Innovazione, formazione e politiche di sostegno per una manifattura sostenibile e resiliente

Innovazione, formazione e sostegno alle imprese alla luce delle possibilità offerte dal Recovery Plan nazionale (PNRR). Sono queste le principali leve su cui puntare per la ripresa dell’Italia dalla crisi della pandemia. Il dibattito sullo scenario industriale del prossimo futuro è stato acceso dal Cluster Fabbrica Intelligente, associazione che punta a implementare strategie di ricerca e innovazione, nel workshop annuale “Produrre un Paese Resiliente e Sostenibile: le priorità del PNRR”.

Secondo Tullio Tolio, Presidente del comitato tecnico scientifico del Cluster, sono tre i temi fondamentali su cui è indispensabile puntare per il futuro della manifattura: Internet of actions, cioè la possibilità di agire a distanza, digitalizzazione delle filiere e riconfigurabilità dei sistemi. Fondamentale il ruolo della resilienza che, parlando di industria, è la capacità di una realtà produttiva di far fronte a contesti avversi. Una priorità, considerando l’imprevedibile andamento del 2020, nonché un elemento fondante della ripresa quest’anno.

Serve però una mission generale per il sistema produttivo italiano: “Durante la pandemia tutti si aspettavano che Paesi come l’Italia fossero immediatamente in grado di produrre tutto ciò che serviva al Paese”, ha raccontato, evidenziando la forza del settore manifatturiero nel nostro Paese. La realtà ha dimostrato che non è stato possibile rispondere con forza da subito, questo perché “la pandemia ha disarticolato le supply chain e ha obbligato soggetti diversi a collaborare”. La lezione appresa è che “serve un’infrastruttura di sistemi per la collaborazione, c’è bisogno di fiducia e anche di una capacità tecnologica, che deve essere organizzata: i migliori attori sanno che devono essere contemplati in questo sistema per agire nel momento del bisogno”.

PNRR, si punta sul 4.0 ma bisogna colmare i vecchi gap

“Il 4.0 è il capitolo centrale della nostra politica industriale, è entrato sia in Legge di Bilancio che nel PNRR, nessuno lo toccherà”, sottolinea Elio Catania, Senior Advisor del Ministro dello Sviluppo Economico. Il PNRR – ricorda Catania – offre significative opportunità finanziarie che occorre però sfruttare in modo strategico puntando su obiettivi pillar ben definiti. “Abbiamo un grosso gap da colmare sulle PMI”, per cui è “bene lanciare avanti e dare un connotato diverso al tema della digitalizzazione, ma non dimentichiamoci che abbiamo la necessità di far alzare il livello complessivo del Paese”.

Gli strumenti per il rilancio e per l’innovazione non mancano, ma non tutte le realtà sanno destreggiarsi tra le opportunità: “La strumentazione economico-finanziaria c’è: utilizziamola. Abbiamo dovuto sospendere in questa fase di transizione il lavoro di comunicazione, che è fondamentale. Dobbiamo far capire a tutti di cosa parliamo e quali sono gli strumenti a disposizione”, ha precisato Catania. Due sono le dimensioni importanti: “La digitalizzazione e come utilizzare gli strumenti a disposizione. In questo ci stanno aiutando i network come i Centri di competenza e i Digital innovation hub”.

Proprio il lavoro fatto attraverso i Digital innovation hub di Confindustria, secondo il vicepresidente Maurizio Marchesini rappresenta “un assessment per verificare la capacità digitale della propria filiera e quindi per farla crescere. Qualunque iniziativa che diffonde tra le aziende più piccole la cultura e la necessità di uscire da un mondo produttivo più attento all’efficienza che alla flessibilità, e dunque a cambiare prospettiva, è benvenuto”.

L’evoluzione del piano 4.0

Considerando questo contesto, è necessario che il piano Transizione 4.0 evolva verso nuove forme per supportare al meglio le imprese nelle sfide che le attendono ora. Nella prima fase, il piano ha puntato sull’incentivo all’acquisto, per poi sostenere la ricerca, ma ora serve “un approccio sistemico”, spiega Andrea Bianchi, ex dirigente di Confindustria e attualmente responsabile della pianificazione strategica e delle politiche industriali di Invitalia. Secondo Bianchi, la pandemia ha evidenziato “il valore strategico del digitale per aumentare anche il livello di flessibilità del sistema produttivo, un elemento chiave per consentire all’industria per sostenere l’economia. Le imprese che avevano già avviato il processo di digitalizzazione attraverso il 4.0 hanno reagito meglio alla pandemia”. Emerge dunque la necessità di portare la trasformazione digitale anche verso le PMI. Serve quindi “un’evoluzione del piano 4.0” verso un approccio sistemico per usare sempre più le piattaforme tecnologiche come elemento di raccordo tra le filiere produttive. Con Il PNRR dunque “andrebbe potenziato il livello di incentivazione delle imprese ma anche costruzione di piattaforme” per puntare sul network, creando “un ambiente 4.0 così le PMI possono usare tutte le potenzialità” del piano”. Centrale in questa visione, secondo Bianchi, è l’utilizzo dei dati.

A guidare l’evoluzione del piano, nuove politiche industriali: “La pandemia ci ha insegnato non solo come sta cambiando il sistema industriale ma anche le politiche: sono state fatte cose straordinarie, ora abbiamo bisogno di un modello di politica industriale per poter usare in maniera flessibile tutti gli strumenti”, ha sottolineato Bianchi, evidenziando come un ruolo chiave sarà giocato dal partenariato e dalla sinergia tra pubblico e privato. Bisogna quindi individuare “soggetti attuatori delle politiche”.

