Le legge di Bilancio approda in Senato: il Governo “risparmia” 15,2 miliardi sui contributi agli investimenti alle imprese

La legge di bilancio per il 2022 prevede una spesa complessiva a supporto degli investimenti delle imprese inferiore di oltre 15 miliardi rispetto a quanto originariamente previsto. Un numero impressionante che si fatica a leggere come compatibile con quella “politica economica espansiva” che qualche settimana fa aveva annunciato il ministro dell’Economia Daniele Franco.

Sono numeri scritti nero su bianco dai tecnici dell’esecutivo nella relazione illustrativa e della relazione tecnica che accompagnano la manovra finalmente approdata in Senato in data 12 novembre (il Tomo I, un PDF di 86 MB che trovate qui; qui invece il testo integrale del DDL di Bilancio senza la relazione tecnica).

Si noti bene: qui la proroga con forte ridimensionamento del Piano Transizione 4.0 e delle altre misure per le imprese non c’entra nulla: stiamo parlando unicamente del peso sulle casse dello stato delle misure previste per il 2022, mentre, come abbiamo spiegato, la proroga vedrà il via solo dal 2023.

Metà dei risparmi vengono dai crediti d’imposta

In particolare, sul fronte delle spese in conto capitale a legislazione vigente, riferite alle dotazioni di competenza nel 2022 rispetto a quelle che erano state previste per questo 2022 nel 2021, si riducono di 6 miliardi.

Un numero che però non deve trarre in inganno perché frutto della somma algebrica di partite in aumento e partite in diminuzione. E, tra le voci in maggiore calo, ci sono proprio i contributi agli investimenti alle imprese, che ammontano complessivamente a 21,7 miliardi, con una riduzione di ben 15,2 miliardi rispetto a quanto era stato previsto lo scorso anno.

La relazione tecnica scende in dettaglio e spiega dove il Governo è riuscito a conseguire maggiori risparmi.

La riduzione è determinata per 7,6 miliardi da minori previsioni di spesa o per l’esaurimento delle agevolazioni per l’utilizzo dei crediti di alcuni crediti di imposta fruiti dalle imprese.

Ben 2,8 miliardi vengono recuperati dal piano Transizione 4.0: il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali perde 2,3 miliardi, mentre i crediti di imposta per l’attività di ricerca e sviluppo 0,5 miliardi. Diminuisce significativamente anche l’impatto sul bilancio del credito di imposta per il rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni (-2 miliardi).

C’è poi la fine del credito di imposta per l’adeguamento dei luoghi di lavoro in connessione con le misure di contenimento contro la diffusione del Covid-19 (-0,8 miliardi) e per l’erogazione di contributi per l’acquisto di veicoli a bassa emissione di CO2 (-1 miliardo).

Concorrono alle riduzioni complessive della categoria economica anche le minori previsioni di spesa per il fondo di garanzia per le PMI (-2,7 miliardi), e per minori risorse previste per il fondo SIMEST per la concessione di finanziamenti agevolati a sostegno del processo di internazionalizzazione delle imprese italiane (- 2,4 miliardi) ed i contributi per l’acquisto a tasso agevolato di nuovi macchinari (- 1,1 miliardi).

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Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ membro del Consiglio Direttivo di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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