Patto per l’Export: dalla promozione del Made in Italy al sostegno alle fiere, ecco come lo Stato sosterrà l’internazionalizzazione delle imprese italiane

Via libera al Patto per l’Export, il documento per il rilancio del Made in Italy redatto su iniziativa del Ministro degli Esteri Luigi di Maio e firmato dai Ministri competenti e dai Presidenti delle principali associazioni di categoria, tra cui Carlo Bonomi (Confindustria), Carlo Sangalli (Unioncamere), Antonio Patuelli (Abi), Massimiliano Giansanti (Confagricoltura), Maurizio Casasco (Confapi) e Giovanni Laezza (Associazione Esposizioni e Fiere Italiane).

Il patto, che ha l’obiettivo di rispondere alle richieste di “coordinamento, trasparenza, chiarezza d’intenti e tempestività”, racchiude le istanze delle varie categorie presentate durante gli incontri dei 12 tavoli settoriali organizzati dal Ministero degli Esteri e coordinati dal Sottosegretario Manlio Di Stefano (uno per ciascuna categoria economica significativa dell’export italiano).

Il documento finale pone in campo una strategia che si basa su sei pilastri strategici:

  • Comunicazione
  • Promozione integrata
  • Formazione/Informazione
  • E-Commerce
  • Sistema fieristico
  • Finanza

Le soluzioni individuate intendono far fronte alle principali criticità individuate dalle varie associazioni di categoria, dalla riduzione di quote di mercato rispetto alla concorrenza a causa dell’emergenza Covid-19 alla “necessità per le nostre PMI di un’ormai urgente digitalizzazione delle proprie attività commerciali”, fino al blocco delle attività del sistema fieristico, “che ha comportato il rinvio o l’annullamento di tutti gli eventi previsti nella primavera 2020”.

Sono invece tre i principi a cui si ispira il patto:

  • Fungere da punto di riferimento istituzionale unitario sotto forma di canale di comunicazione permanente tra le parti
  • Coordinamento ed esecuzione tempestiva delle azioni
  • Monitoraggio trasparente e adeguamento costante, con la condivisione periodica da parte del Ministero degli Esteri dell’evoluzione delle politiche, strategie, azioni e programmi

Ma vediamo nel dettaglio i pilastri strategici oggetto del Patto per l’Export.

I contenuti del Patto per l’Export

I pilastri hanno come obiettivo l’adozione di soluzioni nuove e la dotazione “del più ampio ventaglio di strumento per affrontare nuove e inedite sfide”, ascoltando “l’appello di chi sta subendo gli effetti più gravi” dell’emergenza epidemiologica.

Il primo pilastro è quello della comunicazione: l’impegno è di realizzare campagne a favore del Made in Italy e di tutte le filiere italiane (concentrandosi sulla loro qualità e sicurezza), “con l’utilizzo massiccio di piattaforme digitali e il coinvolgimento di personalità note al grande pubblico”.

La promozione integrata (questo il secondo pilastro) dovrà riguardare, oltre ai settori consolidati del design, della cucina, del cinema, della cultura e dell’editoria, anche due nuovi assi prioritari: la “valorizzazione dell’eccellenza italiana nei settori innovativi e ad alto contenuto tecnologico” (come la meccanica avanzata, l’industria aerospaziale, la green economy, l’economia circolare) e l’integrazione verticale della domanda di Made in Italy, con la promozione dell’offerta italiana in filiere produttive adiacenti (come, ad esempio, i macchinari per la lavorazione del legno e il design).

Si punta poi alla formazione e all’informazione (terzo pilastro), per incentivare l’accesso “della più ampia platea di PMI ancora non esportatrici” agli strumenti per il sostegno del’internazionalizzazione. In questo senso si guarderà alla cultura digitale delle PMI, per cui si offriranno corsi online in collaborazione con le università e si investirà sulle competenze dei Temporary Export Manager (TEM) e dei Digital Export Manager. Ci si impegna infine alla creazione di un “unico portale pubblico di accesso ai servizi per l’export”. Un primo strumento di formazione è l’e-book per l’internazionalizzazione messo a disposizione dal Ministero degli Esteri.

