Produttività, spesa pubblica e debito, l’agenda 2030 di Confindustria

Trasformare l’Italia, entro il 2030, in un paese più efficiente e produttivo, con una migliore spesa pubblica e un piano per la riduzione del debito. Sono queste le tre priorità che il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi ha presentato al premier Conte nel corso dell’incontro che si è svolto durante gli stati generali dell’economia.

Un “incontro-scontro” come è stato definito da molti, nel corso del quale il leader degli industriali non ha lesinato critiche all’esecutivo, anche nella gestione dell’emergenza Covid-19, e ha chiesto gesti simbolici che dimostrino la volontà di sostenere l’industria, dalla restituzione di 3,4 miliardi di accise energia “pagati impropriamente dalle imprese”, all’accelerazione dei tempi per il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione e quello dei crediti Iva.

Un discorso duro perché, dice Bonomi al termine del suo intervento, “meglio essere chiari e anche ruvidi oggi, che dovercene pentire domani”.


Dalla restituzione delle accise alla gestione della pandemia, tutte le critiche al governo

Il presidente di Confindustria, quindi, non risparmia critiche al governo: “E’ un fatto – dice – che l’Italia era l’unico Paese UE già alle porte della recessione prima del virus: non solo per il freno al commercio mondiale e al nostro export dovuto alle guerre protezionistiche, ma perché le decisioni pubbliche in Italia avevano congelato la ripresa degli investimenti privati che, grazie a Industria 4.0, con l’export, avevano costituito la base della ripresina 2015-17. E’ un fatto, che alla fine del 2019 eravamo l’unico grande Paese UE a dover ancora recuperare quasi 4 punti di PIL rispetto ai livelli del 2008. Come è un fatto, non un’opinione, che le misure economiche assunte in Italia a fronte del virus si siano rivelate più problematiche che in altri Paesi UE.  La CIG l’hanno dovuta anticipare in vasta misura le imprese”.

“Lo Stato deve rispettare le sentenze della magistratura – prosegue il presidente degli industriali – è emblematico il caso della mancata restituzione di 3,4 miliardi di euro di accise sull’energia, impropriamente pagate dalle imprese e trattenute dallo Stato nonostante una sentenza della Corte di Cassazione che ne impone la restituzione. Lo Stato deve rispettare i contratti e onorare i propri debiti. Non è più accettabile che per smaltire i debiti arretrati occorra ogni volta adottare provvedimenti straordinari che rimediano solo in parte al pregresso accumulato, quando basterebbe semplicemente applicare le stesse regole che si applicano ai privati, consentendo loro di compensare debiti e crediti verso lo Stato”.

Italia 2030, Bonomi elenca le proposte degli industriali

E se da un lato Bonomi invita il governo a non perdere un occasione storica e ad “usare il MES sanitario, liberando risorse che servono anche ad altro” dall’altro presenta al Premier: “Una ricognizione in profondità dei gap da colmare ereditati dal passato, organizzata in 5 capitoli: sviluppo e imprese; i processi di innovazione; la sostenibilità ambientale e sociale dello sviluppo; la demografia e le diseguaglianze di reddito; la PA e gli assetti istituzionali. Abbiamo chiamato a confronto esperti, professionisti e rappresentanti delle istituzioni a cominciare da Bankitalia – ha spiegato Bonomi – e a loro abbiamo affidato la sintesi e la redazione delle analisi e proposte, ne abbiamo fatto un rapporto intitolato Italia 2030, e infine lo abbiamo aggiornato agli effetti del COVID per proporlo ora a tutti come base della visione di Confindustria”. Le priorità più essenziali, che Bonomi definisce “trasversali alle misure da varare” sono tre.

Produttività

La prima priorità degli industriali  è la produttività la cui stagnazione ha effetti che si cumulano negativamente non solo nella produzione, ma nell’intera sostenibilità dell’Italia. “Ogni anno in primavera il rapporto produttività dell’Istat aggiorna i dati che indicano con estrema precisione dove si annida il problema. Non nelle imprese della manifattura che esportano e che hanno continuato a dare un apporto positivo e in ascesa alla produttività multifattoriale. Il contributo negativo alla produttività viene dal terziario non di mercato, cioè dalla PA e dai servizi pubblici. Noi faremo una grande battaglia per la produttività del lavoro, ponendola al centro dei rinnovi contrattuali e parlandone con il sindacato.  La vera emergenza, però, è la bassa produttività del capitale finanziario investito, di quella del capitale fisico, e degli intangibles. Su questo serve una rivoluzione della visione pubblica pluriennale da parte dei governi”.

Spesa pubblica

La seconda priorità, secondo gli industriali, è quella della misurazione di qualità ed efficacia della spesa pubblica. “Non si può pensare che risolveremo il problema con cui siamo alle prese da 25 anni – spiega Bonomi – semplicemente ignorandolo. E che per risolverlo, basta avere più spesa, più deficit e più debito, o se volete oggi più debito a basso costo e più trasferimenti dall’Europa. No, è un errore, sarebbe un’illusione. A questo punto molto pericolosa: perché la sospensione del patto di stabilità UE non sarà eterno, e perché un simile ammontare di risorse lo avremo a disposizione non solo se presentiamo come Italia un piano serio e credibile, ma se questa volta i risultati anno dopo anno saranno lì a testimoniare che gli esiti raggiunti sono apprezzabili.  Potete stanziare tutte le cifre che volete, ma se come avvenuto per la Cassa-Covid lo fate ignorando che molte  regioni non hanno risorse e personale per processare in pochi giorni migliaia di pratiche, i soldi non arrivano.  Potete estendere per trimestri e trimestri il divieto di licenziamento accompagnato alla CIG per i lavoratori, ottenendo così che non figurino come disoccupati, ma ritardando la ristrutturazione delle imprese, gli investimenti e l’occupazione aggiuntiva. Alla fine avrete bruciato miliardi che ben diversamente avrebbero potuto essere utilizzati a sostegno della crescita vera.

