L’Italia nel limbo della stagnazione: il testo e gli scenari disegnati dal DEF 2019

Dopo l’approvazione al termine di una giornata, quella di martedì 9 aprile, piuttosto animata, e un giorno intero senza che il testo fosse reso noto nella sua interezza, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato nella giornata del 10 aprile il Documento di Economia e Finanza (DEF) per il 2019: un documento che, nella sua prima parte relativa al al “Programma di Stabilità dell’Italia” consta di 164 pagine, a cui vanno aggiunti i volumi su Analisi e tendenze della finanza pubblica e Programma Nazionale di Riforma oltre alle appendici con le tabelle. Il documento, nel suo insieme, fa un quadro delle condizioni di salute del “paziente Italia” e detta le linee guida delle prossime azioni di politica economica e finanziaria.

PIL 2019 in modesta crescita

Il PIL dell’Italia non crescerà dell’1%, come era stato previsto (già al ribasso) lo scorso autunno, ma solo dello 0,1%, mentre il prossimo triennio dovrebbe presentare cifre solo leggermente migliori, pari rispettivamente a +0,6% (2020), +0,7% (2021) e +0,9% (2022). Il numero di occupati calerà nel 2019 (-0,2%) per riprendersi negli anni seguenti (+0,2% nel 2020, +0,5% nel 2021 e +0,6% nel 2022). Il tasso di disoccupazione crescerà, per tornare all’attuale 10,6% soltanto nel 2022. Il debito pubblico crescerà, in rapporto al PIL, dall’attuale 132,2% al 132,8% nel 2019 per poi scendere al 131,7% nel 2020, al 130,6% nel 2021 e al 129,6% nel 2022.


Tuttavia l’effetto delle due misure in fase di finalizzazione (Decreto Crescita e Decreto Sblocca Cantieri) avrà un impatto di un ulteriore 0,1% del PIL, migliorando leggermente il quadro programmatico.

In particolare la crescita programmata del PIL nel 2019 passa dallo 0,1% allo 0,2%, con un impatto già nel 2019 anche sul numero di occupati e un effetto migliorativo sui conti anche nel triennio 2020-2022.

Grazie all’attivazione della riduzione di spesa di 2 miliardi (per la quale l’Italia si era impegnata a dicembre con l’UE in caso di sforamento degli obiettivi), il deficit di quest’anno dovrebbe attestarsi al 2,4% del PIL, per poi avviare un percorso di graduale riduzione che dovrebbe portarlo all’1,5% nel 2022.

Tria: “Colpa della congiuntura”

Il tutto a causa della “difficile situazione economica che abbiamo oggi di fronte”, che “si caratterizza per una caduta dell’attività manifatturiera che ha particolarmente colpito la Germania e l’Italia a causa sia della loro specializzazione produttiva sia della spiccata propensione all’esportazione”, spiega il Ministro Giovanni Tria nel documento, che aggiunge: “a ciò si sono aggiunti il rallentamento di alcune grandi economie emergenti, il deprezzamento dei rispettivi tassi di cambio, il protrarsi della incertezza sulla Brexit e i cambiamenti regolatori e tecnologici che hanno interessato l’industria dell’auto. Queste tendenze si sono risolte in un marcato rallentamento della crescita europea, cui si è associato il permanere di condizioni di bassa inflazione. Tali condizioni risultano più sfavorevoli per i Paesi maggiormente colpiti dalla crisi di inizio decennio, quali l’Italia”.

L’attuale fase di debolezza ciclica dell’economia rende quindi necessario “sostenere l’attività economica e in particolare gli investimenti pubblici e privati, che, pur in ripresa, nel 2018 sono risultati pari al 18 per cento del PIL, a fronte di livelli superiori al 20 per cento negli anni antecedenti la crisi”.

La strategia dell’Italia e gli strumenti d’azione

Il Governo, comunque, “conferma gli obiettivi fondamentali della sua azione: ridurre progressivamente il gap di crescita con la media europea che ha caratterizzato l’economia italiana soprattutto nell’ultimo decennio e, al tempo stesso, il rapporto debito/PIL”. Come? scommettendo su tre fattori:

  • il ruolo degli investimenti pubblici come fattore fondamentale di crescita, innovazione, infrastrutturazione sociale e aumento di competitività del sistema produttivo;
  • l’azione di riforma fiscale in attuazione progressiva di un sistema di flat tax come componente importante di un modello di crescita più bilanciato;
  • il sostegno alle imprese impegnate nell’innovazione tecnologica e il rafforzamento contestuale della rete di protezione e inclusione sociale”.

Il ruolo dell’industria e dell’innovazione

Tria si dice consapevole che “lo sviluppo dell’economia richiede, accanto all’investimento in infrastrutture fisiche, anche un ampio sforzo nel campo dell’innovazione tecnologica e della ricerca”. A proposito di quest’ultimo punto, ci sia permesso di osservare come l’obiettivo per la spesa in Ricerca e Sviluppo dell’Italia sia stato portato dall’1,38% del PIL del 2016 all’1,53% del PIL nel 2020: un livello ancora troppo basso, incompatibile con le esigenze di sviluppo di un Paese che vuole stare al passo con la concorrenza internazionale.

Il Governo – spiega Tria – “predisporrà delle Strategie Nazionali per l’Intelligenza Artificiale e per la Blockchain. Risorse significative saranno investite nella diffusione della banda larga e nello sviluppo della rete 5G”. Il Ministro non manca di rimarcare anche lo sforzo sostenuto nell’ultima manovra di bilancio per rifinanziare (e rimodulare) i principali strumenti del Piano Impresa 4.0 e per offrire “supporto all’innovazione nelle piccole e medie imprese“.

La chiusura del passaggio sull’industria segue gli stilemi della retorica industrialista ed ecologista: “Il Governo rilancerà la politica industriale dell’Italia, con l’obiettivo non solo di rivitalizzare settori da tempo in crisi, ma anche di rendere l’Italia protagonista in industrie che sono al centro della transizione verso un modello di sviluppo sostenibile. Il passaggio a standard ecologici più elevati rappresenta una vera opportunità di crescita per l’Italia, che deve essere perseguita attraverso l’incentivazione alle attività di ricerca, progettazione e produzione di mezzi di trasporto a basso impatto ambientale nel nostro Paese. Il Governo rafforzerà il sostegno alla sperimentazione e adozione delle trasformazioni digitali e delle tecnologie abilitanti che offrano soluzioni per produzioni più sostenibili e circolari. La green finance può fornire un importante contributo alla crescita di tali attività, e il Governo ne sosterrà lo sviluppo”.

Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo della sezione milanese di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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