Il Patto per l’Export punta poi sull’e-commerce, prevedendo nel breve periodo più intese con le piattaforme internazionali di commercio elettronico secondo la formula “più contratti, più prodotti, più paesi”. In questo senso gli accordi con la GDO dovranno includere nuovi Paesi coinvolti e nuove merci, oltre a privilegiare un approccio offline-online. Gli intermediari digitali dovranno accompagnare le PMI nell’accesso alle piattaforme di e-commerce.

Per quanto riguarda il sistema fieristico, si prevede un ampliamento dell’utilizzo della finanza agevolata per rafforzare la partecipazione delle PMI alle fiere internazionali, oltre al lancio di programmi speciali per buyer e Vip stranieri che prevedano la visita delle fiere. Ci saranno campagne promozionali del calendario fieristico italiano e il coordinamento degli appuntamenti nazionali. Quello delle fiere è un settore che dovrà essere anche ulteriormente modernizzato in termini di digitalizzazione: organizzazione di eventi B2B virtuali e promozione della partecipazione di startip alle fiere internazionali. Si prevede anche la collaborazione tra poli fieristici nazionali, l’organizzazione di “mini-fierie” di settore, l’organizzazione all’estero di eventi di filiera.

L’ultimo pilastro è quello della finanza, in cui ci si impegna a potenziare le risorse per i finanziamenti agevolati e per i sistemi di garanzia, soprattutto in favore di giovani imprenditori e startup.

Il documento riassume tutte le risorse a disposizione per attuare le strategie fissate dal Patto per l’Export attraverso i provvedimenti attuati nel tempo, dal Piano straordinario dell’Ice, al decreto “Milleproproghe”, dal Cura Italia al decreto Rilancio. In totale si tratta di circa 1,4 miliardi di euro, il cui dettaglio è disponibile nel documento integrale scaricabile in PDF in fondo all’articolo.

Gli impegni e le tempistiche

I punti fissati dai sei pilastri strategici saranno attuati “mediante molteplici iniziative, azioni, linee d’intervento e programmi condivisi con gli operatori economici di ogni settore e dimensione”. In particolare i soggetti firmatari verificheranno l’attuazione di queste iniziative con cadenza mensile.

Le prime a partire saranno:

  • adozione delle misure del Piano Straordinario di promozione del made in Italy sia a sostegno del sistema fieristico, sia per ampliare le intese nel mondo con la Grande Distribuzione Organizzata e le piattaforme internazionali di ecommerce; sia per favorire in generale l’accesso delle PMI all’economia digitale
  • incremento delle operazioni a valere sul Fondo 394/81 (da 600 milioni di euro), grazie anche ai vantaggi ulteriori derivanti dalla creazione, in questa situazione di emergenza, di una componente a fondo perduto, dall’elevazione dei limiti massimi di finanziamento e dalle concrete facilitazioni promosse in materia sia di esenzione dalla prestazione di garanzie, sia di aumento della quota di aiuti de minimis
  • lancio del Piano straordinario di Comunicazione strategica
  • pubblicazione del bando su Temporary/Digital Export Manager (da 30 milioni di euro)
  • avvio, in collaborazione con primarie Università italiane e con il coinvolgimento di esperti aziendali, di corsi online per PMI sui temi della digitalizzazione delle imprese
  • avvio delle attività di promozione integrata all’estero, con particolare focus sui settori più colpiti dall’emergenza in corso
  • rafforzamento delle attività di contrasto al falso Made in Italy ed all’Italian sounding anche attraverso azioni di tutela legale e con campagne specifiche rivolte ai consumatori

Di seguito è possibile consultare e scaricare in PDF il Patto per l’Export firmato l’8 giugno 2020.

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Francesco Bruno

Giornalista professionista, laureato in Lettere all'Università Cattolica di Milano, dove ha completato gli studi con un master in giornalismo. Appassionato di sport e tecnologia, compie i primi passi presso AdnKronos e Mediaset. Oggi collabora con Dazn e Innovation Post.

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