Più automatizzate, veloci ed efficienti: cosa sono le aziende bioniche e perchè affronteranno la crisi meglio rispetto alla concorrenza

Le aziende “bioniche”, che cioè sanno integrare con continuità le nuove tecnologie con le capacità delle risorse umane, possono ottenere risultati superiori in termini di esperienza, efficienza, produttività e innovazione: è questa la sintesi che emerge dalla ricerca “How Bionic Companies Translate Digital Maturity Into Performance”, realizzata da Boston Consulting Group (BCG).

Un vantaggio diventato ancora più rilevante a causa della pandemia: secondo la ricerca, infatti, le aziende meno mature in ottica digitale (con punteggi bassi nell’Indice di Accelerazione Digitale), avranno più difficoltà ad affrontare la crisi e a riavviare le proprie attività una volta superata la fase di emergenza.

Che cos’è un’azienda bionica

Il 10% di algoritmi, il 20% di tecnologia e informatica, il 70% di attività industriale e capitale umano: è questa, secondo BCG, la ricetta per un’impresa bionica.

Per arrivare a questo punto sono necessari investimenti sostanziali, anche rivolti alla forza lavoro: per riqualificare le risorse esistenti, attrarre e trattenere i giusti talenti digitali e sviluppare nuove capacità di leadership. A questo, si aggiungono investimenti in tecnologie da integrare alle persone, in particolare nell’analisi dei dati e nell’Intelligenza Artificiale.

Mentre in un’azienda poco matura a livello digitale le persone vengono impiegate nello svolgimento delle operazioni, nelle imprese bioniche il personale si dedica all’innovazione e a progettare processi che le nuove tecnologie possono gestire in modo più efficiente e produttivo.


Questo gli consente di ambire a livelli di assistenza e coinvolgimento del cliente più alti, con un servizio più automatizzato e più interattivo, per offrire soluzioni personalizzate.

Lo sviluppo delle aziende bioniche nei vari settori e aree geografiche

La classificazione delle aziende bioniche fatta dal Boston Consulting Group si basa, come già menzionato, sull’Indice di Accelerazione Digitale (DAI), che valuta il livello di digitalizzazione delle aziende su una scala da 1 a 4 in 35 categorie differenti.

Secondo l’indice di BCG, le aziende con un DAI da 0 a 43 sono classificate come “ritardatarie”, mentre le aziende con un punteggio da 67 a 100 sono “campioni digitali”. Società di quest’ultimo tipo esistono in tutti i settori economici, con quelli della tecnologia, delle telecomunicazioni e della finanza che occupano una posizione di leader in tutte le regioni: infatti, oltre il 30% delle aziende analizzate dalla ricerca all’interno di questi settori sono bioniche.

Le aziende del settore sanitario e quelle dei beni di consumo si trovano, invece, in una posizione intermedia avendo fatto, nel 2019, dei progressi nel digitale, ma trovandosi ancora in una posizione più arretrata rispetto ai leader, mentre il settore pubblico e quello energetico conta il numero più basso di aziende di questo tipo.

Particolarmente avanzate nell’adozione delle tecnologie digitali sono le aziende asiatiche, soprattutto quelle cinesi, dove la spinta data dalle aziende tech sta trascinando nell’era bionica tutti i comparti industriali del Paese: dalla finanza alla sanità, dalla manifattura alle assicurazioni.

L’Europa ha compiuto progressi, specie nelle telecomunicazioni, ma rimane in ritardo nella digitalizzazione della pubblica amministrazione. Stagnanti, invece, i risultati degli Stati Uniti, polarizzati anche dal punto di vista bionico: i grandi colossi tecnologici americani, per esempio, hanno in media 20 punti DAI in più rispetto alle PMI.

Dall’analisi si evince, tuttavia, che anche le aziende considerate ritardatarie hanno delineato una strategia per recuperare il distacco: infatti, anche le aziende del settore pubblico, che si posizionano ultimo nel punteggio totale della maturità digitale, in media, di oggi, 51 punti DAI nella strategia. A confronto, settori di punta come la tecnologia o le telecomunicazioni vantano una media di 63 e 61, rispettivamente.

