativi di marzo: quelli relativi al mercato interno (-29,9%) sono stati più colpiti delle commesse provenienti dal mercato estero (-21,4%).

A marzo la manifattura vede calare il proprio fatturato del 25,1% rispetto allo stesso mese del 2019. È sempre il settore farmaceutico a registrare una crescita maggiore (+9,9%), mentre il più colpito è quello dei mezzi di trasporto (-45,7%). In mezzo si trovano tutte le altre attività, dall’unica altra in positivo, cioè le industrie alimentari, bevande e tabacco (+3,1%), alle restanti in territorio negativo: dai macchinari e attrezzature (-32,6%) alla metallurgia (-30,3%), dal tessile (-43,1%) all’elettronica (-13,6%).

In termini di ordinativi, le percentuali di calo rispetto a marzo 2019 si abbassano (con l’eccezione dei mezzi di trasporto, settore per il quale si registra una diminuzione delle commesse del 55,4%). Scendono del 17,3% gli ordini di macchinari, del 26,5% quelli della metallurgia, mentre salgono addirittura del 19,5% le commesse dell’industria farmaceutica.

Scendono investimenti e import/export

Uno degli effetti dell’incertezza diffusa sui tempi dell’emergenza sanitaria (oltre che del calo di vendite e della mancanza di liquidità) è il rinvio per quasi tutto il 2020 delle decisioni di investimento. Nel 2020 si prevede che scendano del 15,5% (con un -10,6% atteso per marzo), con un parziale recupero nel 2021 (+9,1%).

Anche l’export dell’intero 2020 subirà un crollo, scendendo del 14,2%. A marzo è calato del 16,8%, ma si stima che nel secondo trimestre il dato possa anche peggiorare. Nel 2021, invece, per le esportazioni si prevede un aumento dell’8,4%. Andamenti analoghi si registrano per le importazioni: -14,5% nel 2020 e +8,7% nel 2021.

La ripresa sarà graduale

Nel dibattito sulla ripresa che seguirà la crisi connessa all’emergenza Covid-19 si discute sulla forma che questa avrà. Come evidenzia il Centro Studi di Confindustria, gli “ottimisti” prevedono un profilo “a V” (una rapida ripresa dopo la caduta), mentre i “pessimisti” stimano un profilo “a U” (gradualità della ripresa). Un’ipotesi, quest’ultima, che “è diventata prevalente” perché “molti si attendono che carenza di domanda e aumento dei fallimenti ritarderanno la risalita nel terzo trimestre, forse anche nel quarto, rispetto alla meccanica variazione positiva che deriverebbe dalla riapertura istantanea al 100% di tutte le attività”.

Francesco Bruno

Giornalista professionista, laureato in Lettere all'Università Cattolica di Milano, dove ha completato gli studi con un master in giornalismo. Appassionato di sport e tecnologia, compie i primi passi presso AdnKronos e Mediaset. Oggi collabora con Dazn e Innovation Post.

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