Digitalizzazione delle imprese, l’allarme della BEI: con la pandemia è cresciuto il gap tra campioni e aziende al palo

Quasi la metà delle imprese dell’Unione Europea riferisce di aver investito nella digitalizzazione come risposta alla pandemia: è quanto evidenzia il nuovo rapporto della Banca Europea per gli Investimenti (BEI, o EIB in inglese) Digitalisation In Europe 2021-2022: Evidence from the EIB Investment Survey che include l’Indice di digitalizzazione aziendale della BEI (EIB Corporate Digitalisation Index), una classifica transnazionale degli sforzi di adozione del digitale nei Paesi dell’UE e negli Stati Uniti.

Il rapporto evidenzia che le imprese digitali se la sono cavata meglio di quelle non digitali durante la pandemia. Hanno avuto meno probabilità di sperimentare un forte calo delle vendite dall’inizio del 2020 e hanno usato la crisi più spesso come un’opportunità per accelerare la digitalizzazione. Queste aziende si sono rivelate, in media, più produttive, innovative, hanno registrato una crescita più veloce e offerto salari più alti alla forza lavoro.

Tuttavia, dal rapporto emerge anche che con la digitalizzazione che avanza, il divario digitale in Europa sta aumentando: in questo scenario, senza interventi le imprese più piccole e quelle situate in regioni dove l’infrastruttura digitale è carente rischiano di rimanere indietro.

Per affrontare questa situazione, il rapporto della BEI mette in luce tre aree su cui l’Europa dovrebbe concentrarsi: un ecosistema abilitante, una visione europea per contrastare gli squilibri nell’Unione europea, e un sostegno politico sufficiente per affrontare le carenze finanziarie e di competenze.

La digitalizzazione in Europa durante la pandemia

La pandemia ha costretto le aziende a spostare gran parte del loro business e delle loro operazioni online. Alcune di queste misure – servizi forniti in remoto, telelavoro e riunioni online – sono destinate a rimanere. Le aziende si sono rese conto, un po’ all’improvviso, che la digitalizzazione era vitale per prevenire interruzioni di servizio, organizzare il lavoro a distanza, migliorare la comunicazione con clienti, fornitori e dipendenti e vendere prodotti e servizi online

Nell’Unione europea, il 46% delle imprese riferisce di aver intrapreso azioni per diventare più digitali – ad esempio, fornendo servizi online – secondo i risultati dell’indagine sugli investimenti della BEI (EIBIS) condotta da aprile a luglio 2021.

Tuttavia, esistono differenze significative tra le classi di dimensioni delle aziende, i settori e i Paesi. In Europa occidentale e settentrionale, il 48% delle aziende ha riferito di aver fatto passi o investito per diventare più digitale, rispetto al 43% in Europa meridionale e al 37% in Europa centrale e orientale.

Inoltre, mentre l’adozione del digitale è aumentata nel complesso, l’adozione di nuove tecnologie digitali avanzate è in stallo. La quota di imprese dell’UE che implementano tecnologie digitali avanzate – stampa 3D, robotica avanzata, internet delle cose, analisi dei big data e intelligenza artificiale, droni, realtà aumentata o virtuale o piattaforme –  è aumentata significativamente dal 2019 al 2020. Tuttavia, la quota è rimasta più o meno costante dal 2020 al 2021, raggiungendo il 61% nel 2021, rispetto al 63% del 2020 e al 58% del 2019.

Dove si trovano le aziende che hanno investito maggiormente nella digitalizzazione in Europa (in percentuale).

Non solo le aziende digitalizzate sono state in grado di affrontare meglio la pandemia, ma la crisi ha anche stimolato la digitalizzazione in generale e ha costretto le aziende a trovare modi efficienti per incorporare le tecnologie digitali nei loro processi.

Mentre le piccole imprese hanno risposto alla crisi accelerando i cambiamenti che avevano già pianificato, le imprese più grandi con più di 50 dipendenti sono state più propense a investire maggiormente nelle tecnologie digitali.

Un divario che, sottolinea il rapporto, potrebbe espandersi nel tempo. Guardando ai prossimi tre anni, le aziende digitalmente avanzate dichiarano che le loro principali priorità di investimento sono l’espansione della capacità e lo sviluppo di nuovi prodotti, processi o servizi.

Le aziende non digitali, tuttavia, dicono che la sostituzione di edifici, macchinari, attrezzature e IT è una preoccupazione maggiore. Inoltre, vi è una significativa percentuale di aziende non digitali (il 20%) che dichiara di non aver ancora piani di investimento nelle tecnologie digitali.

Per ridurre il gap digitale tra le aziende più avanti e quelle che si trovano ancora in una posizione di maggiore arretratezza, il report ha delineato alcune proposte di intervento rivolte ai policy maker, tra cui:

  • sostegno finanziario mirato per le piccole e medie imprese si è dimostrato efficace nell’aumentare la loro disponibilità a intraprendere investimenti trasformativi durante la pandemia
  • per le imprese non digitali, una consulenza sui finanziamenti e una regolamentazione coerente sarebbero il modo migliore per sostenere i loro investimenti digitali
  • il miglioramento delle competenze e la riqualificazione devono essere obiettivi politici chiave per affrontare l’incombente problema della riallocazione nel mercato del lavoro, evitando uno scenario in cui i lavoratori rimangono intrappolati, su larga scala, in aziende che non riescono ad adattarsi

“Durante la pandemia, la trasformazione digitale è diventata spesso essenziale per la sopravvivenza delle imprese e ha accelerato la trasformazione dell’economia europea”, commenta il Vicepresidente della BEI Ricardo Mourinho Félix.