E’ lo stesso mancato criterio di misurazione degli effetti comparati di spesa sostenuta, quello che ha indotto a misure come la nazionalizzazione di Alitalia accompagnata da misure ostili ai suoi concorrenti, o che potrebbe portarvi alla nazionalizzazione di ILVA senza avere un credibile piano industriale”. La richiesta, quindi, è di costituire un’unità autonoma di valutazione comparata degli effetti attesi dalle misure di spesa e investimento pubblico. “Sarebbe una riforma comparabile per importanza ai decreti di unificazione amministrativa italiana del 1865”.

Debito pubblico

La terza priorità, infine, riguarda la sostenibilità della finanza pubblica italiana e la riduzione del debito pubblico. “Troverete nel volume una specifica approfondita riflessione dedicata a come in un orizzonte di medio periodo affrontare e ridurre in maniera strutturale il maxi debito pubblico italiano, che ha continuato a renderci il Paese Ue più esposto ai venti di ogni crisi. E che ci ha visto colpiti dal virus con molta minor capacità d’intervento rispetto agli altri grandi Paesi europei. Il debito pubblico salirà quest’anno e all’inizio del prossimo verso un ammontare intorno al 160% del PIL, mentre quello europeo salirà anch’esso, ma restando, secondo le attuali stime della Commissione, nell’ordine di 60 punti inferiore. Serve per questo a nostro avviso un vero e proprio memorandum di orizzonte quantomeno decennale tra Italia e Ue, in cui definire un ragionevole percorso di abbattimento del debito, per giustificare ancor meglio il sostegno europeo per gli ingenti investimenti cui l’Italia sarà chiamata per anni”. Gli industriali, quindi, chiedono riforme per riequilibrare perimetro ed efficienza della spesa pubblica, riorientando la spesa sociale verso indigenti, giovani e famiglie, affrontando i gap sociali e geografici di reddito e partecipazione al mercato del lavoro che in questi anni sono diventati esplosivi, e riformando il fisco per renderlo “leva e non ostacolo allo sviluppo di imprese e lavoro”.

Bonomi:  “Imprese pronte a cambiare, ma servono segnali dal governo”

“Come imprese siamo consapevoli di dover cambiare noi per prime – ha continuato Bonomi nel suo intervento – concentreremo dunque le risorse delle imprese su alcune priorità essenziali. Investimenti in innovazione e ricerca, capitale umano, sostenibilità ambientale e sociale delle nostre produzioni, nuove forme organizzative e contrattuali, proiettività internazionale, estensione delle nostre presenze e quote in mercati strategici e filiere innovative. Ma da subito, presidente Conte, lanci qualche segnale immediato. Ci dica presto come intendete operare sulla leva fiscale, come il cuneo fiscale, non solo in questo 2020, ma a regime dall’anno prossimo. Sciolga i nodi INPS e ANPAL, entrambi gravati da serie anomalie e incompatibilità. Ci dica subito se su automotive, siderurgia e filiere dell’export potremo contare su misure ad hoc come quelle messe in campo da altri grandi Paesi europei”.

Italia 2030, il libro bianco degli industriali per uscire dalla crisi

Quello che il leader degli industriali ha presentato a Conte, però, non è solo un “cahier de doléances” in un discorso di 11 pagine, ma un documento ben più corposo, un vero e proprio libro bianco realizzato da Assolombarda, su impulso dello stesso Bonomi che ne ha curato la prefazione,  che attraverso il contributo di figure qualificate del mondo dell’economia, della società, della ricerca e dell’accademia, individua: “proposte e obiettivi da perseguire per il rilancio italiano da conciliare con una strategia di sviluppo sostenibile sociale e ambientale e non solo economica”.

Il volume, presentato online nel nuovo format digitale di Assolombarda “Verso il Futuro, si è avvalso della supervisione scientifica di Marcello Messori, Professore di economia europea e banking and financial regulation alla LUISS e Direttore della School of European Political Economy (SEP), che, insieme a Renato Carli, Presidente Gruppo Tecnico Credito e Finanza di Assolombarda, ha coordinato un comitato di garanti composto da Giuliano Amato, Giudice costituzionale e Professore Emerito della Sapienza e dell’Istituto Universitario Europeo, già Presidente del Consiglio; da Elio Franzini, Rettore dell’Università degli Studi di Milano; e da don Luca Bressan, Vicario episcopale per la cultura, la carità, la missione e l’azione sociale dell’Arcidiocesi milanese. I dieci saggi del libro sono affidati a importanti economisti, giuristi, urbanisti e sociologi italiani.

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Fabrizio Cerignale

Giornalista professionista, con in tasca un vecchio diploma da perito elettronico. Free lance e mobile journalist per vocazione, collabora da oltre trent’anni con agenzie di stampa e quotidiani, televisioni e siti web, realizzando, articoli, video, reportage fotografici. Giornalista generalista ma con una grande passione per la tecnologia a 360 gradi, da quella quotidiana, che aiuta a vivere meglio, alla robotica all’automazione.

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