Gas, energia e carburante: il Ministro Cingolani indica la via per far fronte ai problemi di fornitura e al rialzo dei prezzi

A pochi giorni di distanza dalla presentazione della strategia europea per la diversificazione delle fonti energetiche e la riduzione della dipendenza dal gas russo, anche l’Italia delinea le linee di intervento per far fronte alle possibili interruzioni alla fornitura di gas naturale causate dalla guerra in corso tra Russia e Ucraina, per far fronte all’impennata dei costi energetici e del carburante e per svincolare il nostro Paese dalla dipendenza del gas russo.

Intervenuto al Senato per fare un quadro della situazione e dei possibili scenari, il Ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha delineato i possibili scenari nel breve, medio e lungo periodo e fornito alcuni chiarimenti sulla linea del Governo per far fronte all’aumento dei prezzi e per assicurare le riserve di gas per il prossimo inverno.

La situazione italiana: l’import del gas russo è aumentato negli ultimi anni

A fronte di un consumo che è rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi dieci anni, la dipendenza del nostro Paese dal gas estero è aumentata sostanzialmente. Infatti, a partire dal 2011 la produzione nazionale di gas naturale si è più che dimezzata, per il calo naturale dei giacimenti a cui non si è fatto fronte da anni con nuovi investimenti in ricerca e produzione.

Una situazione che quindi vede l’Italia importare il 95% del fabbisogno di gas naturale, con la Russia che ha assunto un sempre maggior peso sull’import a partire dal 2011 (quando il gas proveniente dalla Russia rappresentava il 25% dei nostri consumi), fino ad arrivare a rappresentare il 38% dei consumi.

Attualmente, il 40% del gas importato arriva al nostro Paese attraverso il gasdotto TAG, che attraversa l’Austria, per l’importazione di gas proveniente dalla Russia attraverso l’Ucraina, che si connette alla Rete Nazionale dei Gasdotti a Tarvisio.

La “nota positiva” è che, come specifica Cingolani, “l’Italia dispone di un sistema per l’approvvigionamento e il trasporto diversificato e abbastanza resiliente rispetto ad altri Stati membri UE” che vede molte rotte di approvvigionamento attualmente non sfruttate appieno.

Le misure per far fronte al fabbisogno nel breve termine

E proprio sull’incremento della capacità di approvvigionamento di queste catene di fornitura non ancora massimizzate che il Governo punta per rispondere ai bisogni nel breve termine nel caso di interruzione della fornitura del gas russo (che ancora continuiamo ad importare).

Una situazione che dipende anche dall’evoluzione del clima nel prossimo mese: infatti se, come atteso, le condizioni meteo dovessero migliorare, si registrerebbe una riduzione del fabbisogno nazionale e quindi anche alla domanda di gas per uso civile.

Nel corso delle ultime settimane il Governo si è mobilizzato per attivare misure con impatto a breve-medio termine, anche con missioni nei Paesi produttori (Qatar, Algeria, Angola, Congo), che si stima possano portare complessivamente a ridurre la dipendenza per circa 20 bcm l’anno, facendo leva su:

  • la rotta di approvvigionamento che va dall’Algeria a Mazzara del Vallo, oggi solo parzialmente utilizzata (21,2 bcm a a fronte di una capacità massima riscontrata negli anni passati fino a 27 bcm).Con le infrastrutture attuali, infatti, è ipotizzabile un incremento fino a 9 bcm/ anno, che richiede però un accordo con il Governo algerino, che attualmente esporta su mercati più redditizi
  • il gasdotto TAP, di interconnessione tra Grecia e Italia via Albania, che si connette alla Rete Nazionale dei Gasdotti a Melendugno in Puglia, che trasporta tramite la Turchia il gas proveniente dall’Azerbaijan. Rotta che fornisce il 10% del gas attualmente importato dal nostro Paese (e che è quasi massimizzata), dove con le infrastrutture attuali è ipotizzabile un incremento di circa 1,5 bcm l’anno (5 mmc/ giorno) tramite interventi sulle centrali di spinta in Albania e Grecia, a patto di avere a breve tali volumi aggiuntivi dall’Azerbaijan
  • massimizzazione utilizzo dei terminali GNL a disposizione. In particolare, è ipotizzabile un maggiore utilizzo dei terminali italiani anche nei periodi dell’anno in cui tipicamente non sono utilizzati (con possibile incremento complessivo di 6 bcm/anno). Questo implica la disponibilità di GNL aggiuntiva e un migliore utilizzo dei terminali  (come da recenti intese con Qatar)

Accanto alla massimizzazione delle infrastrutture esistenti per l’importo del gas naturale, il Governo sta lavorando anche alla riduzione del fabbisogno, facendo leva sulla produzione termoelettrica a carbone o olio, che permetterebbe di risparmiare 3-4 bcm/ anno di gas naturale.

In questa direzione il Governo si è già mosso con il DL 26 febbraio 2022, n.16, che all’art.2 – in considerazione della attuale situazione geopolitica– consente di attivare una serie di misure già previste dal Piano di emergenza nazionale del gas per i casi di emergenza, indipendentemente dai livelli di preallarme e allarme stabiliti nello stesso Piano, anche cambiando l’ordine economico di ingresso degli impianti nel mercato e regolando la remunerazione dei costi aggiuntivi in bolletta.

Nel breve termine, queste mosse dovrebbero dunque garantire il fabbisogno necessario, senza troppi problemi. La situazione però si complicherebbe nel caso di temperature inusualmente fredde a fine mese/inizio aprile e se anche le rotte di approvvigionamento alternative alla Russia dovessero subire disruption.