Le aziende bioniche hanno un vantaggio significativo rispetto alla concorrenza

Una differenza di maturità digitale che si traduce in una diversa capacità di raggiungere gli obiettivi, come la digitalizzazione dei processi, la capacità di adottare nuove soluzioni tecnologiche e il ROI digitale. In questo campo, sottolinea il rapporto, le aziende dei settori delle telecomunicazioni, tecnologia e finanza hanno delle prestazioni particolarmente positive.

In generale, le aziende bioniche sbaragliano la concorrenza in tutti i Kpi: negli ultimi 3 anni, hanno infatti aumentato i loro guadagni 1,8 volte più velocemente delle aziende digitalmente meno sviluppate e hanno speso 1,5 volte di più in R&S. Di conseguenza, queste aziende sono state quasi 2 volte più profittevoli, rispetto alla concorrenza, nel periodo 2015-2018.

In termini di efficienza dei costi, circa il 59% delle aziende bioniche dicono di essere in vantaggio rispetto alla concorrenza, mentre solo il 31% dei “ritardatari” dice lo stesso. La disparità è simile per la qualità del prodotto (71% contro il 39%), la soddisfazione del cliente (68% contro il 38%) e per il time to market (58% contro il 27%).

Analogamente, mentre le società bioniche hanno tagliato le spese operative del 5% in un periodo di tre anni, i “ritardatari” sono riusciti a tagliare le spese operative di un solo solo punto percentuale.

La ricetta del successo delle compagnie bioniche

Secondo la ricerca, le compagnie bioniche raggiungono risultati migliori applicando 4 booster digitali: investimenti in tecnologie, designare personale al digitale, la capacità di passare da pilot digitali a soluzioni end-to-end e la capacità di generare profitti più alti.

Nel 2020, il 55% delle aziende bioniche ha dedicato più del 15% delle risorse alle spese di gestione al digitale, rispetto al solo al 29% delle aziende “ritardatarie”. Le aziende bioniche tendono, inoltre, a incanalare gran parte dell’investimento in tecnologia (28%) e dati (22%), migliorando la loro capacità di scalare e ottenere risultati, mentre i “ritardatari” continuano a spendere di più sui processi fondamentali.

Ad esempio, il 40% delle aziende bioniche ha iniziato a collegare il 25% o più del panorama tecnologico attraverso le interfacce di programmazione delle applicazioni (API), rispetto a solo il 22% dei “ritardatari”. Inoltre, mentre un terzo delle aziende bioniche ha trasformato digitalmente almeno il 25% dei propri processi principali, solo il 14% dei “ritardatari” ha fatto lo stesso.

Le aziende bioniche che puntano sull’Intelligenza Artificiale

Le aziende bioniche più avanzate (il 17% tra le aziende analizzate) mettono al centro della propria trasformazione digitale l‘Intelligenza Artificiale. Per realizzare soluzioni partendo dall’AI, queste aziende utilizzano dati derivanti sia dai processi interni che dagli scambi con i clienti e investono in modo significativo in stretegie, governance e nelle piattaforme necessarie alla raccolta e alla gestione dei dati.

Anche in questo settore le compagnie asiatiche occupano una posizione di leadership: circa il 7% delle imprese analizzate in Asia hanno infatti raggiunto questa condizione, contro il 2% delle aziende europee.

Dalla ricerca, inoltre, emergono 3 azioni strategiche comuni a questa tipologie di imprese bioniche, che sono:

  • privilegiare la crescita dei profitti e dell’innovazione in cambio del taglio dei costi, anche nei momenti di crisi. Anche quando cambiano le consizioni, infatti, queste aziende possono sfruttare le soluzioni di Intelligenza Artificiale per risparmiare sui costi;
  • porre l’Intelligenza Artificiale al centro della trasformazione digitale, in quanto capiscono che questa tecnologia è vitale per sviluppare nuovi processi;
  • impegnarsi a investire nei talenti dell’Intelligenza Artificiale. Quasi il 37% delle aziende analizzate prevede, infatti, di aumentare le competenze in questo ambito di almeno un quarto della propria forza lavoro nel prossimo anno.

La ricerca

Per maggiori informazioni riguardo la metodologia utilizzata per la ricerca e per tutti i dati, si consiglia di fare riferimento al documento sottostante (disponibile in inglese).

bcg-how-bionic-companies-translate-digital-maturity-nov-2020 (1)

Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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