IoT, machine learning e intelligenza artificiale per la sicurezza dei lavoratori

Misurare i parametri vitali del lavoratore e dell’ambiente nel quale opera, analizzarli in tempo reale per segnalare pericoli immediati al lavoratore o al suo supervisore tramite app e, infine, mettere i dati a disposizione di un sistema cloud-based per ulteriori analisi complesse che incrocino questi parametri per trarne informazioni utili. È questo il “metodo” che IBM ha sviluppato con la sua soluzione IoT Safer Workplace, di cui sono già disponibili delle demo funzionanti, mostrate a Milano in occasione dell’evento IBM Think Milan.

Il tema della sicurezza del lavoro è uno degli ambiti applicativi che possono maggiormente beneficiare delle tecnologie IoT, da sensori connessi in grado di misurare, monitorare e comunicare dati rilevanti sulla salute del lavoratore e sulle condizioni nelle quali opera. L’obiettivo – nemmeno a dirlo – è prevenire, quando possibile, gli incidenti e rendere tempestivo l’intervento nel caso in cui si questi si dovessero verificare.

Uno “scudo” a difesa del lavoratore

Il compito di difendere il lavoratore spetta alla parte “intelligente” del sistema, che IBM ha denominato Shield. Gli shield sono stati sviluppati da IBM, ma il codice è aperto e possono essere personalizzati dagli utilizzatori. Ciascuno shield è dedicato a una funzione specifica, dalla più semplice – come ad esempio misurare il battito cardiaco del lavoratore o la presenza di gas nell’ambiente – alla più complessa, come incrociare dati diversi per prevedere possibili condizioni di pericolo.

Alcuni di questi algoritmi, quelli che devono dare una risposta immediata al pericolo, girano in locale, sui dispositivi che l’operatore porta con sé, ad esempio uno smartphone. Altri invece – quelli dedicati alle analisi più complesse – girano su cloud, andando in pasto all’intelligenza di Watson per offrire indicazioni basate sull’analisi incrociata di dati di origine diversa per suggerire potenziali combinazioni pericolose.

Una app, disponibile in diverse versioni, si occupa della gestione dei dati da presentare al lavoratore o al supervisore.

Il nodo della privacy

Se finora queste soluzioni non hanno ancora trovato un impiego diffuso non è soltanto per una questione di maturità tecnologica. Esiste infatti una diffusa preoccupazione che questi strumenti possano diventare una forma di controllo del lavoratore (il caso Amazon insegna). Ma IBM ha pensato anche a questo: i dati infatti possono essere anonimizzati (per esempio quando vanno in cloud per le analisi di alto livello) oppure essere cancellati in locale dopo un determinato periodo di tempo.

Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo della sezione milanese di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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