La bella eccezione dei costruttori di macchine per il packaging: nel 2019 crescono fatturato e occupati

C’è un settore, l’unico, tra quelli della produzione di beni strumentali, che ha chiuso il 2019 con un aumento del fatturato: è quello dei costruttori italiani di macchine automatiche per il packaging e l’imballaggio.

Come avevamo anticipato, con un fatturato che sale sopra agli 8 miliardi di euro (8,04, precisamente), si conferma la leadership di questo ambito della meccanica “made in Italy”: la crescita su base annua del volume d’affari è del 2,2%.

È quanto emerge dall’Ottava Indagine Statistica del Centro Studi Ucima-Mecs, l’unione dei costruttori delle macchine per il confezionamento, presentata in occasione dell’assemblea annuale. Un’opportunità anche per guardare al futuro, drasticamente condizionato dagli effetti del lockdown causato dall’emergenza Covid-19.

“La maggior parte delle nostre aziende ha sempre lavorato anche durante il lockdown, ma dovremo fare i conti con il rallentamento delle attività produttive e la frenata della domanda mondiale”, ha dichiarato Enrico Aureli, Presidente uscente di Ucima. La quota dei costruttori italiani di macchine packaging che prevede un andamento positivo delle attività per i mesi a venire, come si vede nell’immagine riassuntiva, crolla al 20% (nel 2019 gli ottimisti erano la metà del campione) mentre oltre il 40% degli imprenditori stima una contrazione più o meno forte del fatturato.

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Il 2019 dei costruttori di macchine per il packaging

Come si è detto, nel 2019 il fatturato dei costruttori italiani di macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio è aumentato del 2,2% (arrivando a quota 8,04 miliardi di euro).

Lo scorso anno sono diminuite le imprese attive (-2,4% per un totale di 616 unità), soprattutto per i processi di M&A in atto: infatti il numero di occupati è salito a 33.304 addetti (+2,1%).

Come si può notare dall’immagine seguente, in otto anni (dal 2012 al 2019) i costruttori di macchine per l’imballaggio hanno aumentato di quasi il 50% il volume d’affari (partendo dai 5,5 miliardi del 2012).

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Nello stesso periodo di tempo è salito del 40% l’export (da 4,56 a 6,35 miliardi) e sono aumentati di 7.000 unità i posti di lavoro.

Nel 2019 il 79% del fatturato del settore è stato realizzato all’estero, (per un totale di 6,35 miliardi di euro), in crescita del 2,3% rispetto al 2018. Il fatturato legato al mercato interno è cresciuto dell’1,8% (a quota 1,69 miliardi).

Per quanto riguarda la destinazione delle macchine italiane per il packaging, è l’Unione Europea il principale approdo (con il 37,5%, pari a 2.383 milioni di euro, del fatturato totale). Seguono Asia, al secondo posto con un valore di 1.402 milioni di euro ed un’incidenza del 22,1%, e Nord America, con 814 milioni di euro (12,8%). Rispetto al 2018, cresce la quota di mercato legata all’Europa extra-UE (637 milioni di euro; 10% del totale) a discapito del Sud America (559 milioni di euro; 8,8%). Seguono Africa (449 milioni di euro; 7,1%) e Oceania con 107 milioni di euro (1,7%).

Nella suddivisione del fatturato tra i settori clienti, come nello scorso anno, il 2019 conferma la predominanza dell’industria alimentare (food e beverage), che incide per il 56% sul volume d’affari complessivo. Il food, in particolare, vale da solo il 29,6% del fatturato totale (2.377 milioni di euro), il beverage il 26,4% con 2.120 milioni di euro di ricavi. Il terzo posto per fatturato spetta al settore farmaceutico, con 1.475 milioni di euro di ricavi assorbito nel 2019 (18,3% del totale), seguito dalla categoria “altro” (principalmente tabacco e tissue) che pesa per un ulteriore 18,2% con 1.461 milioni di euro di macchinari acquistati e la più alta propensione all’export tra i settori a valle, pari all’84%. Infine l’industria cosmetica, che con 312 milioni di euro rappresenta il segmento di domanda più dinamico nel 2019 (+10,1%), seguito dalla chimica (292 milioni di euro, valore stabile).

La maggior parte delle 626 aziende italiane che producono macchinari per il packaging si trovano lungo l’asse della via Emilia da Piacenza a Rimini (che non a caso prende il nome di “Packaging Valley”). Distretti produttivi si trovano anche in Piemonte, Veneto e Toscana. Ben 221 aziende del settore si trovano in Emilia-Romagna (il 36% delle attività industriali, per oltre il 56% degli addetti e più del 63% del fatturato totale). Le province di Bologna, Parma e Modena realizzano in tre la metà degli 8 miliardi di giro d’affari del settore.

Del totale delle aziende la maggior parte sono di piccola dimensione (in particolare i due terzi sono rappresentati da aziende sotto i 5 milioni di euro di fatturato). Questa grossa componente però realizza solo l’8,4% del fatturato complessivo e il 5,4% dell’export. Sono infatti le realtà industriali più strutturate (appena 25 quelle sopra i 50 milioni di euro) a realizzare la fetta più grossa dei ricavi: il 58% del fatturato e il 64% delle esportazioni.

Le dimensioni aziendali condizionano notevolmente anche la redditività per dipendente: si passa dai 126.000 euro di fatturato per addetto delle imprese più piccole a oltre il doppio (281.000 euro) nelle aziende sopra i 50 milioni di fatturato, con un dato medio di 241.000 euro. Analoga la distanza dal punto di vista delle competenze: la quota di laureati (e di ingegneri in particolare) è quasi il doppio nelle aziende sopra i 50 milioni di euro di fatturato rispetto alle realtà minori.

Francesco Bruno

Giornalista professionista, laureato in Lettere all'Università Cattolica di Milano, dove ha completato gli studi con un master in giornalismo. Appassionato di sport e tecnologia, compie i primi passi presso AdnKronos e Mediaset. Oggi collabora con Dazn e Innovation Post.

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