ergoCub, il robot collaborativo che si accorge di stress e stanchezza

Creare robot che possano interagire con l’uomo per affiancarlo nel momento in cui la stanchezza o lo stress superano il livello di guardia per prevenire  incidenti, ma anche errori, in ambiti delicati e complessi, come quello sanitario o industriale. È questo, in breve, l’obiettivo di ergoCub, parola che mette insieme l’ergonomia con il nome di iCub, il robot bambino dell’IIT.

Si tratta di un progetto promosso dall’Istituto italiano di tecnologia e dall’Inail, con un investimento di circa cinque milioni di euro, per la progettazione e realizzazione di nuovi umanoidi e tecnologie indossabili, in grado di valutare, gestire, ridurre e prevenire il rischio fisico dei lavoratori.

L’idea è quella di portare le tecnologie robotiche nell’industria 4.0, mettendo al centro dell’interazione tra uomo e robot l’accettabilità e il benessere psicofisico dei lavoratori. 

Punto di partenza sarà iCub di IIT, che diventerà la piattaforma di riferimento dello studio che porterà alla realizzazione di due nuovi robot umanoidi collaborativi, dotati di sistemi di percezione in grado di leggere il movimento dei lavoratori e analizzare i dati relativi alle sollecitazioni fisiche per evitare l’insorgenza di infortuni e malattie muscolo-scheletriche ma che rispondano anche a requisiti di accettabilità e usabilità.

Dalla tuta sensorizzata ai robot collaborativi per migliorare il benessere dei lavoratori

Il nuovo progetto nasce come attività di trasferimento tecnologico dei risultati ottenuti nell’ambito del progetto AnDy (Advancing Anticipatory Behaviors in Dynamic Human-Robot Collaboration) che ha sviluppato una tuta sensorizzata utile a registrare il movimento del corpo umano e a leggerne gli sforzi articolari, identificando così possibili rischi per la salute. Le informazioni estratte dalla tuta possono essere trasmesse a robot, che interpretano i dati e si comportano di conseguenza per aiutare l’essere umano nei suoi compiti.

Con ergoCub i ricercatori svilupperanno ulteriormente tali tecnologie indossabili, prevedendo il loro utilizzo in comunicazione con i nuovi robot umanoidi. Attraverso una pelle artificiale, in grado di conferire ai robot ergoCub il senso del tatto, i nuovi umanoidi potranno misurare le interazioni con l’ambiente e quindi capire come intervenire nel modo più adeguato e sicuro per la persona.

Tuta AnDy IIT

“Il nuovo progetto – spiega Daniele Pucci, coordinatore del Dynamic Interaction Control lab di IIT – ha l’obiettivo di inserire nell’interazione uomo-robot un nuovo sistema di monitoraggio e risposta a favore della salute del lavoratore. Metteremo in pratica gli insegnamenti derivati dall’Industria 4.0, quali la necessità di sviluppare una tecnologia robotica che sappia favorire il benessere del lavoratore, non solo fisico ma anche psicosociale. Il nostro approccio sarà quello di introdurre robot umanoidi collaborativi che possano interagire come dei veri compagni di lavoro, dei ‘robot workmates’ in grado di avvertire situazioni anomale, attraverso sistemi avanzati di percezione dello stato fisico dell’essere umano, e intervenire a supporto, anticipando il rischio di errore nel collega umano e gli infortuni dovuti a movimenti continui e ripetitivi”.

Uno scenario industriale e uno ospedaliero per testare i robot workmates

Lo studio, quindi,  considererà gli effetti sul breve e sul lungo termine dell’adozione di “robot workmates” tra cui, in primis, il rischio che il robot sia percepito come un intruso, che condiziona in modo limitante l’attività sul luogo di lavoro, invece che come un aiutante.

Per valutare gli impatti psicosociali dei nuovi sistemi robotici insieme agli operatori finali, nei laboratori congiunti presso l’IIT di Genova e il Centro ricerche Inail di Monte Porzio Catone, in provincia di Roma, saranno ricreati due scenari realistici: uno industriale, per realizzare, per esempio, la movimentazione di pacchi in un magazzino, l’altro ospedaliero, dove sono frequenti gli spostamenti di pazienti allettati.

“Questa nuovo progetto – sottolinea Giorgio Metta, Direttore Scientifico IIT – dimostra l’importanza di mettere in rete le eccellenze del nostro Paese, avendo come fine comune le ricadute verso i cittadini, come appunto l’utilizzo della robotica come un’opportunità per migliorare la sicurezza nell’ambiente di lavoro. Negli anni lo scambio continuo con INAIL e il suo staff di ricerca ci ha permesso di trasformare in vera innovazione le tecnologie realizzate nei nostri laboratori, in modo che l’utente finale fosse coinvolto fin dall’inizio; i successi nella protesica per gli arti superiori sono stato un primo esempio, sono sicuro che anche con i robot umanoidi raggiungeremo traguardi molto importanti”.

“Non si tratta di un punto di partenza – conclude il presidente dell’Inail, Franco Bettoni – ma della nuova tappa del percorso di collaborazione avviato anni fa con IIT nel segno dell’innovazione tecnologica e che ha già portato a importanti risultati per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e per la riabilitazione degli infortunati. Nel frattempo, il mondo del lavoro è cambiato profondamente e la scienza ha sviluppato soluzioni sempre più all’avanguardia. Con progetti come questo, noi cerchiamo di creare le condizioni per mettere a disposizione dei lavoratori e del sistema produttivo i risultati di un’attività di ricerca che sia in linea con l’evoluzione tecnologica e possa sempre contribuire a migliorare la vita delle persone”.

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Fabrizio Cerignale

Giornalista professionista, con in tasca un vecchio diploma da perito elettronico. Free lance e mobile journalist per vocazione, collabora da oltre trent’anni con agenzie di stampa e quotidiani, televisioni e siti web, realizzando, articoli, video, reportage fotografici. Giornalista generalista ma con una grande passione per la tecnologia a 360 gradi, da quella quotidiana, che aiuta a vivere meglio, alla robotica all’automazione.

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