L’allentamento delle restrizioni anticipa (e accelera) la ripresa dell’economia italiana

Superando le attese di qualche mese fa, il PIL italiano è in ripresa già dal secondo trimestre, grazie al progresso della campagna vaccinale, che ha favorito una ripartenza anticipata di 1-2 mesi rispetto alle previsioni: è quanto evidenziano gli ultimi dati diffusi dal Centro Studi Confindustria (CSC).

La ripresa anticipata delle attività si aggiunge agli altri segnali positivi già rilevati: il consolidamento dell’attività industriale, l’aumento degli ordini, della fiducia, l’aumento del credito (a fronte di tassi di interesse ancora bassi) e la ripresa degli scambi commerciali, mentre non si frena l’aumento dei prezzi delle commodity.

La ripresa eccede le aspettative, sull’export l’Italia supera la Germania

Il PIL italiano mostra forti segnali di recupero già dal secondo trimestre, superando le attese di qualche mese fa. Il trend suggerisce che la crescita si rafforzerà nel terzo e nel quarto trimestre dell’anno.

Molto positivi i dati sulla fiducia a giugno, con un diffuso balzo che porta non solo l’indice per le imprese ma anche quello per le famiglie oltre i livelli pre-crisi. Questo è cruciale per una ripartenza dei consumi anticipata al secondo trimestre, mentre gli investimenti hanno già recuperato nel primo.

Incoraggiante risalita anche per gli ordini interni dei produttori di beni di consumo, come mostrano i dati di maggio e giugno. Una crescita che si è affiancata al forte aumento già visto per i beni di investimento.

Segnali positivi anche sul fronte del credito: i prestiti alle famiglie accelerano (+4,1% annuo in aprile), quelli alle imprese continuano a frenare, ma crescono (+4,5%). I tassi nei Paesi euro sono in calo a giugno, grazie al proseguire degli acquisti BCE di titoli: il rendimento del BTP (Buoni Poliennali del Tesoro) decennale è sceso allo 0,77% e lo spread sul Bund si è assottigliato all’ 1%.

In consolidamento la ripresa dell’industria, come mostrano i valori del PMI (Purchasing Managers Index, vale a dire l’indice composito degli acquisti dei manager). Particolarmente sostenuta la ripresa della manifattura (dove il PMI ha raggiunto 62,3 a maggio) e delle costruzioni (58,3).

Si registra anche un forte incremento di commesse inevase e dei tempi di consegna e uno svuotamento dei magazzini. L’accelerazione della domanda e la necessità di ricostituire le scorte tengono alte le attese per la produzione industriale, dopo il forte aumento in aprile (+1,8%) e una probabile correzione a maggio: per il 2° trimestre è attesa una variazione positiva.

L’allentamento delle misure restrittive imposte per fronteggiare la pandemia, a seguito di un drastico calo dei contagi, ha fatto ripartire anche il settore dei servizi, in linea con le attese: a maggio il PMI è balzato a 53,1, sopra la soglia neutrale, al massimo da marzo 2019. I consumi si stanno rispostando verso i servizi grazie alla ripresa dei viaggi e dei consumi fuori casa. Tale recupero è stimato accentuarsi a giugno e poi nel trimestre estivo.

Anche l’export torna a recuperare i livelli pre-crisi e si registra una performance particolarmente positiva dell’Italia, che si posiziona bene rispetto al resto dell’Eurozona (superando anche la Germania). Ad aprile, infatti, l’export italiano è continuato a crescere, salendo al +2,8% su febbraio 2020.

Il trend di aumento è diffuso ai principali gruppi di beni e aree di sbocco. Anche le vendite extra-UE, nonostante la correzione a maggio, registrano un robusto +6,1% in valore negli ultimi tre mesi. L’export in aprile è doppio rispetto a un anno prima, minimo della crisi, con recuperi eccezionali nei settori più colpiti (abbigliamento, mezzi di trasporto, mobili).

Prosegue l’aumento dei prezzi all’import, concentrato in energia, prodotti in metallo, chimici. Anche per scambi commerciali, si rafforzano le prospettive per i mesi estivi, grazie al calo dei contagi: a giugno, infatti, si sono registrati valori massimi per gli ordini esteri.

Anche per il commercio mondiale prosegue la crescita (+0,5% in aprile), trainata da Cina e altri asiatici. Il PMI globale ordini esteri (54,9 a maggio) conferma prospettive molto robuste. Ci sono, però, alcune pressioni nelle filiere produttive, con forti aumenti di tempi di consegna e costi degli input.

Continua a preoccupare, tuttavia, l’aumento dei prezzi delle commodity: a giugno il prezzo del Brent  è schizzato a 73 dollari al barile, superando i livelli pre-Covid. Le scorte di greggio, infatti, sono stimate sotto il livello di inizio 2020, data la domanda in ascesa. A maggio le commodity non energy hanno registrato un nuovo massiccio rincaro (+6,8%), particolarmente forte per i metalli (+9,1%) e i cereali (+7,0%). I margini delle imprese sono erosi e l’inflazione al consumo è alzata dal prezzo dell’energia, mentre la misura core resta molto bassa.

 

Anche l’Eurozona è in ripresa, la crescita annua negli Stati Uniti va ben oltre le attese

La fiducia delle imprese europee si è confermata su valori elevati a maggio, mentre la fiducia dei consumatori è in ripresa per il quinto mese consecutivo a giugno. Gli indici PMI rilevano un’attività sopra le attese: il composito è salito a 59,2 a giugno.

Aumento significativo nei servizi (dove ha raggiunto il valore di 58,0), grazie al diffuso allentamento delle restrizioni anti-Covid, e anche nel manifatturiero resta su livelli elevati (63,1). Tutto coerente con un’economia in netto miglioramento, come mostra la crescita della produzione industriale (+0,8%) e il maggior utilizzo degli impianti (da 77,6% a 82,5%).

Negli Stati Uniti, i dati rilevano una ripresa annua che va ben oltre le aspettative: la fiducia dal lato dell’offerta, già espansiva, si è rafforzata a maggio. L’indice dei Direttori degli Acquisti di Chicago è infatti salito a 75,2 punti (68,0 attesi), come l’ISM manifatturiero (indice che indica lo stato di salute del manifatturiero statunitense) è salito a 61,2 punti, contro i 60,9 attesi.

Anche il leading indicator suggerisce una forte accelerazione della crescita: il Conference Board ha rialzato le previsioni sul PIL al +2,5% nel 2° trimestre e al +6,6% nel 2021, la FED le ha portate al +7,0% annuo. La fiducia dei consumatori si è attenuata, ma rimane elevata, riflettendo la ripresa più lenta del mercato del lavoro: sono infatti 559.000 i posti di lavoro creati, contro i 650.000 attesi.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.