L’impegno di Dassault Systèmes per un mondo digitale democratico: la buona tecnologia deve essere per tutti

Charlie Chaplin in 'Tempi moderni'

L’obiettivo – da realizzare quanto prima – deve essere un mondo digitale ‘democratico‘. Le nuove tecnologie devono essere alla portata di tutti, per dare il massimo delle loro potenzialità. Non deve essere necessario indossare i panni dell’esperto informatico o del programmatore, ma gli strumenti digitali vanno resi ampiamente utilizzabili dallo scienziato come dal professionista del marketing, dall’ingegnere e dal manager. Tutto ciò porterà a più produttività, più efficienza, più velocità nelle varie operazioni, meno errori, meno sprechi di risorse. Più sostenibilità e resilienza.

È la visione illustrata da Guido Porro, amministratore delegato di Dassault Systèmes, nel corso di un incontro online – all’interno degli appuntamenti di Milano Digital Week –, un ‘Tram dell’Innovazione di Dassault Systèmes’ non a caso intitolato Sostenibilità e resilienza: la buona tecnologia deve essere per tutti, o non è buona.

In pratica, secondo questa visione dell’innovazione, si tratta di fare un salto notevole per passare dalle competenze tecnologiche specifiche a piattaforme alla portata anche di non specialisti, facendo ‘parlare la stessa lingua’ all’esperto di software come a quello di strategia aziendale, processi industriali, sviluppo tecnico, processi creativi.

“Si tratta di ‘democratizzare’ la tecnologia”, sottolinea Porro, in questa fase storica che definisce di possibile “Rinascimento industriale”. Ecco perché: “nel prossimo futuro l’esplosione delle tecnologie digitali porterà a una forte accelerazione della produttività”, rimarca Porro, “con trasformazioni in qualche modo paragonabili a quelle portate dalla prima rivoluzione industriale alla fine del Settecento e inizi Ottocento, anche se alcuni pensano ancora che tutto ciò rimarrà una delle tante promesse incompiute nella storia del progresso economico e produttivo”.

E in molti, tra analisti e osservatori specializzati – tra cui quelli della banca d’affari americana Morgan Stanley – prevedono che la crescita esponenziale del business digitale avverrà non solo e non tanto nel mondo consumer della clientela al dettaglio ma in quello B2B, degli affari tra aziende, produttori e filiera. E la piattaforma tecnologica – più evoluta e ‘democratica’ – diventa l’elemento distintivo di queste attività.

In questo scenario, e in prospettiva, “il tema vero non sono le singole tecnologie, impiegate per fare questo e quello, ma come riusciamo a farle ‘parlare’ e funzionare tra di loro”, rileva l’amministratore delegato di Dassault Systèmes. E per fare questo servono competenze adeguate, intelligenza artificiale, sistemi integrabili, e facili da usare per l’utente finale.

Connettere i puntini del disegno tecnologico

Si tratta di connettere tra loro i vari puntini del grande disegno tecnologico, e farli funzionare insieme. Non basta. Farli funzionare insieme in modo semplice e accessibile per tutti, senza essere degli esperti informatici o sistemisti programmatori. E Porro fa due esempi pratici: “una Start-up israeliana sta lavorando a un progetto innovativo di aereo elettrico, e utilizzando una piattaforma di lavoro e intelligenza artificiale ‘accessibile’ a tutti, i tempi di realizzazione del programma vengono fortemente ridotti, è più semplice condividere i vari passaggi, e seguire in tempo reale tutta l’evoluzione in corso”. Mentre un’altra Start-up sta lavorando allo sviluppo di un’auto a energia solare, e la piattaforma Hi-tech condivisa da tutti gli addetti al progetto permette, ad esempio, di passare dal prototipo virtuale al progetto pronto per la produzione snellendo e velocizzando tutti i processi intermedi.

“In questo modo, si crea un sentiero e processo creativo molto più dinamico e molto più efficace, rispetto ai metodi di lavoro tradizionali e non evoluti”, spiega il manager: “la virtualizzazione del prodotto significa anche poter provare come funziona, significa intervenire in ogni passaggio in modo innovativo e funzionale, significa velocizzare enormemente i processi, significa anche realizzare prodotti più sostenibili e affidabili”.

Piattaforme tecnologiche facilmente condivisibili

Attraverso piattaforme tecnologiche condivise – e facilmente condivisibili –, in formato virtuale e digitale si progetta, si indaga cosa fare, si analizza ogni passaggio che riguarda poi la produzione concreta e reale. In formato digitale si possono verificare e migliorare anche i singoli movimenti necessari a ogni tecnico e operaio, per ottimizzare le attività, una funzione ad esempio oggi molto utile e utilizzata per studiare e consentire il distanziamento tra lavoratori come precauzione sanitaria all’emergenza Covid 19. Con la giusta piattaforma, sostenibilità e resilienza si possono fare. E anche molto di più.

Una visione suggestiva e potente, che però d’ora in poi, e sul campo delle imprese, dovrà anche confrontarsi con un mondo fatto di software tecnico polverizzato in decine e decine di soluzioni e standard diversi, diffuse nel variegato panorama delle Pmi. Non sarà facile far parlare tutti la stessa lingua, ma il Digitale ha queste potenzialità e deve avere anche questa ambizione.

Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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