La corsa dell’AI non si ferma: i progressi tecnici sono enormi, la diffusione di massa è la più rapida mai registrata da qualsiasi tecnologia precedente e gli investimenti crescono a ritmi incredibili. Ma non è tutto oro quel che luccica. Sul piano tecnologico abbiamo modelli in grado di vincere medaglie d’oro alle Olimpiadi di Matematica, ma l’AI non sa leggere un orologio analogico e l’AI fisica incorporata nei robot non è ancora affidabile. E poi emergono con urgenza richieste di trasparenza su chi controlla i modelli più potenti (spoiler: quelli cinesi hanno ormai raggiunto quelli americani), su chi paga i costi – ambientali e occupazionali – di questa crescita, e su chi ha voce in capitolo nelle scelte che la riguardano. Di tutti questi temi si occupa l’AI Index Report 2026 dello Stanford Institute for Human-Centered Artificial Intelligence (HAI), che restituisce il ritratto di una tecnologia che scala più velocemente dei sistemi pensati per governarla – sul piano normativo, occupazionale e ambientale. Lettura consigliata (all'interno dell'articolo trovate anche il report completo). Quello delle tecnologie di frontiera è un mercato da 16 mila miliardi. Ma senza infrastrutture, competenze e governance adeguate, l’impatto di intelligenza artificiale, robotica e quantum resta concentrato nei Paesi più avanzati, ampliando i divari globali. Se ne parla nel report di Ispi–Deloitte presentato per il Next Milan Forum, che analizza rischi e leve per trasformare il progresso tecnologico in crescita diffusa. Sul fronte della politica industriale UE, Parlamento europeo e Consiglio dell’UE hanno raggiunto l’accordo sulla nuova misura di salvaguardia per l’acciaio che sostituirà quella in scadenza il 30 giugno 2026. Il nuovo regime introduce un sistema di quote tariffarie più restrittivo, con dazi fuori quota al 50% su 30 categorie di prodotti, e un requisito di tracciabilità “melt & pour” per tutte le importazioni. Nella sezione dedicata all'Innovazione vi parliamo della crisi dell’EIT Manufacturing esplosa ufficialmente con la richiesta di liquidazione presentata il 25 marzo 2026, una vicenda che mette a nudo il rischio strutturale dei finanziamenti “a cascata”: quando l’intermediario interrompe l’erogazione, l’impresa finale, pur avendo già sostenuto i costi, resta priva di una tutela legale diretta nei confronti della Commissione Europea. Vi raccontiamo poi i migliori progetti d'innovazione premiati nella tappa del Centro Italia dei MADE Future Industry Awards. Buone letture!
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