Lavoro, il ministro Orlando: “Uno strumento comune in Europa per gestire la transizione digitale ed ecologica”

Dotare l’Unione Europea di uno strumento comune per supportare i lavoratori europei nell’affrontare l’impatto delle duplici transizioni (digitale e green) sul mercato del lavoro: è questa la proposta fatta dal ministro Andrea Orlando ai suoi colleghi europei nel corso della riunione informale dei ministri del Lavoro e delle politiche sociali, organizzata dalla presidenza francese del Consiglio UE a Bordeaux.

Al meeting, organizzato per le giornate del 14 e del 15 febbraio, hanno partecipato i 27 ministri del lavoro degli Stati membri dell’UE, il Commissario europeo per il lavoro e i diritti sociali, Nicolas Schmit, ma anche le parti sociali europee, i rappresentanti del Parlamento europeo e della società civile, la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Eurofound), nonché l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e l’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL).

L’impatto della transizione digitale e sociale sul mercato del lavoro

Le transizioni digitali e climatiche stanno portando un cambiamento profondo e duraturo nel mercato del lavoro, su più ambiti: dal ritmo dell’evoluzione delle competenze (che accelera sotto la spinta della digitalizzazione), ai territori interessati a livello europeo, fino alle professioni, con alcune che assumono più rilevanza, altre che la perdono, nuove professioni nate proprio dalla spinta accelerativa a queste transizioni e altre che muoiono per lo stesso motivo.

Ma i cambiamenti riguarderanno le tecnologie stesse, con nuove tecnologie che attireranno investimenti massicci o che verranno scartate a causa del cambiamento climatico perché – come ricorda il Ministro Orlando nel suo intervento alla sessione plenaria – “la tecnologia non è neutra, il suo impatto può essere orientato in una direzione o nell’altra”.

Cambiamenti che sono vettori di opportunità, ma comportano anche dei rischi per l’occupazione. Per questo, sottolinea il Ministro Orlando nel suo intervento, è importante promuovere il dialogo sociale, che “può aiutare a produrre effetti e accordi che garantiscono i lavoratori nella conoscenza e nella guida dei processi”.

L’UE ha già attuato iniziative per accompagnare queste trasformazioni, come il piano di azioni e investimenti previsto dall’Agenda europea delle competenze presentata dalla Commissione europea nel luglio 2020 – che rientra nell’ambito della strategia industriale europea – e ha fissato obiettivi ambiziosi nei campi della formazione e dell’occupazione per il 2030.

La riunione informale di Bordeaux – articolata in sessioni plenarie, dibattiti e workshop – ha lo scopo di promuovere il dibattito intorno a tre aree tematiche:

  • Anticipare e investire nelle competenze, soprattutto per identificare meglio i bisogni e investire nelle competenze per offrire una formazione per le professioni del futuro, sia in termini di formazione iniziale per i giovani che di riqualificazione degli adulti
  • sostenere e facilitare transizioni lavorative sicure, in modo da mobilitare meglio le misure attuate a livello nazionale e comunitario per permettere ai lavoratori di evolvere e riqualificarsi nel contesto delle transizioni
  • rafforzare il dialogo sociale, sia europeo che nazionale, per permettere al mercato del lavoro di adattarsi a queste transizioni

La proposta del Ministro Orlando al meeting di Bordeaux

“Occorre scongiurare che siano le fasce più vulnerabili a pagare il prezzo più alto delle transizioni in termini di occupazione, sicurezza sociale e reddito”, aggiunge Orlando.

Un impegno già preso al Vertice Sociale di Porto, nel maggio del 2021, e che deve essere rafforzato alla luce degli impatti asimmetrici che la transizione digitale e quella green avranno sui vari settori dell’economia dell’UE, con i settori ad alta intensità energetica e di carbonio che saranno i più colpiti.

“I regimi di riduzione dell’orario lavorativo rappresentano una prima risposta, se pur assolutamente parziale, per fornire ai datori di lavoro la flessibilità necessaria durante i processi di ristrutturazione, senza ricorrere a licenziamenti. Sarà fondamentale combinare le misure di sostegno con opportunità di miglioramento delle competenze e di riqualificazione della manodopera”, aggiunge Orlando.

Serve dunque uno strumento strategico strutturale europeo, sottolinea il Ministro, sulla base di quanto fatto già con Sure, lo strumento di aiuto temporaneo messo a disposizione dalla Commissione europea per attenuare gli effetti della pandemia sul mercato del lavoro.

“Con un meccanismo simile, ma un oggetto più mirato, potrebbero essere affrontate anche le conseguenze asimmetriche causate dalle transizioni gemelle. Possiamo dotare l’UE di uno strumento strategico strutturale, oggetto di una proposta che abbiamo avanzato con la Spagna, per affrontare le trasformazioni”, propone il Ministro.

Adottare uno strumento europeo, sottolinea il Ministro, fornirebbe anche un’alternativa al dilemma posto tra chi contrappone le transizioni, quella ecologica in particolare, alla tenuta occupazionale e sociale.

Lo strumento proposto dal Ministro Orlando ricalcherebbe lo schema di Sure, con la differenza che mentre Sure era destinato esclusivamente a finanziare il regime di lavoro ridotto, questo nuovo strumento dovrebbe sostenere tali misure in combinazione con il miglioramento delle competenze e la riqualificazione dei lavoratori.

Tra le proposte avanzate dal Ministro nel suo intervento, vi è anche quella di creare sinergie tra il nuovo strumento e i fondi nazionali di sicurezza sociale, in modo da ridurre al massimo l’impatto sul bilancio europeo.

“L’Europa può essere più verde e più sociale e questo dipende da come sapremo aggiornare gli strumenti e da come faremo tesoro dell’esperienza della pandemia guardando al fatto che gestendo questi processi a livello europeo, potranno avere un maggiore impatto”, conclude Orlando.

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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