“Eppure stiamo anche osservando che la crisi ha costretto molte aziende a mettere in pausa i processi di digitalizzazione più complessi. Poiché stiamo entrando in una nuova normalità, sarà fondamentale riavviare questi processi e accelerare il ritmo della trasformazione digitale avanzata nell’Unione europea. Il Gruppo BEI è pronto a fornire il sostegno necessario”, aggiunge.

Le aziende italiane hanno un approccio “moderato” alla digitalizzazione

Il rapporto fornisce anche i dati aggiornati per quanto riguarda il confronto tra i Paesi europei sullo stato di digitalizzazione delle aziende (EIBIS Corporate Digitalisation Index), che sintetizza gli indicatori sulla digitalizzazione e le valutazioni delle imprese sulle infrastrutture e gli investimenti digitali.

L’EIBIS Corporate Digitalisation Index si basa sui dati a livello di impresa raccolti da EIBIS nel 2021 ed è composto da sei componenti: uso di tecnologie digitali avanzate; adozione del digitale durante il Covid-19; infrastrutture digitali; investimenti in software e dati; investimenti nella formazione dei dipendenti e uso di un sistema di monitoraggio strategico.

Secondo questi parametri, l’indice permette di raggruppare i Paesi in base alla valutazione della digitalizzazione da parte delle imprese: frontrunner, forti, moderati e modesti. In base all’indice, Finlandia e Malta sono i primi due paesi digitali, seguiti da Danimarca, Austria, Paesi Bassi e Svezia.

I migliori paesi dell’UE, in aree selezionate di digitalizzazione, sono:

  • Repubblica Ceca per l’uso di tecnologie digitali avanzate
  • Finlandia per l’infrastruttura digitale e per l’uso del monitoraggio strategico formale del business
  • Austria per l’adozione della digitalizzazione durante la pandemia
  • Cipro per gli investimenti in software e dati
  • Svezia per gli investimenti nella formazione dei dipendenti

L’Italia è tra i Paesi dove le aziende hanno un approccio “moderato” alla digitalizzazione. In particolare, la componente di investimenti in software e in training è meno sviluppata rispetto a quella di altri Paesi, mentre migliore è la performance nell’uso delle tecnologie avanzate (65% delle imprese italiane, contro una media europea del 61%) e il monitoraggio strategico del business.

Il 40% delle imprese italiane ha colto la pandemia come opportunità per investire nel digitale, contro il 46% della media UE. per quanto riguarda gli investimenti (avanzati e di base) nelle tecnologie IT, si nota il divario tra micro imprese e PMI da un lato, e grandi aziende dall’altro.

Infatti, il 47% delle micro imprese e il 44% delle PMI non ha realizzato nel 2021 investimenti in strumenti IT di base e avanzati, percentuale che scende al 25% nelle imprese di medie dimensione e al9% nelle grandi aziende.

Contrariamente, il 45% delle grandi aziende ha realizzato investimenti sia in strumenti IT di base che avanzati, percentuale che scende al 32% nelle imprese di grandi dimensioni, al 21% nelle PMI e al 17% nelle micro imprese.

La posizione dell’Europa rispetto agli Stati Uniti

L’Unione europea è in ritardo rispetto agli Stati Uniti nella digitalizzazione. Inoltre, la percentuale di imprese che utilizzano tecnologie digitali avanzate è più alta negli Stati Uniti (66%) che nell’Unione europea (61%).

“Se i politici vogliono colmare il divario nei tassi di adozione tra le imprese dell’UE e degli Stati Uniti, devono aiutare le imprese europee a crescere fino a raggiungere una dimensione sufficiente, poiché le grandi imprese tendono ad essere più digitali”, si legge nel rapporto.

Dall’analisi della strategia di risposta alla crisi delle aziende europee, emerge che il 53% delle aziende che avevano già adottato tecnologie digitali avanzate ha investito ulteriormente nella digitalizzazione durante la pandemia. Questo rispetto al 34% delle aziende dell’UE che non erano digitali e che hanno usato la crisi come un’opportunità per iniziare a investire nella loro trasformazione digitale.

Un crescente divario digitale esiste anche negli Stati Uniti, ma le imprese non digitali sono state più dinamiche. Il 64% delle imprese americane che avevano già adottato tecnologie digitali avanzate ha investito ulteriormente nella digitalizzazione, mentre il 48% delle imprese americane non digitali ha iniziato a investire in tecnologie digitali durante la crisi.

Una quota sostanziale, il 26%, delle imprese dell’UE è nella categoria “nessuno” (nessun investimento digitale), mentre solo il 18% delle imprese statunitensi non ha investito.

L’ampia quota di imprese dell’UE che non investono in tecnologie digitali è preoccupante e potrebbe pesare sulla competitività futura delle imprese. Circa un impiegato su tre nell’Unione Europea lavora per un’azienda che non ha adottato tecnologie digitali avanzate né ha investito nella digitalizzazione, rispetto a circa uno su cinque negli Stati Uniti.

Il legame tra digitalizzazione e sostenibilità

Più le imprese sono avanzate nella digitalizzazione, più è probabile che investano in soluzioni volte ad affrontare e prevenire il cambiamento climatico. Sono le aziende già digitalizzate, infatti, quelle che riferiscono di aver già investito in queste soluzioni o che hanno intenzione di farlo nei prossimi tre anni.

Le aziende digitalmente avanzate sono anche più propense a investire in misure per migliorare l’efficienza energetica. In questo ambito, l’indagine evidenzia un maggiore interesse delle aziende europee rispetto a quelle americane: il 59% delle aziende nella categoria “entrambe” (che quindi ha adottato sia strumenti di digitalizzazione di base che avanzati) ha investito in misure di efficienza energetica, rispetto al solo 50% delle aziende statunitensi della stessa categoria.

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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