La ricetta di Cottarelli per migliorare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Più attenzione al capitale umano, meno burocrazia, meno parole e maggior specificità nella descrizione degli interventi: sono questi i principali punti su cui la bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) andrebbe migliorata secondo Carlo Cottarelli. L’economista, direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano, ne ha parlato ieri nel corso dell’audizione che si è svolta davanti alla Commissione Bilancio della Camera.

Sebbene osservi alcuni miglioramenti al piano rispetto alla bozza di dicembre, Cottarelli evidenzia come nella versione attuale il PNRR sia fortemente concentrato sull’investimento pubblico (il 70% delle risorse), e molto meno sul creare le condizioni perché sia conveniente, per gli investitori privati, scegliere di investire in Italia anziché in altri paesi.

Anche il rafforzamento del capitale umano, secondo l’economista, non è sufficientemente preso in considerazione dal piano, che riserva alla pubblica istruzione solo il 12,7% delle risorse, nonostante il ritardo del nostro paese in quest’ambito rispetto alla media europea.

Secondo Cottarelli, inoltre, il piano richiederebbe uno sfoltimento dell’apparato normativo e una semplificazione dei processi decisionali, mentre tali punti sono affrontati in modo molto vago. Lo stesso vale per la riforma della giustizia e per il legame tra la lotta alle disuguaglianze e il rafforzamento delle prospettive di crescita del Paese.

Altro punto critico del PNRR è la scarsa specificità rispetto a quanto richiesto dall’Unione Europea: mancano del tutto le informazioni sull’implementazione e la governance; meno del 30% delle linee di intervento definisce un obiettivo quantificato in modo preciso; solo il 20% delinea le tempistiche entro le quali gli obiettivi andranno raggiunti; e addirittura solo 6 interventi su 48 definiscono delle tappe intermedie.

Cottarelli prosegue suggerendo come struttura di governance quella contenuta in un lavoro di Assonime: un ministro senza portafoglio a cui affidare la discussione ed esecuzione del PNRR, coadiuvato da rappresentanti dei ministeri coinvolti e da figure di alto profilo tecnico. Ogni ministero e Regione dovrebbe poi individuare dei responsabili per il Piano cui affidare i relativi compiti.

Ultimo punto, non meno importante: i sistemi di controllo e le misure che dovrebbero individuare e impedire l’insorgere di conflitti di interesse, fenomeni di corruzione e frode nell’uso delle risorse del piano stesso. Allo stato attuale, sottolinea l’economista, questa parte è totalmente mancante.

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Daniela Garbillo

Giornalista pubblicista con oltre vent’anni di esperienza di redazione, coordinamento e direzione maturata presso case editrici, gruppi e associazioni in diversi settori, dalle tecnologie alle energie rinnovabili, dall'occhialeria al beauty. Al suo attivo anche importanti esperienze in comunicazione e marketing.

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