Inflazione, i prezzi al consumo continuano a crescere: +4,8% in un anno

I prezzi al consumo continuano a crescere portando l’inflazione a livelli sconosciuti da 26 anni a questa parte.

A gennaio 2022 l’indice nazionale dei prezzi al consumo è aumentato del 4,8% rispetto a un anno fa (dal +3,9% del mese precedente) – un balzo che non si registrava dall’aprile 1996 –, e l’accelerazione si deve ai prezzi dei beni (la cui crescita passa da +5,5% a +7,1%), mentre la crescita di quelli dei servizi rimane stabile (a +1,7%); su base mensile l’inflazione registra un aumento dell’1,6%.

I beni energetici (del mercato regolamentato) trainano questa fiammata, con una crescita su base annua mai registrata prima. Ma “tensioni inflazionistiche crescenti si manifestano anche in altri comparti merceologici”, rileva l’analisi Istat. “Nonostante ciò, la componente di fondo, al netto di energetici e alimentari freschi, conferma il dato di dicembre, grazie anche al rallentamento dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti, i cui andamenti tendenziali sono ancora condizionati dalle limitazioni alla mobilità dovute alla pandemia”.

Tutto ciò è l’effetto di una serie di concause che si sommano tra loro: crescono i consumi rispetto a un 2020 pandemico e più stagnante, le famiglie tendono a spendere e a comprare come non hanno fatto nell’anno precedente e anche in quello prima, il 2019 quando è esplosa la pandemia mondiale. Allo stesso tempo salgono i prezzi delle materie prime e dell’energia, aumenti che stanno già preoccupando sia i cittadini sia le aziende e il mondo produttivo.

Per tornare a una situazione più ‘tranquilla’ e più simile a quella pre-crisi, “ci vorrà tempo”, sottolineano gli analisti, “la fiammata dei prezzi e dell’inflazione sta caratterizzando questo periodo molto particolare se paragonato al passato”, e da qui a fine anno “si naviga un po’ a vista”, ammette Federico Polidoro, responsabile del Servizio sistema integrato dell’Istat sulle condizioni economiche e i prezzi al consumo.

E aggiunge: “un temporaneo recupero dell’inflazione rispetto agli anni più bui della crisi pandemica ed economica può essere visto come un elemento positivo; se invece questa accelerazione dovesse continuare per più tempo allora sarebbe un fenomeno più preoccupante, e che potrebbe incidere anche sui risultati del Pil nazionale”.

Ecco più nel dettaglio i numeri del caro-prezzi in Italia: l’accelerazione è dovuta innanzitutto ai prezzi dei beni energetici (che passano da +29% a +38,6%; +10,7% il dato congiunturale), a causa di quelli della componente regolamentata (da +42% a +93,5%; +43% rispetto a dicembre). Accelerano in modo marcato i prezzi dell’energia elettrica nel mercato tutelato (la cui crescita passa da +44% a +103%; +48% la variazione congiunturale) e quelli del gas di città e gas naturale mercato tutelato (da +41% a +84%; +37,5% su base mensile).

I rincari dell’energia pesano non solo sulle bollette

Da segnalare l’accelerazione, anche se più contenuta, dei prezzi della componente non regolamentata (da +22% a +23,1%; +3,2% il dato congiunturale) a causa di quelli dell’energia elettrica mercato libero (da +26,4% a +32,0%; +5,1% rispetto a dicembre) e del gas di città e gas naturale mercato libero (nuovo prodotto del paniere 2022, che registra una crescita su base mensile del +10,7%). Rallentano invece i prezzi del gasolio per i mezzi di trasporto (da +23% a +20,2%; +0,9% il congiunturale), quelli della benzina (da +21,3% a +18,9%; +0,7% sul mese) e quelli degli altri carburanti (da +45,3% a +41,1%; +0,3% da dicembre).

