Lavoro 4.0: con l’upskilling 5,3 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2030

Un aumento del PIL compreso tra 5.000 e 6.500 miliardi di dollari entro il 2030 e la creazione netta di 5,3 milioni di nuovi posti di lavoro: è quanto emerge dal rapporto ‘Upskilling for Shared Prosperity’ (Aumentare le competenze per una prosperità condivisa) realizzato dal World Economic Forum in collaborazione con Pwc.

Uno scenario realizzabile a fronte di un investimento su larga scala nella riqualificazione delle competenze lavorative, il passo più importante per affrontare la sfida della quarta rivoluzione industriale, che sempre secondo il Wef, dovrebbe portare a un aumento della produttività globale del 3% entro il 2030.

Lo studio parte dalla consapevolezza che le nostre economie non sono più in grado di offrire alle persone ciò di cui hanno bisogno, pertanto necessitano di una riforma sistematica. Ed è attraverso la ricostruzione delle competenze dei lavoratori, che sarà possibile crearne di nuove più inclusive e sostenibili. Un capitalismo 4.0 che punti ad azzerare le diseguaglianze.

L’anno passato è stato estremamente difficile per milioni di persone in tutto il mondo. La pandemia COVID-19 e le misure introdotte nei Paesi per affrontarla hanno avuto un impatto devastante sulle economie. La pandemia ha messo in evidenza le debolezze strutturali dell’impianto istituzionale ed economico e ha inasprito le disuguaglianze. Le persone che erano già svantaggiate sono state colpite in modo particolarmente duro.

Anche prima di COVID-19, la crescita dell’automazione e delle nuove tecnologie stava trasformando il mondo del lavoro, determinando un bisogno urgente di aggiornamento e riqualificazione su larga scala. Ora questa necessità è diventata ancora più impellente.

Secondo il Future of Jobs Report 2020 del World Economic Forum infatti, la metà di tutti i dipendenti in tutto il mondo avrà bisogno di riqualificarsi entro il 2025. Stima che non include tutte le persone attualmente disoccupate.

Il rapporto ‘Upskilling for Shared Prosperity’ teorizza due scenari, basati su Paesi che adottano misure per ridurre i gap di competenze in linea con le migliori pratiche industriali dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE):

  • Lo scenario accelerato presuppone che i divari di competenze siano chiusi entro il 2028. Questo aggiungerebbe 6,5 trilioni di dollari al PIL globale entro il 2030.
  • Lo scenario centrale presuppone che i divari di competenze siano chiusi entro il 2030. Questo aggiungerebbe 5 trilioni di dollari al PIL globale entro il 2030.

Maggiori guadagni per le economie meno sviluppate

Le economie meno sviluppate così come i Paesi con maggiori divari di competenze potrebbero assistere a maggiori guadagni in termini di percentuale del PIL. In testa alla classifica ci sarebbero, ad esempio, in Cina, Stati Uniti, India, Spagna e Sudafrica.

È probabile che la Cina possa realizzare lo scenario più accelerato. Nel 2019 si è impegnata a spendere 14,8 miliardi di dollari per formare 50 milioni di persone entro il 2022.

Le regioni dell’Africa subsahariana e dell’America latina potrebbero vedere oltre il 7% di PIL aggiuntivo entro il 2030 se iniziassero a investire nell’upskilling ora. Entrambe le regioni sono caratterizzate da un’alta percentuale di giovani, un’elevata disuguaglianza e settori commerciali e di consumo sottosviluppati. Il potenziale dell’upskilling di trasformare le vite e i mezzi di sussistenza in queste regioni è enorme.

Dall’altro lato, le regioni e le economie con i maggiori guadagni sono quelle in cui i divari di competenze sono più grandi e il potenziale è maggiore per migliorare la produttività attraverso l’aumento delle competenze, in linea con le nuove tecnologie.