Il nodo dei rifornimenti di gas per il prossimo inverno

Diverso il discorso per il medio termine, guardando soprattutto alle riserve necessarie per affrontare il prossimo inverno che, secondo anche quanto stabilito dalla strategia europea REPowerEU, devono ammontare entro il 1º ottobre al 90% del fabbisogno nazionale.

Infatti, il prezzo del gas naturale è aumentato da gennaio 2021 di quasi 8 volte, spinto anche dall’aumento dei prezzi dell’energia elettrica, con il PUN (Prezzo Unico Nazionale) che ha registrato valori record: nelle ultime settimane si sono raggiunti i valori più elevati da quando la borsa italiana è stata costituita, superando 600 €/MWh, per poi assestarsi negli ultimi giorni intorno ai 300 €/MWh.

Un aumento che ha ripercussioni dirette sui prezzi del gas naturale, che determinano il costo marginale degli impianti di generazione elettrica a gas, i quali fissano il prezzo del mercato all’ingrosso nella maggior parte delle ore.

Per affrontare questo problema, la Commissione Europea aveva già indicato la possibilità per gli Stati membri di fare ricorso ad incentivi allo stoccaggio, che spingerebbero le aziende a procedere in questa direzione nonostante il rincaro dei prezzi.

Le misure indicate da Cingolani nell’informativa al Senato vanno in due direzioni: dal un lato, il Governo è pronto a  incrementare le importazioni di energia elettrica dal Nord Europa, per ridurre il consumo di gas del parco termoelettrico italiano.

Dall’altro, il Governo starebbe pensando anche a misure di contingentamento della domanda e di accelerazione dell’efficientamento energetica.

In particolare, il Ministro ha riportato che “sono ipotizzabili misure di flessibilità sui consumi di gas – come ad esempio misure di interrompibilità nel settore industriale, che però può agire per brevi periodi settimanali in caso di picchi della domanda – e sui consumi di gas del settore termoelettrico (dove pure esistono misure di riduzione del carico in modo controllato) e misure di contenimento dei consumi negli altri settori”.

Le misure per contenere i prezzi di gas ed energia

Nuove opportunità per contenere l’aumento dei prezzi di gas ed energia arrivano sempre dalla strategia REPowerEU, che indicava come possibili strumenti di mitigazione dei prezzi:

  • Misure per mitigare l’impatto sui prezzi residenziali e per piccole imprese
  • regole per Aiuti di Stato che consentano di far fronte agli elevati costi energetici per imprese
  • misure per tassazione di extra-profitti per finanziare le misure di supporto che tuttavia, ha precisato la Commissione, non devono andare a colpire le somme destinate ad investimenti in progetti rivolti alle energie rinnovabili

Sulla base di queste considerazioni, il Governo sta discutendo con l’Europa della possibilità di introdurre un price cap  temporaneo a livello europeo sulle transazioni di gas naturale all’ingrosso. Questa misura, oltre a portare beneficio diretto ai consumatori di gas, porterebbe anche notevoli benefici sui prezzi del mercato elettrico all’ingrosso.

Oltre al price cap, il Governo vorrebbe introdurre misure strutturali per favorire il disaccoppiamento dei prezzi di vendita dell’energia prodotta da tecnologie rinnovabili elettriche rispetto a quelli del parco termoelettrico, mediante opportuna revisione delle regole di market design.

Per quanto riguarda il prezzo del carburante, invece, il Governo starebbe pensando a un’accisa mobile, che andrebbe a sfruttare il maggiore gettito Iva (conseguente all’aumento di molti prezzi) per ridurre il prezzo alla pompa dei carburanti.

Come ci svincoleremo dalla dipendenza dal gas russo

Nel corso dell’informativa, il Ministro Cingolani ha anche delineato la strategia italiana per svincolare il Paese dalla dipendenza dal gas russo. Strategia che, oltre alle misure di breve e medio termine di cui abbiamo già parlato, fa leva sulla diversificazione delle fonti già indicata dalla Commissione europea.

In una prima fase, il Governo intende puntare su nuovi rigassificatori su unità galleggianti ancorate in prossimità di porti, realizzabile in 12-18 mesi (dall’ottenimento delle autorizzazioni). Una soluzione meno costosa e che richiede meno tempo rispetto all’alternativa onshore, che comunque farà parte della strategia di diversificazione. In questo contesto, infatti, il Ministro ha specificato che sono in corso progetti già autorizzati e che porterebbero, nel giro di 36-48 mesi, a un incremento nella fornitura di gas di circa 20 bcm l’anno.

Per quanto riguarda invece il raddoppio della capacità del TAP, fatto salvo che si possa raggiungere un accordo con il Governo azero, sarebbero necessari circa 45 mesi per incremento dei primi 2 bcm (tramite interventi in Albania) e circa 65 mesi per l’incremento di ulteriori 8 bcm (ulteriori interventi in Albania e Grecia e alcuni interventi sulla rete italiana).

A queste iniziative si aggiungono quelle riguardanti i progetti sulle rinnovabili (offshore e onshore), gli investimenti sul biometano e un nuovo modello di sviluppo delle risorse nazionali di gas naturale.  In quest’ultimo ambito, il Governo punta a incrementare la produzione nazionale di 2,2 miliardi di metri cubi, su aree quali Cassiopea, Canale di Sicilia, Marche, che consentirebbe di arrivare ad una produzione nazionale fino a circa 5 miliardi di metri cubi.

Parallelamente, verranno introdotti meccanismi di ritiro della produzione nazionale da parte del gruppo GSE a prezzi equi, da assegnare in primis ad aziende energivore e piccole medie imprese.

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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