L’uomo al centro: l’importanza della formazione

Un’accelerazione di questo genere richiede tuttavia attenzione alle competenze, per non allargare lo skill mismatch già esistente impattando sull’occupazione. Per questo, come spiega da Marco Bentivogli, coordinatore di Base Italia, attività di reskilling e formazione sono cruciali: “Ci sarà bisogno di potenziare gli essere umani dandogli competenze che li realizzino nel mondo del lavoro”.

Secondo Bentivogli la smart factory ha tutti gli elementi necessari perché “la tecnologia consente di tenere d’occhio la sostenibilità”, considerando il “rispetto della dignità del lavoratore e del territorio”, che sono “ingredienti di produttività”. Bisogna “configurare questi aspetti in un paradigma di fabbrica del futuro”, con investimenti mirati in direzione di scelte sostenibili.

I lighthouse plant crescono: ecco i nuovi progetti in corsa

Il Cluster Fabbrica Intelligente, associazione è riconosciuta dal MUR come propulsore della crescita economica sostenibile dei territori dell’intero sistema economico nazionale, ritiene che “iniziative di tipo sistemico e specifico come i lighthouse plant” devono partire “perché fanno crescere tutto il sistema e posizionano l’Italia a livello internazionale”, come sottolinea Tullio Tolio, Presidente del comitato tecnico scientifico del Cluster Fabbrica Intelligente.

L’argomento è stato oggetto di una delle sessioni del suo workshop annuale del Cluster nel corso della quale si è discusso dei progetti degli “impianti faro” o lighthouse plant, presentando le novità in cantiere.

I lighthouse plant sono impianti produttivi dotati di tecnologie 4.0, selezionate con il compito di rappresentare un modello per le altre aziende del territorio. Su queste basi, con la collaborazione di Fabbrica Intelligente viene costruito un progetto di ricerca e sviluppo per farle evolvere nel tempo: l’impianto da una parte continua a crescere ma indica anche la via alle altre aziende.

Luca Manuelli, presidente del Cluster Fabbrica Intelligente, in apertura dell’evento ha anticipato l’obiettivo di raddoppiare “i cluster territoriali nel 2021”, sottolineando anche il ruolo dei lighthouse plant, che “nonostante il Covid-19 hanno portato avanti il loro obiettivo di innovazione”. Si punta all’ampliamento del network, coinvolgendo nuovi partner e individuando nuovi impianti “modello”, realizzando “iniziative di filiera”.

HSD, il nuovo lighthouse

Al momento, i lighthouse approvati sono Abb, Ansaldo, Hitachi Rail, Tenova – Ori Martin, più la new entry HSD, annunciata a dicembre 2020: “Un lavoro di team del quale siamo molto orgogliosi”, ha affermato Paolo Galli, product & innovation manager di HSD. L’azienda italiana produce elettromandrini e fattura 80 milioni di euro all’anno, è il secondo costruttore al mondo in quel settore. Il progetto di lighthouse plant si basa su “due macro attività: lo sviluppo di un nuovo prodotto e di un nuovo processo produttivo”. Il primo realizzerà “una nuova famiglia di elettromandrini intelligenti, collegati wireless alla rete internet”, il secondo punta a “dar vita a una fabbrica zero difetti, creando un ecosistema industriale nuovo digitalizzando relazioni amministrative, di misure e controllo qualità”, per costruire “qualcosa che potesse essere d’esempio”.

L’opificio digitale di Wartsila

Stanno affrontando il processo per diventare lighthouse plant anche Wartsila, azienda finlandese che si occupa di sistemi di propulsione, il cui percorso è già a buon punto, oltre a Menarini e Leonardo ancora in fase di sviluppo.

Giuseppe Saragò general manager Smart Manufacturing & Innovations Wartsila, ha presentato il progetto dell’Opificio digitale: “Puntiamo sull’investire in modo intelligente le tecnologie puntando su contaminazione di risorse e del territorio”, presentando “una piattaforma fisica e software che consenta di realizzare l’extended enterprise al fine di creare connessioni e spazi di collaborazione”.

L’iniziativa di Menarini

Riguardo a Menarini, Marco Mansani, corporate grants & funding manager dell’azienda, ha presentato un progetto in fase di implementazione in Toscana: un investimento di 180 milioni di euro per produrre 3 miliardi di compresse all’anno e 240 milioni di blister. L’iniziativa “includerà anche un magazzino automatico, un laboratorio di tecnica farmaceutica, un laboratorio di controllo qualità e avrà un impatto sulla sostenibilità ambientale2. Inoltre, “si lavorerà con robot interconnessi o digital twin”.

Leonardo punta alla semplificazione

La semplificazione del processo problema-tool-skill è uno degli aspetti del progetto di Leonardo. Fabio Barsotti, Evp manufacturing and program management, ha spiegato che “il progetto è molto sistemico”, puntando su “rendere più semplice l’interazione tra individuazione di un problema e gli strumenti necessari per risolverlo e la parte umana”.

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Nicoletta Pisanu

Giornalista, collabora da anni con testate nazionali e locali. Laureata in Linguaggi dei Media e in Scienze sociali applicate all'Università Cattolica di Milano, è specializzata in cronaca.

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