Produzione industriale, il 2020 chiude con un calo dell’11,4%

Il 2020 si è chiuso con un calo di produzione dell’11,4% rispetto ai livelli del 2019. Si tratta del secondo peggior dato dall’inizio della rilevazione dell’Istat, che segue solo i valori registrati dopo la crisi del 2009.

La flessione ha riguardato tutti i principali raggruppamenti di industrie, con un primato negativo per i beni di consumo: il dato tendenziale di dicembre (ovvero confrontato con il valore di dicembre 2019) registra un calo del 9,8%, il più ampio mai registrato. Il calo è meno marcato per i beni strumentali e per l’energia (rispettivamente -2,1% e -0,7%), mentre si registra un incremento tendenziale solo per i beni intermedi (+4,1%).

Particolarmente negativo il dato tendenziale delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-28,5%), fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-16,5%) e della fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e preparati (-10,9%).

Viceversa, i settori economici dove si registra un maggior incremento tendenziale sono la fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (+10,9%), la fabbricazione di prodotti chimici (+7,5%) e la fabbricazione di apparecchiature elettriche (+6,8%).

Per quanto concerne l’indice destagionalizzato, si notano gli effetti della battuta di arresto della produzione successiva al progressivo recupero dopo i mesi di marzo e aprile 2020: nella media del quarto trimestre l’indice destagionalizzato è, infatti, ancora inferiore del 3,1% rispetto a febbraio 2020, con una flessione dello 0,8% rispetto al trimestre precedente e dello 0,2% rispetto a  novembre 2020.

I dati mensili riguardanti le principali industrie mostrano aumento congiunturale sostenuto per l’energia (+1,8%) e un più modesto incremento per i beni intermedi (+1,0%), mentre diminuzioni contraddistinguono i beni strumentali (-0,8%) e, in misura più contenuta, i beni di consumo (-0,3%).

Cresce rispetto al novembre 2020 il dato destagionalizzato della produzione nel settore della fabbricazione dei prodotti chimici (+3,4%), della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (+2,2%), nel settore energetico (+2,0%)e nel settore della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (+1,4%).

Contrariamente, la fabbricazione dei mezzi di trasporto, la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici e l’attività estrattiva sono i settori che hanno registrato la variazione mensile più negativa, con una flessione rispettivamente del -4,9%, -4,6% e -3,1%.

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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