Servizi e manufacturing +38% del PIL

Il 38% del PIL aggiuntivo, potenzialmente ottenibile attraverso la riqualificazione delle competenze, sarà creato nei settori dei servizi alle imprese e della produzione, nello scenario accelerato.

Altri settori che hanno sofferto per decenni di una bassa crescita dei salari e della produzione potrebbero trarre benefici significativi, utili a ridurre la disuguaglianza e la polarizzazione. Per esempio, la sanità e l’assistenza sociale potrebbero aggiungere 380 miliardi di dollari di PIL attraverso l’aggiornamento delle competenze, entro il 2030, sempre secondo lo scenario accelerato. Negli Stati Uniti, tali guadagni potrebbero essere maggiori.

La riqualificazione nei Paesi con alti livelli di disuguaglianza potrebbe portare anche a un aumento della qualità dei posti di lavoro creati, dato che la possibilità di passare da una manodopera a basso costo a lavori a tecnologia avanzata è maggiore. Questo aspetto, unito alla riqualificazione delle persone, porterebbe al miglioramento dei salari e dei mezzi di sussistenza.

Nell’agricoltura e nell’edilizia, una migliore produttività potrebbe ridurre il numero totale di posti di lavoro e i costi di produzione, tuttavia le popolazioni qualificate impiegate in questi settori potrebbero vedere un miglioramento significativo della qualità del lavoro. Mentre la riqualificazione di coloro che hanno svolto lavori di qualità inferiore in questi settori permetterebbe loro di entrare nei nuovi mercati in espansione di domani – compresi i servizi alle imprese e il settore pubblico.

Creatività, Innovazione ed Empatia

La riqualificazione potrebbe accelerare la transizione verso un’economia in cui il lavoro umano è sempre più integrato e aumentato – piuttosto che sostituito – dalle nuove tecnologie, migliorando così la qualità complessiva dei lavori. Il numero di lavori che richiedono creatività, innovazione ed empatia aumenterà, così come la necessità di competenze informatiche.

Secondo il Future of Jobs Report 2020 del World Economic Forum, i datori di lavoro si aspettano che, entro il 2025, la percentuale di lavori che non sono più rilevanti o che potrebbero essere sostituiti dall’automazione diminuirà dal 15,4% della forza lavoro globale al 9%, mentre le professioni attualmente emergenti cresceranno dal 7,8% al 13,5% della base totale dei dipendenti nello stesso periodo.

Nella maggior parte dei settori di attività, le aziende dichiarano che le carenze di competenze sono la ragione principale per cui ci sono barriere all’adozione di nuove tecnologie che aumenterebbero la produttività. Non sorprende che i Paesi con la più grande forza lavoro vedrebbero i maggiori guadagni: Stati Uniti, India e Cina.

Le 4 aree di intervento

Il rapporto del World Economic Forum identifica infine quattro aree chiave che richiedono nuovi approcci all’upskilling e un’azione urgente da parte dei Governi, delle imprese e delle altre parti interessate:

  • Per tutte le parti interessate: Costruire un ecosistema forte e interconnesso impegnato in un programma globale di upskilling e dare alle persone l’opportunità di partecipare;
  • Per il Governo: Adottare un approccio agile per guidare le iniziative nazionali di upskilling, lavorando con le imprese, le organizzazioni non profit e il settore dell’istruzione;
  • Per le imprese: fissare come principio aziendale fondamentale l’aggiornamento delle competenze e gli investimenti nella forza lavoro;
  • Per gli enti di istruzione: Abbracciare il futuro del lavoro per reinventare l’apprendimento permanente per tutti.
WEF_Upskilling_for_Shared_Prosperity_2021

 

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Beatrice Elerdini

Giornalista di professione, reporter, copywriter, Social Media Manager e autrice di testi per la tv e il web. Da dieci anni lavoro su piattaforma Wordpress e mi nutro di SEO. Ogni giorno mi occupo di cronaca, attualità, economia e nuove tecnologie. Avete storie, notizie e curiosità da raccontare? Scrivetemi a biaraven@libero.it

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