Migliorare la catena di approvvigionamento in azienda con la supply chain 4.0

Molto è stato scritto sull’evoluzione dell’ambiente manifatturiero e sui suoi più recenti cambiamenti. Nei fatti, il settore è in continua evoluzione: sono molte le motivazioni che spingono le aziende a rivedere l’agilità della loro supply chain, come ad esempio il miglioramento della previsione della domanda, la modellazione del rischio, l’automazione robotizzata e la manutenzione predittiva. Ma quando pensiamo alla produzione, una delle prime cose che vengono in mente è la scorta sotto forma di materie prime o di prodotti finiti.

La scorta risolve una serie di problemi di produzione fungendo da cuscinetto per disaccoppiare la domanda e l’offerta e ha ridotto di fatto i processi di supply chain, come la pianificazione della domanda e l’approvvigionamento delle materie prime, a un’attività che si svolge una volta al mese. Si tratta di un lusso che oggi non ci possiamo più permettere, perché è necessario operare in modo molto più agile.

L’impatto del Covid-19

Gli ultimi mesi hanno visto un’ulteriore accelerazione di questo cambiamento, dovuta alla pandemia del Covid-19 e all’impatto che ha avuto – e continua ad avere – sulle infrastrutture economiche e produttive. La forte riduzione della domanda ha rallentato ogni ciclo produttivo, e la supply chain stessa ha subito frenate importanti, quando non vere e proprie interruzioni.

Il MIP del Politecnico di Milano ha sottolineato come il Covid-19 abbia prodotto impatti significativi sulle supply chain, che si sono ritrovate inaspettatamente incapaci di consegnare i prodotti e i servizi e povere dei componenti e dei materiali necessari alle attività di produzione. Ora che le fabbriche tornano a operare riprendendosi dallo shock della domanda, devono affrontare un secondo shock legato all’offerta che la loro scorta non è in grado di gestire. Mentre le aziende cercano di ricostituire rapidamente le loro catene di approvvigionamento, vivendo delle scorte di emergenza, sono passate dal trasporto marittimo a quello aereo, raddoppiando in questo modo le spese.

Tutto ciò ha portato in primo piano il tema della continuità delle forniture, che non può essere più affrontato a livello di singola organizzazione, ma deve prendere in esame l’intera organizzazione di approvvigionamento, compresi i partner a cui deve essere dedicato un monitoraggio particolare.
Per riassumere, le aziende manifatturiere devono rivedere la loro catena di approvvigionamento, considerando due aspetti fondamentali, strettamente collegati tra loro, quelli dell’agilità e della digitalizzazione.

Le supply chain dovranno divenire più agili, capaci di adattarsi in modo rapido e flessibile alle variazioni nelle richieste del mercato, considerando magari opzioni strategiche differenti, legate alla scelta dei partner di riferimento ma anche alla valutazione di nuovi approcci produttivi che, messi a disposizione dalla continua evoluzione tecnologica, possono di fatto spostare gli equilibri.

E qui gioca un ruolo fondamentale la digitalizzazione, che offre alle organizzazioni potenti strumenti sia per rivedere i propri processi in ottica di ottimizzazione delle attività e dei costi, ma soprattutto permette di accedere in tempo reale a grandi quantità di dati che consentono di prendere eventuali decisioni in modo rapido e soprattutto informato, supportando in modo fattivo ogni scelta strategica.

La risposta della Supply Chain 4.0

Stiamo già vivendo la rivoluzione dell’Industria 4.0, stata resa possibile dalla disponibilità di sensori di processo a basso costo, da dispositivi di edge computing che abilitano decisioni autonome e ripetitive, dal cloud computing, e presto anche dalla disponibilità del 5G, che apre le corsie della superautostrada dei dati.

Le operation hanno abbracciato la trasformazione digitale, adottando la manutenzione predittiva che è ora presente in quasi tutti i settori manifatturieri e che assicura una riduzione di quasi il 50% dei tempi di fermo macchina. La stessa evoluzione è possibile anche per la catena del valore, tanto da poter parlare di una vera e prioria Supply Chain 4.0, in grado di ottenere benefici quanto mai concreti.

Ecco alcuni esempi reali di processi che possono portare la supply chain nel futuro, facendo leva su agilità e digitalizzazione.

  1. Agile Demand Forecasting: Nella sua definizione più semplice è la previsione degli eventi di acquisto futuri. La previsione, processo unidimensionale basato su modelli di acquisto storici, beneficerà in larga misura di big data e analisi avanzate. I big data hanno la capacità di sfruttare l’analisi predittiva per trasformare la previsione in una pianificazione della domanda che analizza i dati da decine e centinaia di fonti, sia interne (sistemi ERP, SCM o MES) sia esterne (tendenze di mercato, meteo, giorni festivi, indici dei prezzi al consumo, ecc.) per fornire in tempo reale informazioni su scorte e piani di rifornimento.
  2. Risultati del modello di rischio: La modellazione del rischio nel business era un’ipotesi qualitativa, ora può fornire valutazioni quantitative da una serie di dati più ampia e diversificata.
  3. Automazione robotica: Tradizionalmente, pensiamo ai robot applicati a lavori pericolosi, che richiedono il sollevamento di oggetti pesanti o ripetitivi. Oggi i robot sono addestrati a un processo collaborativo in cui operano fianco a fianco con i lavoratori umani aumentando le loro competenze.
  4. Implementazione del ‘cruscotto‘: Con la necessità di ridurre al minimo il personale che opera in presenza, l’accesso remoto alle informazioni è fondamentale. Gli strumenti di visualizzazione e di flusso di lavoro forniscono ai lavoratori remoti la possibilità di reagire ai cambiamenti e di gestire in modo collaborativo l’efficienza della catena di fornitura.
  5. Eccellenza operativa: Il settore 4.0 sta sfruttando con successo i dati aziendali per fornire vantaggi operativi in termini di ottimizzazione dei processi, miglioramento del rendimento o della produttività, e manutenzione predittiva delle attrezzature.

Verso una nuova normalità

Perché tornare allo status quo? L’imprevedibilità che la pandemia sta causando può essere usata come vantaggio competitivo offrendoci la possibilità di ripensare radicalmente la progettazione della supply chain e riducendone le vulnerabilità. Inoltre, affidandosi ai big data in tempo reale, il processo di pianificazione può essere eseguito più spesso e su set di dati più ampi, con il risultato di pianificare su un orizzonte temporale più breve, promuovendo l’agilità della catena di fornitura di cui c’è tanto bisogno.

Yari Franzini

Regional Director Italy, Cloudera

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