Competenze digitali mai così critiche, ma quasi la metà della popolazione mondiale non usa Internet

Nel 2019 il 46% della popolazione mondiale non ha usato Internet, un dato che sale all’80% se si prende in considerazione la popolazione dei paesi meno sviluppati: sono questi i dati che emergono dal rapporto “Digital Skill Insight” pubblicato dall’Unione internazionale delle telecomunicazioni (ITU, International Telecommunication Union), una delle agenzie specializzate delle Nazioni Unite.

Ad impedire l’utilizzo della rete a quasi la metà della popolazione mondiale non è la mancanza di connessione: il 93% della popolazione vive, infatti, in aree coperte almeno da una connessione 3G. A fare da barriera per l’utilizzo di Internet è, invece, la mancanza di competenze digitali di base. Nella stessa Unione Europea, secondo i dati forniti dalla Commissione, il 42% della popolazione non possiede queste competenze, nonostante siano richieste nella maggioranza dei lavori.

Un gap di conoscenze che è stato esacerbato dalla pandemia di Covid-19, che ha reso gran parte delle attività quotidiane (quali lavoro, educazione, socializzazione, cura della persona e shopping) accessibili soltanto attraverso la rete.

Il rapporto, formato da 8 articoli, si divide su 4 grandi aree tematiche:

  • domanda e offerta delle competenze digitali;
  • nuovi lavori e competenze richieste;
  • competenze necessarie per accedere alle informazioni online;
  • divario di genere e di competenze digitali.

Competenze digitali mai così importanti

Gli articoli presenti nella pubblicazione evidenziano l’importanze di possedere competenze digitali di base, ormai essenziali in ogni lavoro. Infatti, attraverso l’analisi del ritmo della trasformazione tecnologica in diversi settori industriali e delle tecnologie attualmente adottate, gli autori hanno sottolineato che competenze digitali basiche ed intermedie diventeranno sempre più importanti anche nei lavori non-tech.

Anche le competenze digitali più avanzate avranno sempre un maggior peso per i lavoratori nei settori della cybersecurity, dell’intelligenza artificiale e della creazione di servizi digitali. Una fetta minore della porzione lavorativa, ma formata da membri indispensabili alla forza lavoro.

Necessario chiudere il gap di competenze tra i lavoratori

Uno scenario che, già prima della pandemia di Covid-19, aveva creato un gap di competenze tra i lavoratori in possesso delle skill più ricercate dalle imprese (programmazione, app development, pensiero critico, problem-solving e capacità di negoziazione) e quelli che non ne avevano. Tuttavia, questo gap ha determinato, secondo l’ITU, anche la capacità delle persone di tutelarsi dal virus.

“Sulla scia di Covid-19, l’importanza delle competenze digitali non è mai stata così evidente, né così urgente”, ha dichiarato Doreen Bogdan-Martin, Direttore del Dipartimento dello Sviluppo delle Telecomunicazioni dell’ITU. “Chi ha avuto la fortuna di godere di una connettività veloce si è rifugiato dall’emergenza sanitaria globale spostandosi in un ambiente virtuale, che ha permesso la continuità economica, l’istruzione e il contatto interpersonale. Tuttavia, coloro che non avevano accesso alle reti e alle competenze digitali sono stati lasciati ancora più indietro”, ha aggiunto.

Per chiudere questo gap, l’ITU invita i governi, le imprese, i sistemi educativi e la società a lavorare insieme per sostenere una forza lavoro dinamica e ridefinire costantemente le competenze richieste dai futuri posti di lavoro. Dallo studio emerge che saranno necessarie ulteriori formazioni e riqualificazioni (up-skilling e re-skilling dei lavoratori), poiché i dipendenti dovranno impegnarsi in percorsi di apprendimento continuo, resi necessari dall’automazione e dalla digitalizzazione dei processi produttivi.

Interventi che hanno grandi potenzialità non solo sociali, ma anche economiche: dai dati forniti dal Forum economico mondiale si evince, infatti, che chiudere questo divario di competenze potrebbe aggiungere 11.5 trilioni di dollari al Pil mondiale entro il 2028.

L’importanza dell’alfabetizzazione informatica per i cittadini

Necessario anche, secondo il rapporto, investire sull’alfabetizzazione informatica dei cittadini e sulle capacità necessarie per analizzare e interpretare i dati. Capacità che sono vitali per processare le informazioni online e garantire una partecipazione attiva dei cittadini alla società digitale. Anche in questo campo l’Unione internazionale delle telecomunicazioni invita responabili politici ed operatori del settore ad intervenire.

Chiudere il gender gap nel digitale

Il rapporto pone l’accento sull’importanza di promuovere la partecipazione delle donne ai settori IT e TIC.  Infatti, se la situazione è critica nella maggior parte dei paesi in Europa, America, Asia e Oceania (dove le donne rappresentano meno della metà dei lavoratori impiegati), la disparità di genere cresce significamente nei paesi dell’Africa.

La partecipazione femminile ai programmi di sviluppo delle capacità digitali può essere aumentata, secondo gli autori dello studio, includendo un maggior numero di donne nella progettazione dei programmi, coinvolgendo i genitori e i leader della comunità, ma anche con la partecipazione di donne già affermate in questi settori.

Per far questo, sottolinea il rapporto,  le capacità digitali dei decisori politici devono essere rafforzate affinché comprendano meglio gli ostacoli all’accesso a Internet che le donne si trovano ad affrontare, e per dotarle degli strumenti necessari a promuovere politiche pubbliche più inclusive dal punto di vista del genere.

Il documento

Digital Skills Insights 2020_compressed

Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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