La sede di Assolombarda (Foto Omnimilano)

Tuti i suoi dubbi sulla manovra del governo li aveva già espressi in occasione dell’assemblea generale di Assolombarda. Ma a qualche giorno di distanza Carlo Bonomi, presidente degli industriali lombardi conferma il suo pessimismo osservando che “le imprese nel 2019, stante l’attuale situazione, potrebbero subire una nuova stretta al credito”.

La frase fa parte  dell’intervento che Bonomi ha tenuto durante gli Stati Generali dell’associazione durante i quali è stato presentato il libro bianco “Credito e Finanza per la crescita delle imprese”, il terzo di una serie di volumi dedicati ai temi ritenuti più strategici dal sistema imprenditoriale realizzati da Assolombarda con un panel di esperti del mondo finanziario e accademico.

I problemi del sistema creditizio

Il libro nasce per “offrire le nostre proposte, non solo alla totalità del sistema Confindustria, ma all’intero dibattito nazionale”, ha spiegato Bonomi che ha ricordato i problemi che affliggono il sistema creditizio. A partire dalla “pulizia” degli attivi bancari dalla massa di Npl, l’arrivo della Brrd, con la nuova disciplina sulle risoluzioni bancarie imperniata sul bail-in e il nuovo orizzonte regolatorio determinato dalla Capital Markets Union, fino all’entrata in vigore in questo 2018 della Mifid2 sulla trasparenza dei servizi finanziari, della Psd2 in materia di pagamenti digitali e portabilità dei dati, e della Gdpr sulla loro tutela.


In più, ha aggiunto, in Europa, si prevedono a breve tassi ancora bassi, ma a fronte del rallentamento ormai rilevante della crescita. “Poi, gli effetti della fine del Quantitative Easing, Capital requirements bancari in via di graduale aumento. Costi di compliance bancaria accresciuti per effetto della Mifid2, che ha un forte impatto sul modello tradizionale di raccolta e gestione del risparmio. E il Fintech sulla via del decollo, ulteriore vettore di compressione dei margini tradizionali di intermediazione”.

Fattori che rischiano di aggravare l’attuale situazione che vede le imprese italiane molto scarse di private equity necessario per il loro rilancio (meno di un quarto dell’analogo flusso annuale in Germania e Francia, in percentuale sul Pil), e scarsissime di venture capital per finanziare la loro innovazione (un nono rispetto alla Francia e un undicesimo rispetto alla Germania).

Gli strumenti finanziari lanciati negli ultimi anni registrato effetti positivi tuttavia contenuti e con qualche evidente criticità. I Pir sono andati solo in modesta parte alle piccole imprese italiane e hanno determinato crescenti condizioni di bolla per diversi titoli quotati, le quotazioni iniziali sull’Aim hanno finito per riguardare non le piccole imprese ma le Spac e i minibond hanno raccolto circa 3,7 miliardi di euro “un risultato utile ma larga parte al di sotto della platea di imprese che vanno considerate come soggetti potenziali da instradare al funding obbligazionario”.

Le quattro idee di Assolombarda

Carlo Bonomi, neoeletto presidente di Assolombarda
Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda

In questa situazione Assolombarda propone il suo Libro Bianco e Bonomi ricorda le quattro idee-manifesto degli imprenditori lombardi. La prima riguarda i big data. Internet of things e sensoristica avanzata sono l’architrave di Industria 4.0, il balzo tecnologico che trasforma radicalmente l’organizzazione e la gestione della produzione a ogni livello, ridefinisce e precisa le catene del valore, consente salti quantici nell’individuazione e ottimizzazione di catene distributive e commerciali, nella customizzazione del prodotto e dunque nella gestione di scorte e capitale circolante, nella customer care e customer satisfaction. “Per questo proponiamo agli intermediari finanziari di realizzare esperimenti di assunzione di questo immenso patrimonio di nuovi dati gestionali come driver da affiancare ai metodi tradizionali di valutazione bilancistica del rischio di credito”.

La seconda idea riguarda la promozione dell’aggregazione come fattore di successo anche nell’accesso ai mercati finanziari. L’esempio è quello dell’Elite Basket Bond realizzato a fine 2017, un’operazione di emissione contestuale di obbligazioni di durata decennale che coinvolge 10 società Elite italiane. Si tratta della prima transazione finanziaria di sistema, che valorizza un insieme selezionato di imprese di qualità che rappresentano il tessuto economico del Paese.

Secondo Bonomi si tratta di un esempio valido per l’accesso al mercato obbligazionario di piccole imprese, esempio ma da ampliare anche al di fuori dai segmenti quotati, per abbattere il maggior rischio che su ogni piccolo emittente il mercato fa gravare all’origine.

Il terzo punto consiste nel “credere e spingere nella rivoluzione Fintech”. “Le imprese stesse per prime possono e devono dar vita in forma associata e con partner finanziari a piattaforme di crowdfunding equity-based, offrendo la sottoscrizione di capitale di rischio di chi vi si propone, o lending-based, offrendo denaro a titolo di prestito, o di invoice-trading, piattaforme attraverso cui cedere fatture commerciali in cambio di anticipi di cassa, innanzitutto per chi si trova oggi escluso dallo sconto-fattura bancario”.

Infine, elaborare indicatori e criteri che diano forma concreta all’accompagnamento alle imprese verso la propria quotazione sui mercati finanziari. A questo scopo, ha concluso il presidente di Assolombarda, Assolombarda propone la nomina di un chief financial officer che incida realmente oltre all’amministratore delegato nei processi decisionali, la presenza di amministratori indipendenti nel consiglio di amministrazione,  un bilancio previsionale pubblico, una linea altrettanto pubblica e comunicata di accantonamenti degli utili futuri volti al rafforzamento patrimoniale della società.

“In un mondo che chiede sempre più a ogni piccola impresa di assumere caratteristiche di maggior trasparenza e accountability, avvertiamo come Assolombarda la necessità di dare forma concreta a questa esigenza: in modo cioè da assicurarne un riconoscimento oggettivo che ne aumenterebbe i vantaggi, e non sarebbe vissuta come un onere”.

Luigi Ferro

Giornalista, 54 anni. Da tempo segue le vicende dell’Ict e dell’innovazione nel mondo delle imprese. Ha collaborato con le principali riviste del settore tecnologico con quotidiani e periodici

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