Recovery Plan, la prima bozza del Governo Draghi: ecco che cosa cambia (e che cosa non) nella Missione dedicata al Digitale

Il nuovo Governo lavora a tappe forzate sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che deve essere presentato alla Commissione europea entro il 30 aprile. La nuova bozza presenta qualche segnale di discontinuità, con la stesura del documento direttamente in lingua inglese e un riferimento esplicito a target e milestone, ma anche tanti elementi di continuità. Abbiamo analizzato la prima missione, “digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura”, con particolare attenzione alle misure per le imprese e al piano Transizione 4.0. Ecco cosa cambia e cosa è rimasto invariato dalla versione precedente.

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Recovery Plan, il ministro Franco: “Priorità assoluta per il Governo, tempi stretti e non possiamo sbagliare”

Davanti alle Commissioni riunite di Camera e Senato il nuovo ministro dell’Economia e delle Finanze Daniele Franco fa il punto sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il precedente Governo ha già fatto “un enorme lavoro”, ma altrettanto resta da fare e i tempi sono strettissimi. In gioco ci sono 191,5 miliardi: ecco come il Governo ha intenzione di gestirli, tra missioni confermate e il nodo della governance

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La ricetta di Cottarelli per migliorare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Più attenzione al capitale umano, meno burocrazia, meno parole e maggior specificità nella descrizione degli interventi: sono questi i principali punti su cui la bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) andrebbe migliorata secondo Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano.

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Tanta confusione ed errori di visione: che cosa c’è che non va nel Recovery Plan italiano

Oltre ad aver diviso le forze di maggioranza, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) presentato dal Governo non convince imprese ed economisti: tra le critiche più comuni ci sono quelle di non essere conforme alle linee guida date dall’UE, di non fornire i dati giusti per valutare a priori l’impatto delle misure che si vogliono adottare, di aver scelto interventi e riforme non adeguati per modernizzare il Paese, valorizzare il capitale umano e realizzare la trasformazione digitale e green chiesta dall’Europa.

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