Se l’auto è sempre più connessa serve più sicurezza

di Mauro Palmigiani, Country General Manager Italy, Greece & Malta, Palo Alto Networks

Il cloud sta trasformando interi mercati e il settore dell’automotive non fa eccezione. Gartner prevede che, entro il 2020, ci saranno 250 milioni di auto connesse in circolazione, offrendo agli utenti di tutto, dai sistemi di navigazione di prossima generazione – che sfruttano i dati di mappe topografiche per determinare l’uso ottimale di carburante ed energia durante il percorso – alle comunicazioni vehicle-to-vehicle (V2V) grazie alle quali le auto potranno comunicare velocità e direzione ad altri veicoli al fine di evitare incidenti. La connettività sta inoltre modificando le funzionalità di infotainment (Apple CarPlay e Android auto sono solo due esempi), oltre a favorire l’evoluzione della tecnologia in-vehicle per l’autonomous driving.

Per rendere tutti questi servizi accessibili all’utente, le nuove vetture si affideranno pesantemente a innovative tecnologie cloud-based quali la connettività a internet; la condivisione bidirezionale sicura di dati e informazioni tra il veicolo e il cloud; e l’accesso sicuro ad avanzate e scalabili funzionalità di storage, elaborazione e analisi dei dati.

Ma, a meno che il settore automotive non renda la sicurezza dell’integrazione tra auto connessa e tecnologia cloud una priorità, le vite di autisti, passeggeri e altri viaggiatori potrebbero essere in pericolo se la sicurezza e l’integrità dei dati in-car relativi al veicolo e il cloud non vengono mantenute. Se sistemi, dati del veicolo e il cloud sono compromessi, gli esiti potrebbero essere catastrofici.

Date queste implicazioni, prevedo che il settore automotive farà investimenti significativi nel corso del 2018 per la sicurezza degli ambienti cloud legati alla mobilità. Il rischio di perdita di dati e le preoccupazioni relative a privacy e conformità alle normative stanno spingendo i produttori di automobili a implementare robusti controlli di sicurezza che possano consentire di sfruttare il potenziale della nuvola senza rallentare i processi di business. C’è ancora molta strada da fare però. Gli strumenti di sicurezza impiegati nel settore automotive non sono stati progettati per gli ambienti cloud, e l’esigenza di garantire la protezione dell’accesso al cloud ovunque e in ogni momento in ambienti virtuali estremamente dinamici si scontra con l’approccio tradizionale di protezione legato al perimetro della rete pensato per il data center.

Per scatenare il reale potenziale del cloud nel 2018 e oltre, suggerisco al settore automotive di valutare attentamente gli strumenti di sicurezza che stanno utilizzando per progettare l’auto connessa.

Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo della sezione milanese di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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