L’andamento dell’inflazione negli ultimi 5 anni. Fonte: Istat

La stabilità della crescita dei prezzi dei servizi (+1,7%; +0,2% rispetto a dicembre) si deve ad andamenti opposti: da un lato accelerano i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,3% a +3,5%; +0,9 sul mese); dall’altro lato rallentano i prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da +3,6% a +1,4%; -1,6% il dato congiunturale) su cui si riflettono ancora le conseguenze delle limitazioni alla mobilità personale dovute alla pandemia.

La pandemia ha portato nuove variabili

Ogni anno, l’Istat rivede l’elenco dei prodotti che compongono il paniere di riferimento per la rilevazione dei prezzi al consumo. “Le novità del 2022 riflettono la costante evoluzione dei comportamenti di spesa delle famiglie ma anche l’impatto di eventi, come la pandemia, che condizionano le scelte d’acquisto e la spesa per consumi”, sottolinea Cristina Freguja, direttore centrale per le statistiche sociali e il welfare. Tra i prodotti rappresentativi dell’evoluzione nelle abitudini di spesa delle famiglie entrano nel paniere 2022: sedia da Pc, friggitrice ad aria, saturimetro, psicoterapia individuale, test sierologico, molecolare e rapido per Covid 19, Poke take away (il Poke è un piatto unico di origini hawaiane a base di pesce crudo) e streaming di contenuti musicali.

La variazione dei prezzi per settori

Invece, tra i prodotti che rappresentano consumi consolidati, entrano nel paniere, tra gli altri, il pane di ‘altre farine’ (cereali, soia, integrale), il gas di città e gas naturale mercato libero e gli occhiali da lettura senza prescrizione. Escono dal paniere 2022 compact disk e hoverboard, perché i loro consumi non sono più granché significativi.

I Big data per tracciare i consumi degli italiani

In quest’opera imponente di analisi e valutazione dei consumi e delle abitudini di spesa, il ruolo centrale è quello dei dati, alla base di tutte le elaborazioni. Si tratta di raccoglierli da molte fonti diverse, elaborarli in maniera adeguata, ricavarne indicazioni statistiche e tendenziali corrette.

Sono circa 30 milioni le quotazioni di prezzo (scanner data) provenienti ogni mese dalla Grande distribuzione organizzata (Gdo), utilizzate nel 2022 per stimare l’inflazione; una massa di 392mila sono raccolte sul territorio dagli uffici comunali di statistica, oltre 100mila dall’Istat direttamente o attraverso fornitori di dati; più di 68mila sono le quotazioni provenienti dalla base dati dei prezzi dei carburanti del Ministero dello Sviluppo economico.

Cattura automatica dei dati (web scraping) e grandi fornitori

Gli scanner data provenienti dai diversi canali della Gdo sono raccolti da un campione di circa 4mila punti vendita, appartenenti a 21 grandi catene della distribuzione al dettaglio e rappresentativi dell’intero territorio nazionale Riguardano prodotti alimentari lavorati e per la cura della casa e della persona, e rappresentano il 13% del paniere complessivo. Da gennaio 2022 anche circa un milione e mezzo di dati dei canoni di affitto di abitazioni private – della base dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle entrate – contribuiscono mensilmente alla stima dell’inflazione.

Per fare tutto ciò, l’Istati utilizza anche tecniche di cattura automatica dei dati (web scraping) dalla rete Internet o acquisendoli da grandi fornitori di dati. L’Istituto nazionale di statistica utilizza quindi Big data e analytics da una galassia di fonti diverse ed eterogenee, e per realizzare analisi e report sempre più approfonditi e precisi la capacità di calcolo dei sistemi e applicazioni di intelligenza artificiale sono anche in questo caso ‘ferri del mestiere’ imprescindibili.

Da rilevare che, al momento in cui questo articolo viene pubblicato online, alcune pagine web del sito Istat riportano: “a causa di tentativi di attacco informatico avvenuti in questi giorni ai sistemi informatici pubblici si è reso necessario chiudere temporaneamente il sito per consentirne la messa in sicurezza”. L’ennesima riprova – anche se non ce n’era bisogno – che Big data, analytics, capacità di calcolo e intelligenza artificiale sono essenziali nel mondo tecnologico e digitale, ma è altrettanto importante la sicurezza dei dati e dei sistemi.

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Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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