Dalla manodopera alla ‘testadopera’: un manifesto tecno-ottimista per l’intelligenza artificiale

Un manifesto in sette punti per imparare a conoscere e a lavorare con l’intelligenza artificiale. A firmarlo, sulle colonne del Il Sole 24 Ore del 22 maggio 2022, sono Massimo Chiriatti, tecnologo e Chief Technical & Innovation Officer di Lenovo, Nicola Intini, Responsabile del sito di Ravensburg del gruppo Bosch, Corrado La Forgia, Managing Director di Bosch Vhit e vicepresidente di Federmeccanica, e Paola Liberace, giornalista ed esperta di Competenze Digitali presso il Dipartimento per la Trasformazione Digitale.

“Bisogna fissare punti fermi per confrontarsi con una tecnologia pervasiva dalle enormi potenzialità, ma che fa paura: l’AI non ci sostituirà, trasforma la manodopera in ‘testadopera’, libera energie e creatività. A patto d’imparare a comprenderla”, scrivono i quattro autori.

Dopo un incipit (piuttosto inquietante) che riporta un testo generato da GPt3 (Generative Pre-trained Transformer 3), un modello linguistico autoregressivo che utilizza il deep learning per produrre testo simile a quello umano, gli autori propongono i sette punti cardine del manifesto:

  • L’intelligenza artificiale di cui parliamo è quella debole
  • L’intelligenza artificiale si basa su dati, computer e algoritmi
  • L’intelligenza artificiale non ci sostituirà
  • Verso l’intelligenza artificiale serve tecno-ottimismo
  • L’intelligenza artificiale aiuta l’essere umano a fare meglio e a fare cose nuove
  • Cosa possiamo fare, cosa dobbiamo decidere, come vogliamo essere
  • Come agiamo, così diventiamo

Partendo dall’assunto che con l’intelligenza artificiale non possiamo fare tutto, gli autori invitano a evitare di cadere nella trappola della polarizzazione. Occorre cioè evitare di incedere al “tecno-utopismo”, la visione salvifica che non pone limiti alla tecnologia; e al “tecno-pessimismo” che al contrario paventa visioni catastrofistiche.

Il giusto approccio, secondo gli autori, è quello del “tecno-ottimismo che passa attraverso un utilizzo consapevole e costruttivo delle tecnologie”.

La macchina in sé è solo l’insieme delle sue parti, è “solo uno strumento di calcolo, anche se sempre più sofisticato” ed è l’uomo ad assegnarle un fine.

L’AI va utilizzata per le sue capacità di elaborazione, mentre agli umani spetta “il compito fondamentale del giudizio sulle elaborazioni, la parte nobile, quello che una persona sa fare meglio”. È così che l’uomo ha la possibilità di essere sempre meno “Manodopera” e sempre più “Testadopera”.

Aggiornamento – Sul sito del Sole è possibile leggere il manifesto in versione integrale

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Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ membro del Consiglio Direttivo di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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