Lo studio del Politecnico: l’uso dei software gestionali è in crescita, ma l’approccio delle imprese è ancora poco strutturato

La pandemia ha evidenziato la centralità del software gestionale nella digitalizzazione dei processi. Nel 2020, le dinamiche del mercato mostrano infatti un settore in buona salute, nonostante la crisi sanitaria abbia generato impatti negativi sull’economia nel suo complesso.

In Italia, nel 2020, è cresciuto il fatturato della produzione dei software e dei servizi correlati, che ha raggiunto i 45,7 miliardi di euro (+17% rispetto ai 39 miliardi registrati nel 2019): un dato realizzato soprattutto grazie al contributo di PMI e grandi imprese, che con 39 miliardi rappresentano oltre l’85% del settore a valore.

Ma c’è ancora un gap tra l’utilizzo ottimale dei software gestionali e lo stato attuale del mercato italiano. Nonostante la dinamica crescente, le imprese e le pubbliche amministrazioni sono ancora lontane da una piena maturità di utilizzo delle soluzioni. In pratica, c’è ancora molto da fare e da migliorare.

È ciò che emerge dall’analisi di scenario dal titolo ‘Il software gestionale in Italia: stato di maturità e leve per la crescita’, realizzata a cura degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con AssoSoftware.

In particolare, guardando esclusivamente alle software house produttrici di soluzioni nell’ambito dei software gestionali, l’analisi stima un fatturato di 17,3 miliardi di euro nel 2020, in crescita del +16% rispetto ai 15 miliardi registrati nell’anno precedente.

“La ricerca svolta in collaborazione con AssoSoftware evidenzia un approccio ancora poco strutturato da parte di imprese e PA”, sottolinea Alessandro Perego, direttore degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano.

Che rileva: “a fronte di livelli piuttosto elevati di diffusione delle soluzioni, il loro utilizzo è ancora frammentato e puntuale, senza una vera e propria consapevolezza dei benefici ottenibili da un percorso più pervasivo di revisione delle modalità di lavoro”.

Occorre aumentare i benefici della digitalizzazione

Nonostante la crescente diffusione dei software gestionali, solo il 29% delle PMI e PA censite ha integrato almeno uno dei software adottati, anche attraverso una suite in grado di rendere interoperabili i moduli applicativi per usufruire di dati e informazioni univoche e sempre aggiornate, nonché per adottare modalità di lavoro più efficienti e coordinate tra le diverse unità organizzative. La scelta di soluzioni gestionali stand-alone comporta al contrario una gestione a silos dei processi e riduce di conseguenza i benefici percepiti dalla digitalizzazione.

Fonte: Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano

Il modulo più diffuso risulta essere quello legato alla Gestione amministrativa e contabile (presente nell’83% delle imprese), che rappresenta spesso il primo passo nell’adozione di soluzioni software e che ormai è piuttosto consolidato all’interno delle realtà italiane. Correlati alle attività contabili, seguono i software di Controllo di gestione (55%), un ambito di pianificazione e controllo caratterizzato da una forte componente analitica e dunque da una maggiore digitalizzazione. I moduli gestionali legati ai processi core di back end, ovvero la logistica e magazzino e l’approvvigionamento e produzione, rappresentano rispettivamente soluzioni adottate dal 54% e dal 50% delle realtà intervistate.

Seguono poi gli strumenti per la gestione documentale e workflow (adottati dal 42% delle PMI), attività ancora caratterizzata nei casi più arretrati da una gestione cartacea oppure da una digitalizzazione destrutturata, con utilizzo massivo degli scambi via e-mail. Infine il CRM, usato dal 40% delle PMI, la cui diffusione limitata evidenzia uno scarso orientamento analitico alla gestione della relazione con il cliente e dei processi di vendita. “Tuttavia, la capacità di utilizzare in modo pervasivo i software adottati, modificando le modalità di lavoro in azienda, e di estenderne l’impatto attraverso l’integrazione delle applicazioni e dei processi dipende fortemente dallo strato organizzativo”, rimarca Perego.

Servono più risorse per realizzare il cambiamento

Le realtà censite spesso non hanno le risorse organizzative necessarie per guidare questo cambiamento. Solo nel 51% delle PMI e PA intervistate esiste un personale dedicato anche all’Information technology e alla digitalizzazione. “Il freno principale verso un’adozione più estesa e interconnessa dei software gestionali è principalmente di natura culturale”, rimarca Bonfiglio Mariotti, presidente di AssoSoftware.

Nelle PMI “manca ancora la consapevolezza dell’importanza strategica di intraprendere un percorso di trasformazione digitale pervasivo in grado di rispondere alle diverse esigenze tattiche”, denuncia Mariotti. Il problema però “è anche politico, nessun governo ha finora prestato la dovuta attenzione agli strumenti informatici necessari per la gestione di qualsiasi attività economica, pubblica o privata: è fondamentale che le banche dati e le piattaforme di servizio pubbliche dialoghino in modo nativo con i software gestionali del mondo delle imprese. Le cosiddette API, i web service, le modalità standard di dialogo devono essere implementate dagli Enti pubblici e incentivate dal Governo. Creando in questo modo un ecosistema virtuoso e privo di colli di bottiglia o lungaggini per lo scambio di dati: l’invio alla PA di quanto richiesto e la restituzione alle imprese di ciò che è contenuto nelle banche dati pubbliche”.

I benefici delle soluzioni gestionali

Considerando un orizzonte di lungo termine, il campione di imprese e PA indagato dalla ricerca risulta estremamente concorde sull’importanza strategica di introdurre questo tipo di soluzioni. Queste realtà riscontrano infatti una serie di benefici fondamentali come la maggiore visibilità e trasparenza dei processi, su cui si ottiene un maggiore controllo (riscontrato dal 77% del campione) e aggiornamento in tempo reale (76%), nonché l’agilità e la resilienza organizzativa, ovvero la maggior continuità operativa durante l’emergenza sanitaria (69%), la proattività di risposta ai cambiamenti del mercato (65%) e il supporto a una maggiore scalabilità del business (57%).

In particolare, nell’ambito dell’indice di maturità sviluppato dalla ricerca, è possibile identificare un 9% di realtà avanzate all’’interno del campione, caratterizzato da un’adozione di soluzioni pressoché completa, integrata e supportata da un cambiamento organizzativo pervasivo. In questi casi, l’impatto sulle performance operative dei processi interessati risulta quasi raddoppiato rispetto alla media di mercato. Un terzo del campione è invece ancora all’inizio del percorso, registrando livelli di adozione limitati e integrazione pressoché assente, senza le risorse organizzative per gestire la digitalizzazione. In questi casi, l’impatto sulle performance operative dei software adottati è limitato o assente, disincentivando l’inizio di un percorso di cambiamento strutturato.

Il cuore della digitalizzazione dei processi

“Il software gestionale è il cuore della digitalizzazione dei processi di imprese e pubbliche amministrazioni, ma manca nel mercato della domanda la consapevolezza rispetto alle opportunità non solo di efficientamento, ma anche e soprattutto di incremento dell’efficacia e della competitività nel settore di riferimento”, sottolinea Roberto Bellini, direttore generale di AssoSoftware.

Che fa notare: “i fornitori hanno un ruolo fondamentale nell’accompagnare i clienti in questo percorso, anche se è necessario che siano coadiuvati dall’interno con una visione strategica chiara e da interventi di sistema che incentivino l’adozione di soluzioni applicative. Il PNRR e l’estensione dei fondi per la transizione 4.0 sono una leva importante per il sistema Paese”.

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Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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